La Regia di Max e Teddy prova a rialzare la testa
di Juri Panciroli
Oggi alle 18,30, allo stadio Mazzola c’è il match che vale una stagione La Rosa e Tedeschi, allenatori per un giorno, provano a rianimare i granata
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REGGIO EMILIA. Come nella vita quotidiana dopo la fine di una storia d’amore a volte serve una pausa prima di iniziarne un’altra. Meno prosaicamente: l’addio di Menichini dopo il kappaò con la Samb ha imposto una sorta di transizione, con la panchina affidata ai traghettatori Max La Rosa e Andrea Tedeschi strappati d’urgenza alla Berretti per tenere in vita una prima squadra quasi agonica. Poi, da domani, prenderà il via la Reggiana targata Dellas. In mezzo, però, c’è questo turno infrasettimanale Santarcangelo-Reggiana delle 18.30 al “Mazzola” dove dai granata si attendono tutti una risposta concreta.
Per i due mister della Berretti “prestati” alla prima squadra, tre giorni di allenamenti sono stati troppo pochi per dare un’impronta nuova alla squadra quindi le corde da toccare saranno soprattutto nell’orgoglio dei giocatori feriti, specie in coloro che quattro mesi fa contendevano all’Alessandria la finale playoff di Firenze. L’alibi dell’allenatore non gradito a qualcuno, se mai fosse stato, ora non c’è più quindi serve una reazione, anche perché la classifica parla chiaro: il club del patron Mike Piazza si è impantanato in zona playout e queste non erano certamente le aspettative della vigilia. Ma oltre alla dirigenza anche i tifosi - che anche stavolta saranno in massa in Romagna - hanno voglia di festeggiare una vittoria che riporti un po’ d’entusiasmo nell’ambiente e faccia tornare l’ottimismo dei mesi scorsi.
Intanto, se Facchin e soci piangono, in riva all’Adriatico non si ride. I romagnoli infatti - senza ambizioni ma reduci da una stagione terminata ad un punto dai playoff - attraversano un momento ancora peggiore del nostro, dopo quattro sconfitte consecutive, avendo sempre perso in casa. Tutto congiura insomma contro i romagnoli che potrebbero essere loro a salire sull’altare sacrificale della risalita dei granata. In via Agosti, per la verità, le gravi assenze per infortunio di Cesarini, Ghiringhelli e Spanò non agevolano il compito dei trainer che si troveranno un undici quasi scontato, con l’ingresso di Bastrini e Crocchianti in difesa ed il ballottaggio Napoli-Riverola davanti, oppure entrambi se anche Rosso desse forfait.
Difficile pensare ad un cambio di modulo però un organico risicato, unito ai risultati da riscattare, dovrebbero far scattare quella molla nel gruppo già osservata altre volte, a partire da una maggior concentrazione sul campo e più voglia di sacrificarsi per compagni. Quando arriverà il nuovo tecnico andranno riviste tattiche, gerarchie e necessariamente si darà uno sguardo al mercato ma per oggi è meglio giocare a mente sgombra come fosse la partita di metà settimana. Come poi è. Per gli amanti della cabala sono ottimi gli unici due precedenti in Romagna, due vittorie nelle stagioni ‘14-’15 e ‘16-’17, che hanno segnato rispettivamente l’inizio della cavalcata nel primo anno di Colombo e l’esordio al timone di Menichini: per la cronaca sono poi arrivate due semifinali playoff. E in via Mogadiscio si aspettano pure qualcosa in più.
Per i due mister della Berretti “prestati” alla prima squadra, tre giorni di allenamenti sono stati troppo pochi per dare un’impronta nuova alla squadra quindi le corde da toccare saranno soprattutto nell’orgoglio dei giocatori feriti, specie in coloro che quattro mesi fa contendevano all’Alessandria la finale playoff di Firenze. L’alibi dell’allenatore non gradito a qualcuno, se mai fosse stato, ora non c’è più quindi serve una reazione, anche perché la classifica parla chiaro: il club del patron Mike Piazza si è impantanato in zona playout e queste non erano certamente le aspettative della vigilia. Ma oltre alla dirigenza anche i tifosi - che anche stavolta saranno in massa in Romagna - hanno voglia di festeggiare una vittoria che riporti un po’ d’entusiasmo nell’ambiente e faccia tornare l’ottimismo dei mesi scorsi.
Intanto, se Facchin e soci piangono, in riva all’Adriatico non si ride. I romagnoli infatti - senza ambizioni ma reduci da una stagione terminata ad un punto dai playoff - attraversano un momento ancora peggiore del nostro, dopo quattro sconfitte consecutive, avendo sempre perso in casa. Tutto congiura insomma contro i romagnoli che potrebbero essere loro a salire sull’altare sacrificale della risalita dei granata. In via Agosti, per la verità, le gravi assenze per infortunio di Cesarini, Ghiringhelli e Spanò non agevolano il compito dei trainer che si troveranno un undici quasi scontato, con l’ingresso di Bastrini e Crocchianti in difesa ed il ballottaggio Napoli-Riverola davanti, oppure entrambi se anche Rosso desse forfait.
Difficile pensare ad un cambio di modulo però un organico risicato, unito ai risultati da riscattare, dovrebbero far scattare quella molla nel gruppo già osservata altre volte, a partire da una maggior concentrazione sul campo e più voglia di sacrificarsi per compagni. Quando arriverà il nuovo tecnico andranno riviste tattiche, gerarchie e necessariamente si darà uno sguardo al mercato ma per oggi è meglio giocare a mente sgombra come fosse la partita di metà settimana. Come poi è. Per gli amanti della cabala sono ottimi gli unici due precedenti in Romagna, due vittorie nelle stagioni ‘14-’15 e ‘16-’17, che hanno segnato rispettivamente l’inizio della cavalcata nel primo anno di Colombo e l’esordio al timone di Menichini: per la cronaca sono poi arrivate due semifinali playoff. E in via Mogadiscio si aspettano pure qualcosa in più.
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