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l’intervista a ivan caroni 

«Stefano è sempre con me voglio tornare ad allenare»

di Luca Cavazzoni
«Stefano è sempre con me voglio tornare ad allenare»

REGGIO EMILIA . E' trascorso quasi un anno dalla tragica morte di Stefano Caroni, stimato ispettore di polizia e noto allenatore di calcio. Il fratello Ivan Caroni ha dovuto per forza di cose...

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REGGIO EMILIA . E' trascorso quasi un anno dalla tragica morte di Stefano Caroni, stimato ispettore di polizia e noto allenatore di calcio. Il fratello Ivan Caroni ha dovuto per forza di cose superare il momento duro, ora la sua speranza è di poter riabbracciare una panchina dilettantistica. Il curriculum parla per lui, basta citare le esperienze con Rubierese, Reggiana, Bagnolese, Brescello, Cadelbosco e Castelnovese. «Ho passato un periodo particolarmente buio - ammette mister Ivan Caroni - al calcio non riuscivo minimamente a pensarci. Poi la botta è stata assorbita, con il tempo deve prevalere la consapevolezza. Ora mentalmente sono pronto, ho voglia di tornare nella mischia. Io ci sono, se qualche società avesse bisogno sarei disponibile a valutare la chiamata».

Stefano manca ormai da un anno: il suo è un tentativo di provare a non pensare..

«Per me tutto questo tempo non è passato, anzi si è come fermato. Testa e cuore sono sempre rivolti a lui, è come un pensiero fisso. Ho dovuto accettare questa situazione, la vita purtroppo riserva anche questi colpi. Era di carattere esuberante, stimato ed amato da tutti sia nel lavoro che nel calcio. Mi manca in particolare il rapporto che avevo con lui, ci sentivamo ed eravamo in contatto quotidianamente. Era sempre disposto a darmi consigli, lo stesso cercavo di fare io per lui. Il non sentirlo più è un vuoto incolmabile, era bello averlo sempre così vicino. Non mi vergogno ad ammetterlo, per quasi un anno ero completamente scarico e non riuscivo a concentrarmi su niente».

Sta seguendo le partite?

«Ci provo da un po’ per cercare di distrarmi e al tempo stesso di ricordare Stefano che in fondo condivideva con me questa passione. Mi tengo aggiornato, molto spesso sono sui campi. Mi muovo ad ampio raggio, spazio dagli Juniores Regionali fino all'Eccellenza».

Nel caso, preferirebbe un progetto legato ai giovani?

«Sono sempre stato attento a questi aspetti, diverse società stanno puntando sui giovani. La mia carriera parla chiaro, con i giovani ho sempre dimostrato di saperci fare. Affrontare il calcio partendo dai giovani mi è sempre piaciuto, poi ovviamente serve anche qualche elemento più esperto. Sono però sincero, troppi senatori sono poi difficili per me da gestire. Sono abituato a portare avanti le mie idee ed il mio tipo di gioco, spesso giocatori più datati faticano ad accettare queste condizioni».

Ai giovani è spesso legato il concetto del "tanto bene o tanto male" a livello di risultati. Lei cosa ne pensa?

«E' tutta una questione di organizzazione, per me è sempre stata così. Sento dire che lavorare con i giovani è difficile, oltre a potersi rivelare pericoloso. Io mi sono sempre trovato bene. I giovani vanno seguiti e fatti crescere, ognuno ha il proprio carattere».

Nel caso trovasse una panchina, si tratterebbe di salire in corsa.

"Di certo mi ritroverei una squadra fatta da un altro, secondo criteri ed indicazioni dell'allenatore precedente. E il lavoro di chi è venuto prima merita rispetto».

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