la gara degli azzurri
Trentin 4°. Il ct Cassani: «Podio solo sfiorato, ma bravi i ragazzi»
BERGEN . Quattro, cinque nazionali piene di corridori forti, Australia, Olanda, Belgio, Francia, Italia. Alla fine ha vinto un corridore (fenomeno) che ha corso con quattro compagni di squadra....
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BERGEN . Quattro, cinque nazionali piene di corridori forti, Australia, Olanda, Belgio, Francia, Italia. Alla fine ha vinto un corridore (fenomeno) che ha corso con quattro compagni di squadra.
Possibile? Sì, perché Sagan è forte, ma è anche la prova che le grandi nazionali non hanno fatto abbastanza per vincere. Moreno Argentin, campione del mondo in Colorado nel 1986 non ha mai avuto peli sulla lingua, neanche ieri: «Bisognava attaccare di più, staccare Sagan, provare il tutto per tutto».
Il ct Davide Cassani ci ha provato. Ha mandato avanti Alessandro De Marchi a 60 km dall’arrivo, quando i belgi hanno mosso un pesce grosso come Tim Wellens, poi ha giocato la carta Gianni Moscon. «Fossero andati insieme, sarebbero potuti arrivare al traguardo», ha detto il ct dopo l’arrivo scuro in volto. «Dispiace, Gianni è stato fantastico - spiega Cassani - È caduto, ha cambiato bicicletta, e quando è rientrato ho capito che era in giornata super. È stato bravo, come tutti gli altri: abbiamo dato il massimo, non eravamo favoriti, ma avevamo una buona squadra». Ancora non sapeva che la giuria di lì a poco avrebbe squalificato il trentino: cercando di ritornare sotto dopo la caduta si era attaccato all’ammiraglia. Una furbata che gli è costata cara.
E la volata? Con Elia Viviani fuori causa, tutto il peso dell’Italbici sulle forti spalle di Matteo Trentin: «Il quarto posto non mi soddisfa ma devo fare i complimenti ai ragazzi, sono stati bravi. Matteo era il nostro capitano, meritava un posto sul podio. Il tracciato? Nemmeno Gilbert e altri favoriti, in salita, sono riusciti a fare la differenza... Noi volevamo vincere, non ci siamo riusciti ma siamo stati bravi», ha detto il ct. E Trentin? È rammaricato, voleva il podio. «Sagan e Kristoff erano di un altro pianeta in volata, ma il posto sul podio avrei potuto conquistarlo. Peccato, i ragazzi sono stati straordinari». Diego Ulissi, sempre nel vivo della corsa: «Il mio compito era stoppare Francia, Belgio e Olanda per mettere nelle migliori condizioni gli uomini più veloci. Abbiamo corso veramente bene: c’è rammarico, meritavamo di più».
Il bilancio dell’Italbici al Mondiale? Comunque positivo, tolti i pro: sette medaglie, frutto di due ori, tre argenti e due bronzi. Secondo posto nel medagliere. Ma manca quella più importante. Da nove anni. (a.s.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Possibile? Sì, perché Sagan è forte, ma è anche la prova che le grandi nazionali non hanno fatto abbastanza per vincere. Moreno Argentin, campione del mondo in Colorado nel 1986 non ha mai avuto peli sulla lingua, neanche ieri: «Bisognava attaccare di più, staccare Sagan, provare il tutto per tutto».
Il ct Davide Cassani ci ha provato. Ha mandato avanti Alessandro De Marchi a 60 km dall’arrivo, quando i belgi hanno mosso un pesce grosso come Tim Wellens, poi ha giocato la carta Gianni Moscon. «Fossero andati insieme, sarebbero potuti arrivare al traguardo», ha detto il ct dopo l’arrivo scuro in volto. «Dispiace, Gianni è stato fantastico - spiega Cassani - È caduto, ha cambiato bicicletta, e quando è rientrato ho capito che era in giornata super. È stato bravo, come tutti gli altri: abbiamo dato il massimo, non eravamo favoriti, ma avevamo una buona squadra». Ancora non sapeva che la giuria di lì a poco avrebbe squalificato il trentino: cercando di ritornare sotto dopo la caduta si era attaccato all’ammiraglia. Una furbata che gli è costata cara.
E la volata? Con Elia Viviani fuori causa, tutto il peso dell’Italbici sulle forti spalle di Matteo Trentin: «Il quarto posto non mi soddisfa ma devo fare i complimenti ai ragazzi, sono stati bravi. Matteo era il nostro capitano, meritava un posto sul podio. Il tracciato? Nemmeno Gilbert e altri favoriti, in salita, sono riusciti a fare la differenza... Noi volevamo vincere, non ci siamo riusciti ma siamo stati bravi», ha detto il ct. E Trentin? È rammaricato, voleva il podio. «Sagan e Kristoff erano di un altro pianeta in volata, ma il posto sul podio avrei potuto conquistarlo. Peccato, i ragazzi sono stati straordinari». Diego Ulissi, sempre nel vivo della corsa: «Il mio compito era stoppare Francia, Belgio e Olanda per mettere nelle migliori condizioni gli uomini più veloci. Abbiamo corso veramente bene: c’è rammarico, meritavamo di più».
Il bilancio dell’Italbici al Mondiale? Comunque positivo, tolti i pro: sette medaglie, frutto di due ori, tre argenti e due bronzi. Secondo posto nel medagliere. Ma manca quella più importante. Da nove anni. (a.s.)
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