Wimbledon riposa in attesa delle grandi sfide
Tennis. Oggi si torna in campo. Il giardiniere capo del torneo: «Erba messa a dura prova dal caldo»
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LONDRA (Inghilterra). Niente tennis, è domenica: a Wimbledon impera la tradizione che vuole il riposo al termine della prima settimana, in attesa degli ottavi di finale di lunedì. Una consuetudine che solo in quattro edizioni, funestate dalle cattive condizioni climatiche della prima settimana, è stata infranta: 1991, 1997, 2004 e lo scorso anno.
Eccezioni nella ultracentenaria storia del più antico e prestigioso torneo dello Slam, che quest'anno raggiunge la 131esima edizione. Ma la cui nascita risale - il compleanno era ieri - a 140 anni fa. Era infatti il 9 luglio 1877 quando 22 gentiluomini con l'hobby del tennis, rigorosamente dilettanti, si sfidavano, di bianco vestiti, a Warple Road, ben distante dall'attuale sede in Church Road.
Ciascuno si era autotassato (uno scellino) per finanziare il montepremi, equivalente a 14 guinee. Un’inezia se paragonata al premio che attende il vincitore di quest'anno, superiore ai due milioni di sterline. Vinse tale Spencer Gore, il primo ad avere l'intuizione che sull’erba si deve attaccare a rete, e non rincorrere a fondo campo.
Da allora il torneo, e con esso il tennis, è completamente cambiato. Regole e racchette, preparazione atletica e impostazione tecnico-tattica. Ma soprattutto l'avvento del professionismo, l'era Open, inaugurata mezzo secolo fa ancora una volta a Wimbledon.
Ultimo bastione della tradizione eppure con una perenne vocazione all'innovazione. Un torneo, era il 1977, che ha rappresentato il preludio alla vera e propria rivoluzione avvenuta l'anno successivo. Se quest'anno il tabellone femminile è più aperto che mai a qualsiasi risultato, in assenza delle migliori, quello maschile si avvia inesorabilmente alle semifinali più scontate, tra i migliori quattro, Murray, Nadal, Djokovic, Federer. Dai Fab Four non si prescinde, men che mai all'All England Club, il tempio del tennis, la casa dei maestri.
Intanto ieri Neil Stubley, giardiniere capo dell'All England Club, ha risposto alle accuse di questi giorni: «Dai dati che abbiamo raccolto ci risulta che i campi sono in linea con la qualità dell'erba degli anni passati. L'erba però non è abituata a questo caldo e allora dobbiamo bagnarli il più possibile per tenerli idradati».
Eccezioni nella ultracentenaria storia del più antico e prestigioso torneo dello Slam, che quest'anno raggiunge la 131esima edizione. Ma la cui nascita risale - il compleanno era ieri - a 140 anni fa. Era infatti il 9 luglio 1877 quando 22 gentiluomini con l'hobby del tennis, rigorosamente dilettanti, si sfidavano, di bianco vestiti, a Warple Road, ben distante dall'attuale sede in Church Road.
Ciascuno si era autotassato (uno scellino) per finanziare il montepremi, equivalente a 14 guinee. Un’inezia se paragonata al premio che attende il vincitore di quest'anno, superiore ai due milioni di sterline. Vinse tale Spencer Gore, il primo ad avere l'intuizione che sull’erba si deve attaccare a rete, e non rincorrere a fondo campo.
Da allora il torneo, e con esso il tennis, è completamente cambiato. Regole e racchette, preparazione atletica e impostazione tecnico-tattica. Ma soprattutto l'avvento del professionismo, l'era Open, inaugurata mezzo secolo fa ancora una volta a Wimbledon.
Ultimo bastione della tradizione eppure con una perenne vocazione all'innovazione. Un torneo, era il 1977, che ha rappresentato il preludio alla vera e propria rivoluzione avvenuta l'anno successivo. Se quest'anno il tabellone femminile è più aperto che mai a qualsiasi risultato, in assenza delle migliori, quello maschile si avvia inesorabilmente alle semifinali più scontate, tra i migliori quattro, Murray, Nadal, Djokovic, Federer. Dai Fab Four non si prescinde, men che mai all'All England Club, il tempio del tennis, la casa dei maestri.
Intanto ieri Neil Stubley, giardiniere capo dell'All England Club, ha risposto alle accuse di questi giorni: «Dai dati che abbiamo raccolto ci risulta che i campi sono in linea con la qualità dell'erba degli anni passati. L'erba però non è abituata a questo caldo e allora dobbiamo bagnarli il più possibile per tenerli idradati».
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