Cristian Reggiani «Smetto con il calcio e mi metto a correre»
di Luca Cavazzoni
A 36 anni, l’ex portiere di Montecchio si toglie i guanti «Pavia e Bagnolese le società a cui sono più legato»
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REGGIO EMILIA. Ha iniziato nel Gattatico, ha chiuso la carriera nella Povigliese. In mezzo, anni di calcio professionistico che lo hanno fortato fino in Inghilterra.
Classe 1981, il portiere Cristian Reggiani ha detto basta, decidendo di appendere i guanti al chiodo. «Ho deciso un paio di mesi fa - ammette l'ex portiere nato a Montecchio - era arrivato il momento di smettere. Ufficialmente per motivi di lavoro, ma anche perchè intendo passare più tempo con la famiglia. Specie alla domenica voglio godermi mio figlio, il 23 Novembre avrà quattro anni».
Una decisione sofferta?
«Negli ultimi due o tre anni ho faticato parecchio nel conciliare il calcio con gli impegni lavorativi e famigliari, in pratica da quando avevo smesso con categorie come l'Eccellenza e la Promozione. Faccio l'agente di commercio, alla mia età non mi andava di trascurare il lavoro per giocare a calcio. Spesso mi muovo nella zona di Piacenza, arrivare alla sera a Poviglio era tante volte un'impresa. Ho provato ad andare avanti, ad inizio stagione ho però avvertito la Povigliese».
Come si è sviluppata la sua carriera?
«Sono partito dal Gattatico, ai tempi ero un bimbo. Sono andato all'Inter Club Pr, poi alle giovanili del Parma dai dieci ai quindici anni. In seguito alla Berretti del Brescello, con esordio nell'allora C1 a sedici anni con mister D'Astoli. Poi Sassuolo in C2, Pavia in Serie D, Brescello in C2 ed ancora Pavia in C1. Abbandonato il professionismo ho giocato con Bagnolese, Lentigione, Crociati Noceto, ancora Bagnolese ed appunto Povigliese».
Una carriera di tutto rispetto...
«Senza dubbio mi sono tolto le mie soddisfazioni, sono contento. Per quanto ho dato al calcio, penso di avere in cambio ricevuto abbastanza».
Ha avuto anche un'esperienza all'estero ed ha vinto il torneo della Montagna.
«Allora non avevo ancora messo la testa a posto, mi convinse il mio procuratore. Andai in Inghilterra, al Bristol. Tempo due allenamenti, ed ero già rientrato a casa. Il torneo della Montagna lo vinsi alla mia prima partecipazione, con il Cavola. Un bel ricordo, ed anche lì sono a posto».
A quali società è maggiormente legato?
«Ai tempi del professionismo dico Pavia, dove sono stato benissimo. Bella città, oltre a tante soddisfazioni sul campo. Abbiamo vinto la Serie D, mentre nella stagione di C1 siamo arrivati a giocare gli spareggi per la Serie B. Allora ero all'apice della carriera, ma decisi di smettere con il professionismo. Anche nei dilettanti non ho dubbi, scelgo la Bagnolese. La porterò sempre nel cuore, l'ambiente era stupendo».
Ha qualche allenatore dei portieri al quale è più affezionato?
«Ermanno Maghenzani, che alle giovanili del Brescello mi fece crescere parecchio. Ricordo volentieri anche Ermanno Biolzi ai Crociati Noceto, peccato per i problemi societari di allora. E poi Gino Carra, una grande persona che mi ha allenato a Bagnolo».
Ha salutato il calcio giocato, ma non del tutto lo sport.
«Incredibile ma vero, mi sono dato alla corsa. Ho sempre odiato correre, alla mia età ho iniziato a farlo. Mi piace fare qualche gara, chiaramente a livello amatoriale. Ho appena partecipato a quella della fiera di San Matteo, una corsa di dieci chilometri».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Classe 1981, il portiere Cristian Reggiani ha detto basta, decidendo di appendere i guanti al chiodo. «Ho deciso un paio di mesi fa - ammette l'ex portiere nato a Montecchio - era arrivato il momento di smettere. Ufficialmente per motivi di lavoro, ma anche perchè intendo passare più tempo con la famiglia. Specie alla domenica voglio godermi mio figlio, il 23 Novembre avrà quattro anni».
Una decisione sofferta?
«Negli ultimi due o tre anni ho faticato parecchio nel conciliare il calcio con gli impegni lavorativi e famigliari, in pratica da quando avevo smesso con categorie come l'Eccellenza e la Promozione. Faccio l'agente di commercio, alla mia età non mi andava di trascurare il lavoro per giocare a calcio. Spesso mi muovo nella zona di Piacenza, arrivare alla sera a Poviglio era tante volte un'impresa. Ho provato ad andare avanti, ad inizio stagione ho però avvertito la Povigliese».
Come si è sviluppata la sua carriera?
«Sono partito dal Gattatico, ai tempi ero un bimbo. Sono andato all'Inter Club Pr, poi alle giovanili del Parma dai dieci ai quindici anni. In seguito alla Berretti del Brescello, con esordio nell'allora C1 a sedici anni con mister D'Astoli. Poi Sassuolo in C2, Pavia in Serie D, Brescello in C2 ed ancora Pavia in C1. Abbandonato il professionismo ho giocato con Bagnolese, Lentigione, Crociati Noceto, ancora Bagnolese ed appunto Povigliese».
Una carriera di tutto rispetto...
«Senza dubbio mi sono tolto le mie soddisfazioni, sono contento. Per quanto ho dato al calcio, penso di avere in cambio ricevuto abbastanza».
Ha avuto anche un'esperienza all'estero ed ha vinto il torneo della Montagna.
«Allora non avevo ancora messo la testa a posto, mi convinse il mio procuratore. Andai in Inghilterra, al Bristol. Tempo due allenamenti, ed ero già rientrato a casa. Il torneo della Montagna lo vinsi alla mia prima partecipazione, con il Cavola. Un bel ricordo, ed anche lì sono a posto».
A quali società è maggiormente legato?
«Ai tempi del professionismo dico Pavia, dove sono stato benissimo. Bella città, oltre a tante soddisfazioni sul campo. Abbiamo vinto la Serie D, mentre nella stagione di C1 siamo arrivati a giocare gli spareggi per la Serie B. Allora ero all'apice della carriera, ma decisi di smettere con il professionismo. Anche nei dilettanti non ho dubbi, scelgo la Bagnolese. La porterò sempre nel cuore, l'ambiente era stupendo».
Ha qualche allenatore dei portieri al quale è più affezionato?
«Ermanno Maghenzani, che alle giovanili del Brescello mi fece crescere parecchio. Ricordo volentieri anche Ermanno Biolzi ai Crociati Noceto, peccato per i problemi societari di allora. E poi Gino Carra, una grande persona che mi ha allenato a Bagnolo».
Ha salutato il calcio giocato, ma non del tutto lo sport.
«Incredibile ma vero, mi sono dato alla corsa. Ho sempre odiato correre, alla mia età ho iniziato a farlo. Mi piace fare qualche gara, chiaramente a livello amatoriale. Ho appena partecipato a quella della fiera di San Matteo, una corsa di dieci chilometri».
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