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Fusiello: «Fiducia e dialogo sono le due parole chiave»

di Massimo Sesena
Fusiello: «Fiducia e dialogo sono le due parole chiave»

Il questore ha gestito in questi mesi diverse partite calde al Città del Tricolore «Reggio ha sempre superato tutti i test. Il segreto? Un grande lavoro di squadra»

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REGGIO EMILIA. Se per il patron granata Mike Piazza il mantra di questo progetto 3 P (dalle iniziali di Patto, Passione e Partecipazione) a cui la Reggiana ha aderito è nella parola enjoy, per il questore di Reggio Isabella Fusiello le keywords, le parole chiave che dovrebbero consentire a Mike Piazza di raggiungere l’obiettivo (“il divertimento”), sono invece due: fiducia e dialogo. «Con questo progetto - spiega il questore di Reggio - si responsabilizzano le società. Dovranno essere loro, infatti, ad indicarci quei tifosi che con i loro comportamenti dovessero mettere a rischio non solo il regolare svolgimento di una partita, ma anche semplicemente la fruibilità di questo evento da parte delle famiglie». Invero, a Reggio Emilia non si parte da zero. Questo lavoro che mira a portare più gente alle partite, rendendo lo stadio un luogo accessibile anche alle famiglie è da tempo al centro di «un lavoro di squadra che - ha ricordato il questore di Reggio - ha coinvolto oltre alla polizia di Stato tutte le forze dell’Ordine di questa città, dai carabinieri alla guardia di finanza fino alla polizia municipale, oltre alle istituzioni e alle tifoserie».

Se infatti una cosa hanno insegnato le passate gestioni del problema della violenza negli stadi, è che - da sola - la repressione non basta.

I risultati invece arrivano dove al posto dei cori contro la polizia o i carabinieri c’è il dialogo e - appunto - si instaura una sorta di patto. Un patto che ha innanzi tutto il merito di squarciare il velo dell’ambiguità nei rapporti tra le società di calcio e i loro sostenitori. «Secondo questo protocollo d’intesa - ha spiegato ancora Isabella Fusiello - saranno le società a rispondere e ad adottare per prime dei provvedimenti di isolamento di quelle frange di tifosi che si rendessero colpevoli di comportamenti non ortodossi o addirittura di reati». Dal canto loro, proprio alle società spetta - di questo protocollo - la parte più impegnativa. Perché se da un lato si decide di rendere più agevole l’accesso alle partite (con la abolizione graduale della tessera del tifoso) dall’altro restano comunque degli obblighi circa la tracciabilità dei biglietti e - di conseguenza - dei tifosi.

Eppoi, ancora: se da un lato si ipotizza uno “stadio senza barriere e senza polizia” dall’altro, le società devono – e la Reggiana lo sta già facendo - implementare il numero di steward impegnati alle partite. Per aiutare il tifoso a godersi lo spettacolo e non per reprimere o controllare.

massimosesena. ©RIPRODUZIONE RISERVATA



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