le motivazioni
«Non c’era più fiducia nel mio lavoro»
L’ex tecnico degli Allievi Paolo Beretti spiega il suo allontanamento
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REGGIO EMILIA. Sei anni come allenatore del settore giovanile, la squadra per cui fa il tifo da sempre. Due volte negli ultimi tre anni alle finali nazionali con la squadra degli Allievi e, nell’ultima stagione, dopo aver portato i giovani granata alla Final Four, si è fermato in semifinale. Tutto questo però non è bastato a Paolo Beretti per essere confermato all’interno del club in questo momento di transizione: «Non me l’aspettavo - esordisce Beretti - però voglio dire grazie alla Reggiana per questi sei anni fantastici, in cui mi è stato possibile conseguire anche il patentino Uefa A oltre a molti risultati positivi sul campo. Quando sono stato chiamato credevo che mi volessero affidare la Berretti dopo la partenza di Zanetti, invece mi hanno detto che non avrei più fatto parte del club». Reggiana che sta vivendo un momento di passaggio: «Sono state fatte delle scelte e, probabilmente, sono state tenute le persone sulle quali c’è maggior fiducia. Non voglio pensare che sia un problema di soldi, perché se il problema sono io allora il futuro del club per cui faccio il tifo da sempre mi preoccupa». L’aria di cambiamento si è iniziata a sentire quando è stato scelto di allontanare Sergio Mezzina: «Dopo il lavoro di anni in questa stagione il settore giovanile della Reggiana aveva raggiunto dei risultati incredibili e, per costruire, ci vuole tempo. Credo che con l’allontanamento di Mezzina sia stata fatta una linea di demarcazione. Si stava da una parte o dall’altra». Una scelta che parte dall’alto: «La cosa mi è stata comunicata dal nuovo responsabile del settore giovanile, però sono certamente scelte che gli sono state imposte da sopra. Si è scelto di ridurre il budget destinato al settore giovanile e le squadre, però credo che una voce in capitolo ce la devono avere anche i responsabili del vivaio, che hanno definito i nuovi organici delle squadre».
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