Paterlini: «Partita da cancellare, così non va»
di Luigi Vinceti
Il vicepresidente biancorosso: «Stagione iniziata male, c’è poco da stare allegri»
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REGGIO EMILIA. A fine partita, in tribuna, si respira aria un po’ pesante.
La presidente Maria Licia Ferrarini è visibilmente amareggiata per la sconfitta e sceglie di non rilasciare commenti a caldo. Così come il patron Stefano Landi. Purtroppo non sono lusinghiere, ma è comprensibile, le annotazioni che vengono invece dal vice presidente. Ivan Paterlini non nasconde il suo pensiero e non fa mistero della delusione patita. La prima affermazione è lapidaria, pungente: «Partita da cancellare. Abbiamo sbagliato noi».
Poi arrivano, garbate ma acute, alcune annotazioni sui direttori di gara: «Gli arbitri - spiega - mi hanno dato l’impressione di essersi divertiti tanto che alla fine abbiamo assistito a un autentico festival dei falli antisportivi. Poi mi piacerebbe contare quanti sono stati i tiri liberi che hanno concesso agli avversari più che ai nostri». Ma ricomincia subito con i giudizi sulla partita.
«Stagione iniziata male - scuote la testa - c’è poco da stare allegri. Ad Avellino stavamo per vincere poi, nelle fasi finali, ci siamo fatti superare. La stessa cosa è accaduta oggi contro Pesaro. Sinceramente non mi sarei mai aspettato un inizio di campionato di questo livello; e non avrei mai immaginato di poter subire oltre 100 punti dagli avversari di oggi».
In assenza di altre voci di esponenti della società biancorossa proviamo a sondare gli umori raccogliendo i giudizi di alcuni ospiti presenti all’incontro. Quello del sindaco Luca Vecchi è un flash: «Peccato».
Più loquace il presidente della Provincia Giammaria Manghi che invita ad avere un po’ di pazienza: «La squadra è ancora in fase di costruzione e non mostra quindi grande linearità. È andata bene a tratti ma non può bastare. Specie nelle retrovie dove abbiamo lamentato troppe sofferenze».
In tribuna anche il primario del Santa Maria Nuova, Giovanni Fornaciari che debutta con un: «Peggio di così...». E aggiunge: «Ho sperato in un risultato positivo sino a tre quarti di gara ma poi ho dovuto assistere ad un doloroso crollo finale. Che rabbia».
La presidente Maria Licia Ferrarini è visibilmente amareggiata per la sconfitta e sceglie di non rilasciare commenti a caldo. Così come il patron Stefano Landi. Purtroppo non sono lusinghiere, ma è comprensibile, le annotazioni che vengono invece dal vice presidente. Ivan Paterlini non nasconde il suo pensiero e non fa mistero della delusione patita. La prima affermazione è lapidaria, pungente: «Partita da cancellare. Abbiamo sbagliato noi».
Poi arrivano, garbate ma acute, alcune annotazioni sui direttori di gara: «Gli arbitri - spiega - mi hanno dato l’impressione di essersi divertiti tanto che alla fine abbiamo assistito a un autentico festival dei falli antisportivi. Poi mi piacerebbe contare quanti sono stati i tiri liberi che hanno concesso agli avversari più che ai nostri». Ma ricomincia subito con i giudizi sulla partita.
«Stagione iniziata male - scuote la testa - c’è poco da stare allegri. Ad Avellino stavamo per vincere poi, nelle fasi finali, ci siamo fatti superare. La stessa cosa è accaduta oggi contro Pesaro. Sinceramente non mi sarei mai aspettato un inizio di campionato di questo livello; e non avrei mai immaginato di poter subire oltre 100 punti dagli avversari di oggi».
In assenza di altre voci di esponenti della società biancorossa proviamo a sondare gli umori raccogliendo i giudizi di alcuni ospiti presenti all’incontro. Quello del sindaco Luca Vecchi è un flash: «Peccato».
Più loquace il presidente della Provincia Giammaria Manghi che invita ad avere un po’ di pazienza: «La squadra è ancora in fase di costruzione e non mostra quindi grande linearità. È andata bene a tratti ma non può bastare. Specie nelle retrovie dove abbiamo lamentato troppe sofferenze».
In tribuna anche il primario del Santa Maria Nuova, Giovanni Fornaciari che debutta con un: «Peggio di così...». E aggiunge: «Ho sperato in un risultato positivo sino a tre quarti di gara ma poi ho dovuto assistere ad un doloroso crollo finale. Che rabbia».
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