E la Reggiana 2.0 si affidò alla “bandiera” Sergio Eberini
di Massimo Sesena
Il preparatore dei portieri delle Terre Matildiche sarà il capo allenatore con Tedeschi e La Rosa nelle vesti di vice
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REGGIO EMILIA. Dopo averlo cercato fino nell’Ellade, l’hanno trovato sulle colline reggiane, intento a insegnare calcio ai più piccoli. Da anni. Forse gli hanno persino dovuto ricordare che lui, Sergio Eberini, classe 1954, ha in tasca da anni quel patentino che invece manca ai due attuali traghettatori della Reggiana. Dopo Menichini arriva Eberini, dunque. E se è vero che le motivazioni - in situazioni critiche come quella che vive la Reggiana - fanno la differenza, non c’è dubbio che con l’ingaggio di Eberini si sia fatto un bel salto di qualità rispetto al tecnico di Ponsacco che - per dirla con la signora Rickhter - “non era motivato in modo adeguato”. E d’altra parte, per chi conosce Eberini non possono essere state che motivazioni forti quelle che l’hanno spinto ad accettare.
Non il denaro, ad esempio. Per il denaro il greco Traianus Dellas ha girato i tacchi e lasciato la hall dell’hotel dove stava trattando l’ingaggio. In 24 ore è passato dall’allenatore in pectore dei granata, pronto a dirigere il primo allenamento in via Agosti, a uno dei tanti girovaghi del calcio in cerca di una panchina.
Impossibile, per capirci, che la famiglia Piazza abbia deciso di svenarsi per l’allenatore. Tanto più che proprio nell’intervista rilasciata alla Gazzetta dagli States, Mike e Alicia hanno lasciato intendere che si va avanti con i due giovani tecnici Max La Rosa e Andrea Tedeschi. Saranno ancora loro due sulla panchina della Reggiana al Città del Tricolore nella partita contro la Fermana. Poi, dalla trasferta dei granata a Gubbio il capo allenatore sarà Sergio Eberini. Servono i tempi tecnici perché Eberini possa essere tesserato per la Reggiana. E magari serve tempo anche ad Eberini per chiudere i rapporti con la società dilettantistica Terre Matildiche. «Con loro chiudo», è l’unica frase che l’ex portiere della Reggiana di Romano Fogli si lascia scappare al telefono con il cronista. Impossibile chiedergli quale sarà il suo ruolo: un capo allenatore a tutti gli effetti? Se così fosse, come si spiega la decisione di confermare all’interno dello staff tecnico i due traghettatori Max La Rosa e Andrea Tedeschi?
Oppure è stato scelto Eberini perché svolga quel ruolo formale che permette ai due giovani di restare in sella alla guida della prima squadra granata? Anche questa ipotesi - visto il bavaglio messo all’interessato - resta sul tavolo, anche se è difficile pensare che una personalità del calibro di Sergio Eberini possa limitarsi a un ruolo di semplice prestanome. E questo almeno per due ordini di motivi. In primo luogo per il sacrificio che la scelta fatta dall’ex portierone granata ha immediatamente comportato. Ovvero quella di lasciare del tutto il suo lavoro alle Terre Matildiche. Un lavoro a cui lui ha sempre tenuto moltissimo: perché se è vero che la sua biografia sportiva, a prima vista, potrebbe presentare un “vuoto” di quasi un decennio, è invece vero che in questo decennio, Sergio Eberini si è fatto apprezzare come educatore prima ancora che come uomo di sport. In secondo luogo, c’è da considerare la molla che lo ha spinto ad accettare questo incarico. E questa molla si chiama amore per la causa granata, è frutto di un legame che solo i calciatori di una volta (quelli senza tatuaggi per capirci) sapevano far crescere e coltivare. Più facile allora pensare che a questo punto i traghettatori diventino semplicemente tre. Tutti e tre comunque legati a quella maglia. E scusate se è poco.
massimosesena. ©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non il denaro, ad esempio. Per il denaro il greco Traianus Dellas ha girato i tacchi e lasciato la hall dell’hotel dove stava trattando l’ingaggio. In 24 ore è passato dall’allenatore in pectore dei granata, pronto a dirigere il primo allenamento in via Agosti, a uno dei tanti girovaghi del calcio in cerca di una panchina.
Impossibile, per capirci, che la famiglia Piazza abbia deciso di svenarsi per l’allenatore. Tanto più che proprio nell’intervista rilasciata alla Gazzetta dagli States, Mike e Alicia hanno lasciato intendere che si va avanti con i due giovani tecnici Max La Rosa e Andrea Tedeschi. Saranno ancora loro due sulla panchina della Reggiana al Città del Tricolore nella partita contro la Fermana. Poi, dalla trasferta dei granata a Gubbio il capo allenatore sarà Sergio Eberini. Servono i tempi tecnici perché Eberini possa essere tesserato per la Reggiana. E magari serve tempo anche ad Eberini per chiudere i rapporti con la società dilettantistica Terre Matildiche. «Con loro chiudo», è l’unica frase che l’ex portiere della Reggiana di Romano Fogli si lascia scappare al telefono con il cronista. Impossibile chiedergli quale sarà il suo ruolo: un capo allenatore a tutti gli effetti? Se così fosse, come si spiega la decisione di confermare all’interno dello staff tecnico i due traghettatori Max La Rosa e Andrea Tedeschi?
Oppure è stato scelto Eberini perché svolga quel ruolo formale che permette ai due giovani di restare in sella alla guida della prima squadra granata? Anche questa ipotesi - visto il bavaglio messo all’interessato - resta sul tavolo, anche se è difficile pensare che una personalità del calibro di Sergio Eberini possa limitarsi a un ruolo di semplice prestanome. E questo almeno per due ordini di motivi. In primo luogo per il sacrificio che la scelta fatta dall’ex portierone granata ha immediatamente comportato. Ovvero quella di lasciare del tutto il suo lavoro alle Terre Matildiche. Un lavoro a cui lui ha sempre tenuto moltissimo: perché se è vero che la sua biografia sportiva, a prima vista, potrebbe presentare un “vuoto” di quasi un decennio, è invece vero che in questo decennio, Sergio Eberini si è fatto apprezzare come educatore prima ancora che come uomo di sport. In secondo luogo, c’è da considerare la molla che lo ha spinto ad accettare questo incarico. E questa molla si chiama amore per la causa granata, è frutto di un legame che solo i calciatori di una volta (quelli senza tatuaggi per capirci) sapevano far crescere e coltivare. Più facile allora pensare che a questo punto i traghettatori diventino semplicemente tre. Tutti e tre comunque legati a quella maglia. E scusate se è poco.
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