«A settembre sarò pronto: ho tanto da dire in serie A»
di Riccardo Bellelli
Basket, il reggiano Luca Campani è in via di recupero dopo il lungo infortunio «Sto seguendo il mercato della Grissin Bon: giusto puntare sui giovani italiani»
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REGGIO EMILIA. Finalmente Luca Campani inizia a vedere la luce in fondo al tunnel; l’ala di origini reggiane nell’ultima stagione ha vestito la maglia di Varese pur passando il grosso del tempo in infermeria a causa di problemi che hanno comportato diverse operazioni al ginocchio sinistro.
L’ultima della serie è stata a giugno e si spera sia quella risolutiva.
«Finalmente pare che abbiamo trovato dov’era il problema e che sia stato risolto. Ho fatto molta riabilitazione e ora mi sto dedicando al tono muscolare. Verso metà settembre dovrei essere finalmente a posto».
Come ha vissuto questa lunga pausa?
«Ci è voluta tanta pazienza, e ce ne vorrà ancora un po’ ma voglio essere positivo e guardare avanti».
È in contatto con qualche club?
«No. Arrivo da 6 mesi di stop, ora mi devo sistemare al 100% poi vedrò. Ormai i roster sono fatti, ma spero che tra qualche mese ci siano delle opportunità. Mi auguro di trovare in serie A ovviamente, ho ancora tanto da dire nella massima serie».
A proposito di Serie A, come vede la Grissin Bon?
«Mi sembra che abbia fatto un progetto sui giovani e questo mi piace. Gente come Candi e Mussini rappresenta il meglio che il basket italiano può offrire. Avranno bisogno di sbagliare per crescere, bisogna dargli tempo. Forse l’obiettivo immediato non potrà essere la finale scudetto, ma la società si è assicurata il futuro».
Ai tifosi però questo ridimensionamento sta facendo storcere un po’ il naso.
«Ho sentito tanti tifosi criticare il mercato ma secondo me han fatto una buona scelta. Ormai Reggio è l’unica a puntare pesantemente su giovani italiani, dovrebbero farlo anche altri. Trento è tra le poche che sta seguendo l’esempio. Le altre società non danno il tempo ai ragazzi di sbagliare, ma guardate Iannuzzi per esempio. Ha giocato per tanto tra A2 e serie B, poi Capo d’Orlando gli ha dato un’opportunità e lui ha giocato un buon campionato, compiendo il salto di qualità. Sono convinto che ci siano tanti ragazzi come lui, che però non hanno spazio».
Quest’anno tornerà anche il derby con la Virtus Bologna, come lo vede?
«Per il movimento è un bene che ci siano questi club storici in serie A ed è bello che torni il derby. Certo la Virtus non è tornata in punta di piedi, ha preso Pietro Aradori e Alessandro Gentile che sono due degli italiani più forti del campionato aggiungendoli ad un roster interessante. In più leggo che stanno trattando stranieri da Eurolega, di sicuro vogliono fare le cose in grande. Spero che anche altre piazze storiche tornino ai massimi livelli come Treviso, Siena e Fortitudo».
È sparita invece Caserta, un altro club storico. Come vede lo stato di salute del movimento?
«La scomparsa di Caserta non è un bel segnale, ma in Serie A capita di rado. Nelle categorie minori invece disastri simili capitano abitualmente con tante società che non riescono a tirare avanti. È grave, ma vedo che con la crisi ci sono sempre meno sponsor e quindi meno soldi. Pare che solo il calcio non sia stato toccato. Questo penalizza tutto il sistema perché con meno soldi le società non investono nel vivaio trovando più conveniente prendere un giovane straniero. Se non ci sarà una ripresa e maggiori investimenti, continuerà ad essere dura».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
L’ultima della serie è stata a giugno e si spera sia quella risolutiva.
«Finalmente pare che abbiamo trovato dov’era il problema e che sia stato risolto. Ho fatto molta riabilitazione e ora mi sto dedicando al tono muscolare. Verso metà settembre dovrei essere finalmente a posto».
Come ha vissuto questa lunga pausa?
«Ci è voluta tanta pazienza, e ce ne vorrà ancora un po’ ma voglio essere positivo e guardare avanti».
È in contatto con qualche club?
«No. Arrivo da 6 mesi di stop, ora mi devo sistemare al 100% poi vedrò. Ormai i roster sono fatti, ma spero che tra qualche mese ci siano delle opportunità. Mi auguro di trovare in serie A ovviamente, ho ancora tanto da dire nella massima serie».
A proposito di Serie A, come vede la Grissin Bon?
«Mi sembra che abbia fatto un progetto sui giovani e questo mi piace. Gente come Candi e Mussini rappresenta il meglio che il basket italiano può offrire. Avranno bisogno di sbagliare per crescere, bisogna dargli tempo. Forse l’obiettivo immediato non potrà essere la finale scudetto, ma la società si è assicurata il futuro».
Ai tifosi però questo ridimensionamento sta facendo storcere un po’ il naso.
«Ho sentito tanti tifosi criticare il mercato ma secondo me han fatto una buona scelta. Ormai Reggio è l’unica a puntare pesantemente su giovani italiani, dovrebbero farlo anche altri. Trento è tra le poche che sta seguendo l’esempio. Le altre società non danno il tempo ai ragazzi di sbagliare, ma guardate Iannuzzi per esempio. Ha giocato per tanto tra A2 e serie B, poi Capo d’Orlando gli ha dato un’opportunità e lui ha giocato un buon campionato, compiendo il salto di qualità. Sono convinto che ci siano tanti ragazzi come lui, che però non hanno spazio».
Quest’anno tornerà anche il derby con la Virtus Bologna, come lo vede?
«Per il movimento è un bene che ci siano questi club storici in serie A ed è bello che torni il derby. Certo la Virtus non è tornata in punta di piedi, ha preso Pietro Aradori e Alessandro Gentile che sono due degli italiani più forti del campionato aggiungendoli ad un roster interessante. In più leggo che stanno trattando stranieri da Eurolega, di sicuro vogliono fare le cose in grande. Spero che anche altre piazze storiche tornino ai massimi livelli come Treviso, Siena e Fortitudo».
È sparita invece Caserta, un altro club storico. Come vede lo stato di salute del movimento?
«La scomparsa di Caserta non è un bel segnale, ma in Serie A capita di rado. Nelle categorie minori invece disastri simili capitano abitualmente con tante società che non riescono a tirare avanti. È grave, ma vedo che con la crisi ci sono sempre meno sponsor e quindi meno soldi. Pare che solo il calcio non sia stato toccato. Questo penalizza tutto il sistema perché con meno soldi le società non investono nel vivaio trovando più conveniente prendere un giovane straniero. Se non ci sarà una ripresa e maggiori investimenti, continuerà ad essere dura».
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