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giulia benelli si ritira 

La capitana dello Skating appende i pattini al chiodo

di Alessandro Zelioli
La capitana dello Skating appende i pattini al chiodo

ALBINEA. Ha lasciato lo Skating Club Albinea dopo ben dieci anni di cui gli ultimi tre da capitana, e il pattinaggio artistico dopo oltre cinque lustri. La storia di Giulia Benelli, 30enne dottoressa...

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ALBINEA. Ha lasciato lo Skating Club Albinea dopo ben dieci anni di cui gli ultimi tre da capitana, e il pattinaggio artistico dopo oltre cinque lustri.

La storia di Giulia Benelli, 30enne dottoressa in scienze ambientali, che ha iniziato a pattinare per un problema di ginocchio valgo, potrebbe essere quella di molte altre atlete che, arrivate alla soglia dell’età adulta, scelgono il lavoro allo sport. Ma quella di Giulia, va oltre.

«Ho detto addio al pattinaggio - racconta - perché lavoro in Val d’Ossola. Seguo un cantiere ambientale a Pieve Vergonte, (Provincia di Verbanio Cusio Ossola, ndc), da ormai un anno e mezzo. Ho sempre fatto la pendolare perché avevo un sogno chiamato Mondiale e ora, dopo un argento, ho dovuto dire stop. Ci ho lasciato qualche altro ossicino, dopo le ginocchia ed una spalla rotte negli anni scorsi e non avrei potuto continuare».

Un addio che le è costato molto caro?

«Quando ho chiamato a raccolta le compagne, sapevano cosa stavo per dire. Ma le parole sono uscite a fatica perché ho pianto per tutto il tempo. Sono certa sia stata il momento più duro ed emozionante della mia carriera».

Anche se solo pochi giorni prima, a Nanchino, aveva svolto il ruolo da capitano.

«Quel discorso penso sia stato il momento più alto del mio ruolo. Mi ero infortunata proprio il giorno prima della partenza. Sono voluta andare ai Mondiali ugualmente, sapendo però che con tre costole rotte non avrei gareggiato. Anzi. Lasciai a casa i pattini per non essere tentata a scendere in pista, mettendo a rischio l’esibizione delle compagne. Ma come capitana, ho sentito il dovere di fare il discorso pre gara. Un discorso nato dal cuore nel quale ho tirato fuori la passione e il dispiacere mio e di Martina Battistini, anche lei infortunatasi prima della gara, di non poterci giocare il Mondiale. Credo di aver ottenuto il risultato atteso. Per questo, quell’argento lo sento anche un po’ mio».

Quanto le è costato stare fuori?

«Avrei rinunciato a non so che cosa per esserci. Avevo lavorato un anno per essere pronta. Ma la sorte ha deciso diversamente. Ero fuori, ma il cuore era con loro e quella medaglia ha davvero un sapore particolare».

Perché?

«Due anni fa, dopo i disastrosi Mondiali in Colombia, abbiamo veramente rischiato di mollare tutto. C’erano situazioni che portavano a dire addio al progetto Skating Club Albinea. Abbiamo fatto quadrato, soprattutto noi della vecchia guardia, mettendo subito la società e l’allenatrice nelle condizioni di ripartire. Questo argento, è iniziato sull’aereo che dalla Colombia ci riportava a casa. Ora, lo Skating ha un vivaio forte ed una prima squadra capace di rigenerarsi senza snaturarsi».

Un argento che però non è un oro. Le manca quella medaglia, in un palmares che in pochi atleti anche professionisti, possono vantare.

Si, è vero. Ma da dilettanti quali siamo, posso dire che sono davvero soddisfatta di quello che ho vinto. Nove titoli italiani, quattro ori europei e quattro medaglie Mondiali, di cui tre argenti penso siano un vanto non da poco. Il Mondiale ci è sfuggito a Friburgo. Anzi. Ce lo hanno strappato dal collo. Li sapevamo di aver fatto una gara quasi perfetta, ma il giudizio soggettivo di una giuria che ha voluto premiare ancora una volta la Germania, forte, ma inferiore per tecnica a noi, ha vanificato i sacrifici di un intero anno. E per alcuni, di una intera carriera. Quel pensiero ancora mi brucia».

Chi sarà la prossima capitana?

«Il capitano lo elegge la pista. Si guadagna, si suda e allora viene fuori il nome del capitano».

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