Italia, la fiducia di Bonucci: in Spagna vogliamo stupire
Qualificazioni mondiali: il difensore della Nazionale e la sfida decisiva di sabato «La scelta del Milan? Non sono un traditore e non è stata una questione di soldi»
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FIRENZE. La Spagna non fa paura. E se lo dice Leonardo Bonucci c'è da crederci. «Sarà dura e loro sono fortissimi ma noi abbiamo voglia di stupire, non partiamo battuti» ringhia il neo capitano del Milan in azzurro.
Non servono a suo dire alchimie speciali per provare a fermare i campioni spagnoli: «Occorreranno corsa, sacrificio e umiltà. E fare squadra dando tutti il meglio di noi stessi. Abbiamo mostrato già in passato di potercela giocare. Siamo un bel mix di vecchi e giovani. E l'adrenalina ci aiuterà a sopperire la condizione che ora non può essere al 100%». Nel clan azzurro si respira grande fiducia e non solo perché in Italia c'è un promettente ricambio generazione: «Nel mio ruolo penso a Romagnoli, Rugani, Caldara, pure al giovane Romagna del Cagliari. E negli altri reparti ci sono Pellegrini, Verratti, Insigne, Belotti per cui mio figlio stravede. Insomma, il futuro è roseo. Comunque io mi auguro di restare in azzurro almeno altri 5-6 anni» sorride Bonucci. «Bello sentire il ct Ventura che è eccitato, pure io lo sono. Sfidare i migliori ti dà sempre una grande carica. E la partita di sabato somiglia a quella dell'Europeo 2016». Per la cronaca: contro gli iberici finì 2-0 per l'Italia. «Ma è inutile vincere a Madrid se poi non batteremo Israele». Dopo aver lasciato la Juve ha ritrovato a Coverciano i compagni di vita e di campo. Ovvero Buffon, Barzagli e Chiellini: «Le nostre strade si sono divise ma rimangono amici, gente che mi ha fatto crescere. Non si cancella di colpo un rapporto di 7 anni».
Il suo passaggio al Milan non è stato indolore. «Ci volevano coraggio e attributi per fare questa scelta. Ora sono felice. Ed essere capitano è un grande onore. C'è stato un momento esatto che mi ha portato a certe valutazioni - spiega l'ex bianconero senza entrare nei dettagli (ma il riferimento è alla tribuna punitiva in Champions a Oporto dopo un battibecco con Allegri nella gara col Palermo). «Mi hanno dato dell'infame, traditore e mercenario, aggettivi pesanti che non merito perché ho sempre dato tutto. Non sono andato al Milan per soldi: l'ultimo anno alla Juve ho preso gli stessi. Sono andato al Milan per il progetto e per rimettermi in gioco, spero di vincere lì come nella Juve».
Non servono a suo dire alchimie speciali per provare a fermare i campioni spagnoli: «Occorreranno corsa, sacrificio e umiltà. E fare squadra dando tutti il meglio di noi stessi. Abbiamo mostrato già in passato di potercela giocare. Siamo un bel mix di vecchi e giovani. E l'adrenalina ci aiuterà a sopperire la condizione che ora non può essere al 100%». Nel clan azzurro si respira grande fiducia e non solo perché in Italia c'è un promettente ricambio generazione: «Nel mio ruolo penso a Romagnoli, Rugani, Caldara, pure al giovane Romagna del Cagliari. E negli altri reparti ci sono Pellegrini, Verratti, Insigne, Belotti per cui mio figlio stravede. Insomma, il futuro è roseo. Comunque io mi auguro di restare in azzurro almeno altri 5-6 anni» sorride Bonucci. «Bello sentire il ct Ventura che è eccitato, pure io lo sono. Sfidare i migliori ti dà sempre una grande carica. E la partita di sabato somiglia a quella dell'Europeo 2016». Per la cronaca: contro gli iberici finì 2-0 per l'Italia. «Ma è inutile vincere a Madrid se poi non batteremo Israele». Dopo aver lasciato la Juve ha ritrovato a Coverciano i compagni di vita e di campo. Ovvero Buffon, Barzagli e Chiellini: «Le nostre strade si sono divise ma rimangono amici, gente che mi ha fatto crescere. Non si cancella di colpo un rapporto di 7 anni».
Il suo passaggio al Milan non è stato indolore. «Ci volevano coraggio e attributi per fare questa scelta. Ora sono felice. Ed essere capitano è un grande onore. C'è stato un momento esatto che mi ha portato a certe valutazioni - spiega l'ex bianconero senza entrare nei dettagli (ma il riferimento è alla tribuna punitiva in Champions a Oporto dopo un battibecco con Allegri nella gara col Palermo). «Mi hanno dato dell'infame, traditore e mercenario, aggettivi pesanti che non merito perché ho sempre dato tutto. Non sono andato al Milan per soldi: l'ultimo anno alla Juve ho preso gli stessi. Sono andato al Milan per il progetto e per rimettermi in gioco, spero di vincere lì come nella Juve».
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