Bolt saluta con una sconfitta: è solo terzo
Mondiali di atletica a Londra: nell’ultima gara individuale della carriera il giamaicano battuto da Gatlin e Coleman
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LONDRA. Congedo amaro per Usain Bolt dalle gare individuali. Ai Mondiali di atletica di Londra l’uomo più veloce di sempre è stato bruciato nei 100 dallo statunitense Justin Gatlin che ha fatto segnare 9’’92 davanti al connazionale Christian Coleman (9’’94). Solo terzo il giamaicano in 9’’95. La leggenda giamaicana è stata comunque osannata dal pubblico, che l’ha applaudito fino alla fine.
Nove azzurri oggi in gara, compresi l'oro europeo Daniele Meucci e l'altro maratoneta Stefano La Rosa che alle 11.55 cercano gloria. Nonostante il dominio africano, in casa Fidal c'è chi spera in un'impresa di Meucci e fa perfino sogni da podio. Però l'ingegnere toscano frena, memore di quanto gli è successo l'anno scorso all'Olimpiade. «Rio non è finita come avrei voluto - ricorda Meucci -. Dopo i primi 5 chilometri ho sentito una fitta al calcagno, che ho appurato dopo essere una microfrattura. L'esperienza dei Giochi mi ha insegnato che l'atletica è uno sport imprevedibile: ti puoi preparare, essere al 100% nel giorno che hai sognato per una vita intera, eppure qualcosa può andare storto comunque. Si corre col cuore ma non solo: il corpo deve essere integro per permettertelo». Un infortunio seguito da una delicata ripresa. «Ero molto deluso - spiega Meucci - ma sono andato avanti dopo essere rimasto fermo ai box per tre mesi. Finalmente a dicembre ho ripreso con gli allenamenti, febbraio l'ho passato in altura in Eritrea e poi sono rientrato nei cross. Ho corso la Maratona di Rimini per ottenere il crono necessario ad essere qui». Cosa succederà nella maratona mondiale? «Le previsioni sulle maratone sono come le previsioni del tempo - risponde -: puoi dire che ci sarà il sole ma poi magari piove. La gara va corsa». Nella capitale britannica il keniano Daniel Wanjiru ha vinto in aprile e vi ritorna per raccogliere l'eredità dell'oro olimpico di Eliud Kipchoge, assente. Tanti i pretendenti a ben figurare, a iniziare dall'altro keniano Kirui e dagli etiopi guidati da Tamirat Tola. Mire di alto profilo anche per lo scozzese Hawkins. Le belle storie del Mondiale, mai troppe, potrebbero arricchirsi del capitolo Kawauchi, capitano del Giappone e celeberrimo per una decade di semiprofessionismo, che sogna la gara della vita, proprio come Meucci. Nel pomeriggio la maratona femminile. La keniana Edna Kiplagat cercherà l'impresa mai riuscita a nessuna, il terzo titolo mondiale nella maratona dopo quelli di Daegu e Mosca. Per centrare il traguardo dovrà superare la sensazionale concorrenza delle etiopi, soprattutto Mare Dibaba e Berhane Dibaba, del trio del Bahrain Eunice Kirwa, Eunice Chumba e Rose Chelimo, e delle altre keniane Helah Kiprop e Flomena Cheyech.
Nove azzurri oggi in gara, compresi l'oro europeo Daniele Meucci e l'altro maratoneta Stefano La Rosa che alle 11.55 cercano gloria. Nonostante il dominio africano, in casa Fidal c'è chi spera in un'impresa di Meucci e fa perfino sogni da podio. Però l'ingegnere toscano frena, memore di quanto gli è successo l'anno scorso all'Olimpiade. «Rio non è finita come avrei voluto - ricorda Meucci -. Dopo i primi 5 chilometri ho sentito una fitta al calcagno, che ho appurato dopo essere una microfrattura. L'esperienza dei Giochi mi ha insegnato che l'atletica è uno sport imprevedibile: ti puoi preparare, essere al 100% nel giorno che hai sognato per una vita intera, eppure qualcosa può andare storto comunque. Si corre col cuore ma non solo: il corpo deve essere integro per permettertelo». Un infortunio seguito da una delicata ripresa. «Ero molto deluso - spiega Meucci - ma sono andato avanti dopo essere rimasto fermo ai box per tre mesi. Finalmente a dicembre ho ripreso con gli allenamenti, febbraio l'ho passato in altura in Eritrea e poi sono rientrato nei cross. Ho corso la Maratona di Rimini per ottenere il crono necessario ad essere qui». Cosa succederà nella maratona mondiale? «Le previsioni sulle maratone sono come le previsioni del tempo - risponde -: puoi dire che ci sarà il sole ma poi magari piove. La gara va corsa». Nella capitale britannica il keniano Daniel Wanjiru ha vinto in aprile e vi ritorna per raccogliere l'eredità dell'oro olimpico di Eliud Kipchoge, assente. Tanti i pretendenti a ben figurare, a iniziare dall'altro keniano Kirui e dagli etiopi guidati da Tamirat Tola. Mire di alto profilo anche per lo scozzese Hawkins. Le belle storie del Mondiale, mai troppe, potrebbero arricchirsi del capitolo Kawauchi, capitano del Giappone e celeberrimo per una decade di semiprofessionismo, che sogna la gara della vita, proprio come Meucci. Nel pomeriggio la maratona femminile. La keniana Edna Kiplagat cercherà l'impresa mai riuscita a nessuna, il terzo titolo mondiale nella maratona dopo quelli di Daegu e Mosca. Per centrare il traguardo dovrà superare la sensazionale concorrenza delle etiopi, soprattutto Mare Dibaba e Berhane Dibaba, del trio del Bahrain Eunice Kirwa, Eunice Chumba e Rose Chelimo, e delle altre keniane Helah Kiprop e Flomena Cheyech.
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