Gazzetta di Reggio

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A 76 anni colleziona vittorie in canoa

di Roberto Fontanili
A 76 anni colleziona vittorie in canoa

L’agricoltore Roberto Finzi in forze all’Eridano Guastalla «Mi diverto come agli inizi, spero non mi fermi il medico»

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REGGIO EMILIA . La sua passione, che è anche un lavoro, è quello di coltivare a foraggio e frumento un podere di 60 biolche reggiane a Zurco di Cadelbosco Sopra, ma nella stalla anziché le mucche, tiene il suo bene più prezioso: le 16 canoe che a seconda del tipo di competizione utilizza per gareggiare e spesso vincere.

Roberto Finzi, 76 anni, da sempre residente a Reggio dove ha trascorso tutta la sua vita, prima come impiegato all’Act per 35 anni e poi dopo la pensione come coltivatore diretto, continua da più di quarant’anni a praticare canottaggio. I primi anni come turista su e giù per i fiumi e i torrenti italiani.

“Ho percorso quelli più belli e ho gareggiato anche in mare aperto” ci dice, e poi negli ultimi trentacinque anni da agonista e da amatore. Oggi a 76 anni è uno dei pochi canoisti italiani che continua a gareggiare con continuità nella categoria master, quella riservata agli over e la sua categoria è la H è quella per chi ha più di 70 anni. Da solo o in coppia con Alberto Laudisa, entrambi portacolori della gloriosa società Eridano Guastalla e spesso vincendo e comunque arrivando in molti casi davanti a atleti molto più giovani di loro.

Come è accaduto il 27 agosto nell’oasi di Vigarano Pieve (Fe) dove Roberto Finzi si è classificato al primo posto nel K1 Master H e Alberto Laudisa è arrivato secondo. Un risultato di cui a 76 anni andare fieri, ma sempre il 27 agosto la coppia Finzi – Laudisa si è classificata terza nella categoria K2 senior .

«Dove _ racconta Finzi _ abbiamo dovuto gareggiare con atleti in età compresa tra i 18 e i 35 anni perché nella nostra categoria c’era solo il nostro equipaggio. E non è la prima volta che accade”, dice sorridendo con orgoglio Roberto Finzi che ha iniziato ad andare in canoa 45 anni fa acquistando una canoa da turismo a San Girolamo di Guastalla. Poi ci spiega la differenza tra il canottaggio e la canoa e la sua voglia di continuare a gareggiare «divertendomi, sperando che la salute mi sorregga, anche perché ogni anno devo sottopormi alle visite di controllo e a molti miei colleghi è capitato di essere bocciati».

Roberto Finzi pagaia perché si diverte e se non lo fa quotidianamente nel campo di allenamento di Campogalliano sente che «mi manca qualcosa». Non è mai stato un nazionale, ma l’azzurro non gli manca. Ha un unico cruccio: «Non essere andato qualche anno i campionati mondiali a Roma dove io e Laudisa visti i tempi avremmo vinto nel doppio della categoria master H. Era l’occasione buona per vincere il mondale». Ma senza troppi rimpianti, perché il pensiero va subito ai tanti anni di attività in cui ha partecipato a gare di velocità sui 200 metri, di discesa o a lunghe maratone di 42 km come sul Mincio o sul Po in piena. «Sono tra i più anziani a gareggiare ancora _ ammette _ e arrivare al terzo posto, come è avvenuto il 27 agosto nella categoria 18-35 anni è stato un miracolo». Mica tanto in verità, perché arrivare davanti ad atleti più giovani è un po’ un’abitudine per la coppia Finzi – Laudisa. «La cosa che mi piace di più è aver potuto navigare i fiumi più belli, come Adda e Mincio che sono perle del creato». Ma l’impresa a cui è più legato è quando sessantenne ho messo in fila sul Po a Polesella tutti, anche chi aveva meno di 50 anni. Ancora oggi continua ad allenarsi ogni santo giorno con il sole e la poggia sul campo di gara ai laghetti di Campogalliano (Mo) gestito dalla società Mutina. Va lì perché, sottolinea ”il Po è inquinato e ormai nessun giovane si avvicina più alla canoa e gli iscritti calano».



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