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L’addio di Pagliani al calcio dilettanti

L’addio di Pagliani al calcio dilettanti

Il giocatore: «Lascio dopo 20 anni, gli ultimi in un’isola felice come San Prospero 

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REGGIO EMILIA. Matteo Pagliani appende le scarpette al chiodo. La decisione a trentotto anni, con quasi un ventennio di calcio giocato.

Il centrocampista ha chiuso la carriera nel San Prospero Correggio, dove ha militato nelle ultime quattro stagioni. «È una scelta legata principalmente all'età - ammette il mediano - dopo aver messo sul piatto della bilancia i pro ed i contro. E di recente, quest'ultimi erano di gran lunga diventati superiori. Diversi anche gli acciacchi, tra allenamenti e partite. La Prima categoria è tosta, richiede un impegno importante sia a livello fisico che mentale. Ultimamente stavo trovando anche meno spazio, di conseguenza non mi stavo divertendo come in passato. Ne ho parlato con mia moglie, è stata una decisione condivisa anche con lei».

Gli inizi a Novellara, la chiusura al San Prospero Correggio.

«Ho cominciato a sedici anni, nella squadra del mio paese. Da Novellara una breve parentesi alla Sammartinese, negli Juniores Regionali. Poi Gualtierese, dopo il servizio militare. Da qui la mia ascesa personale in categoria, dalla Terza alla Seconda e poi alla Prima con Virtus Mandrio e Gonzaga. Sono arrivato a giocare anche in Promozione, con il Fabbrico. Smetto dopo quattro anni al San Prospero Correggio, veramente un ambiente stupendo».

Cosa ricorda in particolare?

«A livello di successi, ne sono arrivati alla Gualtierese. Ma storici sono anche quelli raggiunti con il San Prospero Correggio, in cui in pochi da fuori credevano possibili. Per quanto riguarda gli allenatori, ricordo con affetto tutti quelli che ho avuto, non faccio nomi per non fare torto a nessuno».

Ma con il calcio ha proprio chiuso?

«Ora voglio prendermi un attimo di pausa, anche per capire se senza calcio posso starci oppure no. Anche mia moglie smette di giocare, avremo qualche domenica libera per fare dell'altro. Mi stuzzica l’idea degli Amatori, oppure di iniziare qualche altro sport. Mia moglie allena delle bambine, mi ha già chiesto di andare a dare una mano. Sinceramente non mi sento ancora pronto, ora devo più che altro abituarmi all'idea di avere smesso».

Un ultimo saluto al San Prospero Correggio?

«Esco dal calcio dilettantistico con il sorriso, per merito proprio di questa splendida società. Ma attenzione perché al mercoledì sera potrei presentarmi per le partitelle. San Prospero Correggio è un isola felice a livello di rapporti umani e di persone che ne fanno parte, ci tengo a dirlo nei confronti dei più giovani. (l.c.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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