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Kubica torna in pista: l’incubo è finito

Kubica torna in pista: l’incubo è finito

Formula 1. Test con la Renault a Budapest dopo il tragico incidente del 2011

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ROMA. Robert Kubica, polacco di Cracovia, era già più di un talento emergente il 14 novembre 2010, giorno in cui tagliando il traguardo del gran premio di Abu Dhabi, al volante della Renault R30, concludeva la sua quinta stagione tra le monoposto, con 136 punti che gli valevano l'ottavo posto in classifica. Ad appena 26 anni, fresco di rinnovo con la scuderia francese per altri due, non poteva immaginare che quella sarebbe stata la sua ultima gara in Formula 1. La passione per le quattro ruote lo avrebbe tradito pochi mesi dopo, il 6 febbraio 2011, mentre partecipava al rally Ronde di Andora, nel savonese. Kubica perse il controllo della sua Skoda che si schiantò contro un guardrail. La barra di metallo perforò come un ariete la vettura in tutta la sua lunghezza causandogli una frattura alla gamba destra, un'emorragia interna e lesioni multiple alla mano, alla spalla e al braccio destro. Carriera finita, fu quasi subito il responso dei medici, una sentenza pesante e - fino a ieri - definitiva. Kubica torna in pista oggi, all'Hungaroring, per riannodare un filo che lui, invece, non si è mai rassegnato a considerare spezzato del tutto. Intanto ha passato i test di idoneità: «Mi sembra lo stesso paddock che ho lasciato sei anni fa».

Dopo aver superato brillantemente varie prove con vetture non di ultima generazione, si cimenterà al volante di una Renault RS17. Fedele ad una promessa che aveva fatto a se stesso, prima che ai suoi tifosi: «Se mi vedrete di nuovo in un paddock di F1, sarà solo con il casco in mano». Sembravano le parole di un ex che non vuole accettare la realtà. Con la forza di volontà - dopo aver subito diverse operazioni - le ha trasformate nell'emblema della sua vittoria sulla sfortuna. Oltre che la tenacia, è stata la fede ad aiutarlo ad andare avanti. Devotissimo di Giovanni Paolo II - tanto da correre con il suo nome sul casco - Kubica già una volta aveva schivato la morte, il 10 giugno 2007, sul circuito di Montreal, quando la sua Sauber si era schiantata su un muretto a 300 km l'ora. Uscito illeso da l'urto violentissimo, aveva commentato: «È un miracolo». E dopo l'incidente del 2011 dalla sua Cracovia era arrivata una reliquia di papa Wojtyla: una goccia di sangue ed un pezzo di stoffa di un abito. Ora Kubica insegue quello che sarebbe un altro miracolo: tornare in pista da pilota vero.

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