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Juve verso Bergamo Guai a metà campo ma un “Pipita” in più

Domani l’obiettivo sarà non perdere la vetta della classifica Sentenza Alto Piemonte: sopra gli ultrà bianconeri i boss

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TORINO. Lo slancio della vittoria con l'Olympiacos per superare l'ostacolo Atalanta, centrando la settima vittoria consecutiva. La serata di Champions ha restituito alla Juventus un Higuain rigenerato: il centravanti bianconero sarà l'arma in più nell'assalto di domani all'Atalanta, tutt’altro che abbordabile e intenzionata a interrompere la corsa della capolista. Nonostante le fatiche di Europa League, con i bergamaschi impegnati giovedì sera a Lione quindi con un giorno in meno di recupero nelle gambe, la Dea resta un'avversaria insidiosa, specialmente in casa. Per questo, viste le assenze che limiteranno le scelte di Allegri specialmente nel cuore del campo, l'apporto di Higuain resta fondamentale. Se la Champions ha restituito un Pipita rigenerato nel fisico e nella mente, la lesione muscolare alla coscia destra che terrà fuori per circa un mese Pjanic è un duro colpo per il centrocampo bianconero. Non è ancora uscito dalla lista degli indisponibili il tedesco Khedira e lo stesso vale per Marchisio, che pure ieri è tornato ad allenarsi con con i compagni. Spazio quindi a Matuidi, con Bentancur ad affiancarlo al posto di Pjanic. Le certezze per Allegri arrivano dall'attacco, dove alle spalle di Higuain è probabile l'impiego di Dybala al centro con Mandzukic a sinistra. Sulla destra Bernardeschi insidia Cuadrado. In difesa si rivedrà in campo Rugani al fianco di Chiellini: ancora assenti Howedes e De Sciglio, le fasce saranno presidiate da Lichtsteiner e Alex Sandro. Con il Napoli impegnato in casa contro il Cagliari un passo falso potrebbe significare addio momentaneo alla vetta.

Intanto fanno rumore le motivazioni della sentenza “Alto Piemonte”: sopra gli ultrà della Juve c'è la 'ndrangheta. Dietro al bagarinaggio, realizzato attraverso la cessione di pacchetti di biglietti a una tifoseria organizzata che esercita una notevole «forza intimidatoria» nei confronti della società, si nascondono i boss. E lo dimostra il fatto che, una volta, tre misteriosi ambasciatori salirono a Torino direttamente dalla Calabria per districare una situazione problematica: nella gestione del ricco business dovevano subentrare dei personaggi differenti e bisognava «fare accettare agli altri sodali i nuovi equilibri». È quanto si ricava dalla sentenza (depositata ieri) con cui il giudice Giacomo Marson, del tribunale di Torino, il 30 giugno ha messo fine (in primo grado) al processo Alto Piemonte, che in uno dei suoi rivoli ha preso in esame anche i rapporti fra boss e ultrà. L'inchiesta penale non ha toccato nessun tesserato della Juve ma ha determinato l'apertura di un procedimento sportivo e il presidente Andrea Agnelli è stato inibito per un anno dal tribunale federale della Figc (con 300 mila euro di ammenda per il club) per aver avallato le condotte illecite dei suoi dirigenti che «scendevano a patti con gli ultrà» pur di tener buona la tifoseria.

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