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«Caro ragazzo quest’anno cercati un’altra squadra»

di Massimo Sesena
«Caro ragazzo quest’anno cercati  un’altra squadra»

È il tenore delle lettere inviate in queste settimane a un gruppo di tesserati quattordicenni di un club cittadino

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REGGIO EMILIA. Se fossimo in fabbrica quelle lettere avrebbero un nome. Lettere di licenziamento. Peccato che non si sia in fabbrica ma su un campo di calcio e le “maestranze” abbiano appena quattordici anni. 
 
«Pur con grande dispiacere – dice la lettera recapitata ad alcuni ragazzi di una importante società reggiana – in virtù del fatto che per quanto riguarda la categoria giovanissimi (annate 2002-2003, millenials si chiamano oggi, ndr) la squadra sarà una sola, così anche quelle che riguardano la categoria allievi, siamo costretti ad esprimere le notevoli difficoltà da parte nostra nel garantire una continuità nel rapporto di collaborazione tecnica con il ragazzo». 
 
Un giro di parole degno di un contorsionista della lingua italiana. Un Briatore nel calcio se la sarebbe cavata con uno spiccio “Sei fuori!” perché questo dicono quelle righe in brutto italiano spedite a casa di alcuni ragazzi qualche giorno fa. 
 
L’imbarazzo c’è, ci mancherebbe, così come il magone trasuda da quelle righe: «Non è facile – dice sempre la lettera – trovare il miglior modo per comunicare queste decisioni, mille sono le medicine, ma la nostra esperienza ci insegna che è estremamente necessario trovare una soluzione che sappia realizzare le esigenze del ragazzo, che devono essere migliori di quelle che si presentano nella nostra società».
 
Tradotto: ci arrendiamo. Quello che avevamo vagheggiato quando avete iscritto vostro figlio, oggi non possiamo mantenerlo più. Problemi di costi e organizzativi. Così va il mondo delle scuole calcio, anche di quelle di Reggio Emilia dove se un bimbo vuole fare calcio non ha che l’imbarazzo della scelta: ci sono scuole calcio dappertutto, in città e in provincia, in collina e nella Bassa.
 
Le più fortunate hanno da sempre impianti in gestione su cui campeggiano slogan da libro cuore e – perché fa figo – lo scudetto della Reggiana calcio accanto a quello della società che in questo caso non si fa scrupoli di millantare il ruolo di società satellite. Tutto marketing, tutte mosse per accaparrarsi il maggior numero di baby iscritti. Del resto, che scuola calcio sarebbe se non accogliesse tutti? E così è, praticamente ovunque, almeno fino alla categoria degli esordienti. 
 
Poi, scatta qualcosa. Improvvisamente i costi (dei campionati) diventano insostenibili e le “scremature” (delle squadre) «dolorose» ma «inevitabili». Difficile pensare che le quote di iscrizione annuali non bastino a garantire l’iscrizione a un campionato.
 
Anche se nella lettera ai genitori dei giocatori licenziati il riferimento è esplicito: «La formula di fare più squadre risulta una strada molto impegnativa sul piano organizzativo ed economico». Al punto che «pur apprezzando la necessaria partecipazione con la quota di iscrizione i costi gestionali sono di gran lunga superiori, costi fino ad ora sostenuti da sponsor, pubblicità e interventi diretti dei dirigenti affinché i bilanci risultino in equilibrio».
 
Sarà davvero così? Sono così elevati i costi di una iscrizione ai campionati giovanili? È davvero difficile da credere. 
 
Ecco, allora quel qualcosa che scatta, finendo per interrompere bruscamente il percorso di crescita calcistica di un ragazzo, ha un nome: si chiama selezione. Una fregola che prende tutti, allenatori, dirigenti e persino quei poveri illusi dei genitori. Sì, quelli che tutto l’anno scarrozzano il loro messi-in-potenza in lungo e in largo per la provincia quando non addirittura per la regione. Ma soprattutto prende le società dilettantistiche che improvvisamente abdicano al ruolo sociale per sfornare talenti.
 
O meglio: per cercare di sfornare talenti. Perché qua il discorso si complica e tutti questi sforzi verso la selezioni si perdono in risultati che rasentano lo zero. Zero o giù di lì sono i giocatori che negli ultimi vent’anni le società reggiane hanno dato al calcio professionistico. Ma questo poco importa: la società dilettantistica X ha deciso che deve fare selezione. Manco fosse la Reggiana o il Sassuolo. 
 
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