Nazionale, aria tesa nello spogliatoio ma il Belgio ci aiuta
di Alessandro Bernini
La sconfitta della Bosnia ci manda ai play-off ma resta la tensione Buffon: «Tiriamo fuori il carattere, la figuraccia la facciamo noi»
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INVIATO A TORINO. Visto che noi i gol non li segniamo più, meglio affidarci agli altri. Al Belgio, ad esempio. Che ieri, pur sicuro del primo posto, è andato a vincere a Sarajevo una partita da fuochi d’artificio contro la Bosnia (3-4) regalando all’Italia l’unico sorriso degli ultimi 35 giorni. Adesso siamo ufficialmente sicuri di andare ai play-off, non c’è più neanche l’obbligo di strappare almeno un pari domani in Albania. Un sospiro di sollievo. Di questi tempi è già tanto.
Chiusi nello spogliatoio. Questo naturalmente non cancella i problemi. Momento delicato, che mai come adesso fa rima con complicato. Venerdì sera, nel post-partita, abbiamo notato una chiara mancanza di sintonia tra ciò che in simultanea dichiarava il ct Gian Piero Ventura in conferenza e ciò che dicevano i “senatori” azzurri in mix zone. «Non esiste un problema psicologico» ha affermato il ct, proprio mentre Giorgio Chiellini diceva «la pesante sconfitta di Madrid ci ha tolto tranquillità» e Gigi Buffon ribadiva: «La situazione è seria, non ci siamo, il ko in Spagna ha minato le nostre certezze».
Già nella notte tra venerdì e sabato c’era stato un primo incontro tra il ct e i giocatori più esperti. I “senatori” hanno poi deciso di prendere la situazione in mano. L’idea è stata di Buffon che ha subito coinvolto prima i compagni Chiellini e Barzagli, poi Bonucci, parlandone via telefono anche con De Rossi. «Dobbiamo chiuderci nello spogliatoio e parlarne», ha spiegato a tutti Buffon. Un confronto interno durato 35 minuti. Ma nello spogliatoio non era presente Ventura, al quale è stato semplicemente chiesto il permesso per questo summit. Permesso che il ct ha accordato, restando fuori insieme con il resto dello staff.
Naturalmente è stato soprattutto Buffon a parlare. «Tiriamo fuori il carattere, qui la figuraccia la facciamo noi di fronte a un’intera nazione» in sostanza il discorso di Buffon. Qualcuno potrebbe leggere questo incontro anche come una sorta di delegittimazione di Ventura. Magari silenziosa. Quasi a dire «il ct può farci poco, dobbiamo pensarci noi».
Cercasi centrocampo. Vedremo adesso quale sarà la reazione della squadra. Magari a livello caratteriale. Comunque: sarà anche un problema di testa, ma di certo c’è stata una paurosa involuzione anche nel gioco. Ventura ha cambiato moduli come fossero fazzoletti di carta, l’obiettivo di esaltare le qualità dei singoli ha finito per appiattire tutti.
Il grande problema è il centrocampo. Mai una volta che l’Italia riesca a prendere in pugno la partita. E questo perché siamo sempre in minoranza, basti ricordare l’autolesionistico 4-2-4 con la Spagna, ma anche il 3-4-3 di venerdì dove in realtà Parolo e Gagliardini erano soli contro i cinque uomini della Macedonia. Non possiamo neanche aggrapparci alle assenze di Verratti e De Rossi: alibi fragile, visto che di fronte avevamo la Macedonia, mica la Germania.
Forse è arrivato il momento di volare un po’ più basso, di affidarsi a uno schieramento più logico, con tre centrocampisti veri. Mica è un disonore.
Barzagli fuori. E domani dunque c’è l’Albania di Christian Panucci. Andremo ad affrontarla con diversi cambi, un po’ in tutti i reparti. Anche in difesa, visto che Barzagli ha un problema ai flessori e resterà fuori. Al suo posto Rugani. Esce il giovane Verdi che non ha brillato contro la Macedonia, al suo posto Candreva favorito su Bernardeschi.
Attenzione a Parolo e Immobile che sono diffidati e rischiano, in caso di cartellino giallo, di saltare lo spareggio. Il problema, sia a centrocampo sia in attacco, è comunque la mancanza di alternative.
Sicuri dei play-off, chissà se in Albania ritroveremo un pizzico di serenità. Di certo non deve essere una scampagnata, una vittoria serve comunque per il ranking Fifa. Ci mancherebbe solo di andare a giocare lo spareggio senza essere teste di serie.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Chiusi nello spogliatoio. Questo naturalmente non cancella i problemi. Momento delicato, che mai come adesso fa rima con complicato. Venerdì sera, nel post-partita, abbiamo notato una chiara mancanza di sintonia tra ciò che in simultanea dichiarava il ct Gian Piero Ventura in conferenza e ciò che dicevano i “senatori” azzurri in mix zone. «Non esiste un problema psicologico» ha affermato il ct, proprio mentre Giorgio Chiellini diceva «la pesante sconfitta di Madrid ci ha tolto tranquillità» e Gigi Buffon ribadiva: «La situazione è seria, non ci siamo, il ko in Spagna ha minato le nostre certezze».
Già nella notte tra venerdì e sabato c’era stato un primo incontro tra il ct e i giocatori più esperti. I “senatori” hanno poi deciso di prendere la situazione in mano. L’idea è stata di Buffon che ha subito coinvolto prima i compagni Chiellini e Barzagli, poi Bonucci, parlandone via telefono anche con De Rossi. «Dobbiamo chiuderci nello spogliatoio e parlarne», ha spiegato a tutti Buffon. Un confronto interno durato 35 minuti. Ma nello spogliatoio non era presente Ventura, al quale è stato semplicemente chiesto il permesso per questo summit. Permesso che il ct ha accordato, restando fuori insieme con il resto dello staff.
Naturalmente è stato soprattutto Buffon a parlare. «Tiriamo fuori il carattere, qui la figuraccia la facciamo noi di fronte a un’intera nazione» in sostanza il discorso di Buffon. Qualcuno potrebbe leggere questo incontro anche come una sorta di delegittimazione di Ventura. Magari silenziosa. Quasi a dire «il ct può farci poco, dobbiamo pensarci noi».
Cercasi centrocampo. Vedremo adesso quale sarà la reazione della squadra. Magari a livello caratteriale. Comunque: sarà anche un problema di testa, ma di certo c’è stata una paurosa involuzione anche nel gioco. Ventura ha cambiato moduli come fossero fazzoletti di carta, l’obiettivo di esaltare le qualità dei singoli ha finito per appiattire tutti.
Il grande problema è il centrocampo. Mai una volta che l’Italia riesca a prendere in pugno la partita. E questo perché siamo sempre in minoranza, basti ricordare l’autolesionistico 4-2-4 con la Spagna, ma anche il 3-4-3 di venerdì dove in realtà Parolo e Gagliardini erano soli contro i cinque uomini della Macedonia. Non possiamo neanche aggrapparci alle assenze di Verratti e De Rossi: alibi fragile, visto che di fronte avevamo la Macedonia, mica la Germania.
Forse è arrivato il momento di volare un po’ più basso, di affidarsi a uno schieramento più logico, con tre centrocampisti veri. Mica è un disonore.
Barzagli fuori. E domani dunque c’è l’Albania di Christian Panucci. Andremo ad affrontarla con diversi cambi, un po’ in tutti i reparti. Anche in difesa, visto che Barzagli ha un problema ai flessori e resterà fuori. Al suo posto Rugani. Esce il giovane Verdi che non ha brillato contro la Macedonia, al suo posto Candreva favorito su Bernardeschi.
Attenzione a Parolo e Immobile che sono diffidati e rischiano, in caso di cartellino giallo, di saltare lo spareggio. Il problema, sia a centrocampo sia in attacco, è comunque la mancanza di alternative.
Sicuri dei play-off, chissà se in Albania ritroveremo un pizzico di serenità. Di certo non deve essere una scampagnata, una vittoria serve comunque per il ranking Fifa. Ci mancherebbe solo di andare a giocare lo spareggio senza essere teste di serie.
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