Lo sport entra nel piano di riqualificazione
Il quartiere cittadino è oggetto di un più generale progetto di rigenerazione degli edifici esistenti
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REGGIO EMILIA. Rigenerazione. Questa l’ispirazione del progetto che è già partito nella zona di Santa Croce e che, negli anni, andrà a coinvolgere gli stabilimenti fatiscenti delle ex Officine Reggiane oltre ai capannoni industriali dell’area attigua alle Reggiane stesse.
In particolare, i luoghi che sono destinati a essere riconvertiti e riqualificati prossimamente sono, nei piani, l’ex mangimificio Caffarri, i capannoni dismessi di via Flavio Gioia ai numeri civici 22 e 24. Già concluso, invece, il lavoro sull’ex Maffia. L’edificio di viale Ramazzini 33 ha rappresentato una tappa importante del progetto. Dopo i lavori, l’edificio ospita ora la nuova sede della cooperativa sociale Anemos e sarà utilizzato per ospitare il Centro terapeutico occupazionale (Cto) per persone disabili, nell’ambito del progetto “Reggio Emilia senza barriere”.
In una delle strutture abbandonate di Santa Croce troverà inoltre sede la compagnia teatrale MaMiMò che lì trasferirà la sala prove e il magazzino dei costumi.
Oltre al sociale e alla cultura, quindi, nell’area da riqualificare esisterà anche una dimensione sportiva con l’allestimento del campo indoor per l’atletica.
Riguardo agli interventi nel quartiere di Santa Croce, secondo gli amministratori cittadini, occorrerà soprattutto fare in modo che l’effetto rigenerativo degli spazi abbandonati si traduca in un effetto rigenerativo per le comunità che le abitano, non necessariamente attraverso gli stessi linguaggi e strumenti dei grandi programmi di rigenerazione. Un esempio alternativo e virtuoso in tal senso è rappresentato dagli interventi a bassa definizione edilizia ma ad alto contenuto sociale attraverso i quali verranno riusati luoghi disabitati del quartiere. In questo caso si è ribaltato il modello tradizionale del fare città: dal controllo tipico di visioni monodirezionali dall’alto verso il basso, alla responsabilità diffusa.
Dagli edifici abbandonati, generatori di degrado a luoghi che, come detto, andranno a ospitare associazioni sociali, sportive, ricreative, culturali in grado di far rivivere fabbriche, case, e soprattutto coinvolgere le persone del quartiere offrendo nuovi servizi.
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
In particolare, i luoghi che sono destinati a essere riconvertiti e riqualificati prossimamente sono, nei piani, l’ex mangimificio Caffarri, i capannoni dismessi di via Flavio Gioia ai numeri civici 22 e 24. Già concluso, invece, il lavoro sull’ex Maffia. L’edificio di viale Ramazzini 33 ha rappresentato una tappa importante del progetto. Dopo i lavori, l’edificio ospita ora la nuova sede della cooperativa sociale Anemos e sarà utilizzato per ospitare il Centro terapeutico occupazionale (Cto) per persone disabili, nell’ambito del progetto “Reggio Emilia senza barriere”.
In una delle strutture abbandonate di Santa Croce troverà inoltre sede la compagnia teatrale MaMiMò che lì trasferirà la sala prove e il magazzino dei costumi.
Oltre al sociale e alla cultura, quindi, nell’area da riqualificare esisterà anche una dimensione sportiva con l’allestimento del campo indoor per l’atletica.
Riguardo agli interventi nel quartiere di Santa Croce, secondo gli amministratori cittadini, occorrerà soprattutto fare in modo che l’effetto rigenerativo degli spazi abbandonati si traduca in un effetto rigenerativo per le comunità che le abitano, non necessariamente attraverso gli stessi linguaggi e strumenti dei grandi programmi di rigenerazione. Un esempio alternativo e virtuoso in tal senso è rappresentato dagli interventi a bassa definizione edilizia ma ad alto contenuto sociale attraverso i quali verranno riusati luoghi disabitati del quartiere. In questo caso si è ribaltato il modello tradizionale del fare città: dal controllo tipico di visioni monodirezionali dall’alto verso il basso, alla responsabilità diffusa.
Dagli edifici abbandonati, generatori di degrado a luoghi che, come detto, andranno a ospitare associazioni sociali, sportive, ricreative, culturali in grado di far rivivere fabbriche, case, e soprattutto coinvolgere le persone del quartiere offrendo nuovi servizi.
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