Tacopina e Piazza: stesse idee, sorte diversa
In una lunga intervista all'edizione inglese di Calcio e Finanza l'avvocato di New York presidente del Venezia ricorda di aver aiutato l'amico stella del baseball ad entrare nel calcio italiano.E i due avevano un medesimo piano
REGGIO EMILIA. “Joe Tacopina knows what he wants”. Joe Tacopina sa cosa vuole. E’ una frase della lunga intervista che l’avvocato newyorkese, patron del Venezia neopromosso in serie B, ha rilasciato a cavallo di ferragosto al sito Calcio e Finanza.
Una intervista di cui non si possono non cogliere le suggestioni, le affinità e anche le sostanziali differenze tra la narrazione del connubio - fin qui fortunato - tra Tacopina e il Venezia, e invece, lo storytelling dell’anno abbondante di Mike Piazza al timone della Reggiana.
MIKE È ENTUSIASTA. Dice nell’intervista il numero uno del Venezia: «Ho aiutato Mike Piazza a partecipare all’acquisizione della Reggiana e lui è molto entusiasta di quel progetto». Sarà. Di certo, se gli ultimi mesi per Tacopina sono stati una cavalcata trionfale, per il suo amico Mike hanno finito per somigliare più ad un calvario.
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Pensiamo soltanto al repulisti a cui è stato costretto nei mesi scorsi il patron granata. Da lì che ora Mike e Alicia provano ora a ripartire. E poco importa se Tacopina e il Venezia hanno già messo la freccia. Piazza non vuole mollare. Non adesso almeno. E chissà se la strada che lui e la vulcanica consorte hanno deciso di intraprendere è ancora la stessa di quando entrarono - allora sì con entusiasmo - nella compagine societaria granata.
Quel che è certo è che leggendo l’intervista in cui l’avvocato di New York ripercorre la sua conquista si ha la netta percezione di quanto anche Piazza credesse nell’iniziale progetto di fare grande la Reggiana riportandola ai massimi livelli in pochi anni.
Quando ad esempio arrivò a Reggio, Piazza pensò subito a valorizzare il brand, il marchio, e a dare alla società una impronta manageriale e più “americana”.Certo, proprio mettendo a paragone i due approcci, verrebbe da dire, a mò di battuta, che... Tacopina è un Piazza che ce l’ha fatta.
LE SCELTE DEI DUE. Il motivo? Sta probabilmente nelle scelte sbagliate (di Piazza) e azzeccate (di Tacopina). «A Venezia - dice Tacopina nella intervista - abbiamo i manager di Serie A». E chi conosce la realtà del Venezia sa che il presidente venuto da New York si riferisce soprattutto a quel Giorgio Perinetti che Tacopina ha chiamato a sè quando i lagunari boccheggiavano nell’inferno della quarta serie.
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Perrinetti non sa nulla di serie D, ma molto di calcio e di managerialità applicata al calcio. E questo a Tacopina basta e avanza. Il Venezia è in serie D ma inizia a pensare alla A.
«Era importante per me - si legge nell’intervista - preparare il club. Dico sempre "vestiti per il lavoro che vuoi, non quello che hai". Quando eravamo in Serie D sapevo che stavamo andando in Serie A e ho iniziato a preparare tutti. I miei giocatori indossavano già allora la divisa di rappresentanza prima delle partite a cui arrivavamo con il nostro autobus privato con il grande logo Venezia, bellissimi. A volte stavamo giocando in città molto piccole e la gente del luogo stupita diceva: questi ragazzi si sono persi» .
Invero, è probabile che anche Piazza volesse una squadra e una società così. Di fatto, appena arrivato a Reggio , rispetto a Tacopina ha un vantaggio: può contare - sia pure come affittuario - su uno stadio che è un gioiello, un impianto già da serie A.
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E allora Piazza non demorde, e nei primi mesi della sua permanenza a Reggio presenta un progetto che è suggestivo almeno quanto quello del nuovo stadio che Tacopina annuncia - proprio a Calcio e Finanza - sarà pronto già nel 2020. Mike vuole acquistare l’intera area di via Agosti e farci il campus granata. Come Trigoria, come Milanello o Vinovo. Nientedimeno.
IL BRUSCO RISVEGLIO. Poi però, Piazza si sveglia dal sogno, ritrovandosi tra le mani una squadra così così (quantomeno al cospetto delle squadre che poi guadagneranno la cadettera) e soprattutto una società con i conti fuori controllo. E corre ai ripari.
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Tagliando o costi, licenziando, rompendo sodalizi (come quello con Maurizio Franzone, l’uomo scelto inizialmente da Piazza per curare i suoi interessi all’interno della Reggiana) e rinunciando, almeno per il momento ai progetti di grandeur.
Si naviga a vista, quindi, come del resto suggerisce la stessa esperienza di Tacopina. Anche lui ha finito per spendere più di quello che aveva preventivato, ma almeno - a quanto pare - non deve fare i conti con bilanci rosso sangue e soprattutto può contare su introiti, quelli derivati dall’approdo in serie B, che sono davvero una manna se rapportati alla miseria degli incassi e dei diritti televisivi che ti arrivano quando sei confinato in serie C.
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Invero, su questo tema, Tacopina ha idee quasi rivoluzionarie che soltanto in parte Piazza è sinora riuscito ad emulare. In pratica, il legale newyorkese: «Il calcio italiano - dice nell’intervista- è incredibilmente importante. Hanno il quarto più grande contratto di diritti televisivi in tutti gli sport. C'è la Premier League, la Nfl e poi la Nba.
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La Serie A è proprio dietro di loro anche più della Major League di baseball. C'è una grande base per costruire, ma non puoi contare su di essa. Le entrate commerciali, le entrate dei media e gli incassi delle partite dovrebbero essere circa uguali.
Se sei in grado di farlo, sei in grande forma. Il problema con il calcio italiano - è la disamina del presidente del Venezia - è che fino ad ora l'85% è diritti di media e una percentuale molto bassa deriva da ricavi commerciali e degli incontri sportivi. Questo deve cambiare e vedo che sta accadendo qualcosa».
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Tacopina, insomma è ottimista e non potrebbe essere diversamente: one shot one kill direbbero proprio Oltre Oceano. Non è la prima volta che Tacopina cita Piazza e gli altri suoi momentanei “compagni di viaggio”.
Prima il finanziere di Boston James Pallotta, tifoso dei Celtics e oggi presidente della Roma e principale sponsor del progetto sul nuovo stadio di proprietà dei giallrossi.
Poi il socio Joey Saputo, re dei formaggi stregato dal Bologna. E infine il più grande catcher di tutti i tempi che sta tentando una rincorsa forsennata, dopo aver perso terreno e non soltanto per colpa sua.
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