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LA STORIA

"Perché ho smesso con il calcio giocato"

di Juri Panciroli
"Perché ho smesso con il calcio giocato"

Andrea Catellani, l'ultimo talento calcistico cresciuto a Reggio Emilia racconta cosa lo ha portato alla decisione shock di abbandonare il calcio professionistico a soli 29 anni

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REGGIO EMILIA. «Mi hanno diagnosticato un blocco atrioventricolare rarissimo, il 90% delle persone non se ne accorge se non fa attività fisica ad alti livelli e questa aritmia non viene registrata. E’ comparsa negli ultimi esami perché si sviluppa intorno ai 30 anni».


Andrea Catellani, l’ultimo vero talento uscito dalla cantera granata domenica era sugli spalti del Picco, nelle vesti di doppio ex. E di spettatore, perché da qualche settimana il destino lo ha costretto a questa condizione, mettendo prematuramente fine alla sua carriera di calciatore. «Il mio cuore è sanissimo però c’è una condizione elettrica che fa sì che ogni tanto salti un battito, mi hanno spiegato che rischierei uno svenimento, ma le regole della medicina sportiva sono queste quindi va bene così».

Certo sentirsi sano ed essere costretto a smettere non deve essere facile...
«No, non lo è ma non faccio nemmeno un dramma: posso fare la vita di sempre e se un po’ di delusione c’è, riconosco che a 29 anni ho ricevuto molto dal calcio e ora potrò crearmi una nuova vita».


Andrea Catellani, un reggiano Doc fra i protagonisti della cavalcata che ha riportato la Reggiana in C1 dopo gli anni del post-fallimento, sabato era al ”Picco” col cuore, il muscolo che lo ha tradito, diviso a metà.
«Facevo fatico a tifare perché sono le due città della mia vita: a Reggio sono cresciuto, lì restano le mie radici e ci sarò sempre eternamente legato, La Spezia mi ha adottato come calciatore ed ora vivo a Lerici con un rapporto speciale con la gente, oltre a vedermi sempre con Vito Grieco».


Peccato, non la vedremo più in maglia granata.
«Giocare nella propria città non è mai facile ma allo stato attuale non lo vedevo comunque come una cosa possibile».

Ora cosa farà?
«A settembre inizierò il corso da direttore sportivo e adesso lavoro col ds Superbi dell’Entella».
Spezia-Reggiana: che gara ha visto?
«Lo Spezia è squadra quadrata e di categoria superiore, ha tenuto il campo benissimo e gestito bene la gara mentre la Reggiana è stata un po’ rinunciataria perchè ha giocatori per imporre il suo gioco perciò doveva valorizzare e coinvolgere di più Cesarini. Osare di più, invece con la difesa a cinque è stata troppo rinunciataria. Dopo un inizio equilibrato e senza occasioni dalle due parti, dal vantaggio lo Spezia ha gestito bene la gara e la Reggiana non ha mai reagito, strano per una squadra con un asse centrale Genevier-Cesarini che nessuno ha in categoria e che può fare la differenza».


Ha visto i gironi? Che chances ha la Regia?
«Ci sono diverse squadre attrezzate ma nessuna che ammazzerà il campionato e fino alla fine se la giocheranno insieme alla Reggiana, oltre a qualche outsider. Padova e Pordenone sono quelle da tenere più sotto controllo».

Chi è il Catellani di questa Reggiana?
«Ho un debole per Cesarini e se devo indicare uno che mi assomiglia dico lui pur con qualche piccola differenza».
Ecco perché vuole portarlo all’Entella…
«Non daremo fastidio alla Reggiana perché alla fine vorrei ritrovarla in Serie B, pubblico e città se lo meritano».

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