«Volevamo prenderci i due punti ma in campo si è vista la paura»
di Adriano Arati
L’ammissione di Max Menetti: «La squadra è nuova e io devo ancora conoscerla e capirla fino in fondo Ci manca la solidità e non riesco a comprendere se sia ansia da prestazione o poca intensità»
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REGGIO EMILIA. «Ci manca solidità, e non riesco a capire se sia ansia da prestazione o poca intensità. Abbiamo sottovaluto Capo d'Orlando come Pesaro? Spero di no, visto che noi siamo più di loro squadra da bassa classifica».
Ha pochi motivi per sorridere coach Max Menetti dopo la pallidissima prestazione contro la Betaland, un brutto passo indietro dopo la bella vittoria in Eurocup contro il Galatasaray.
Cosa è successo?
«Ci manca solidità, sia mentale nel restare sempre sulla gara, sia nella concretezza. Il 18 a 44 a rimbalzo parla chiaro».
Le conseguenze quali sono?
«Nel finale abbiamo fatto un bellissimo parziale, siamo tornati sopra e poi ci siamo spenti. Ci manca questa solidità e con il passare del tempo questo ci toglie energie, fa entrare la paura».
E sembrate peggio di quello che siete?
«Quando abbiamo questi momenti diamo l’idea di essere poco impegnati, siamo pensierosi e poco concentrati e diamo l'idea di essere allo sbando».
Anche le avversarie lo percepiscono?
«Temo di sì. Capo, come Pesaro, ha messo canestri pesanti nel finale e questo forse non è un caso, diamo un'impressione anche posturale di non essere presenti».
Come si spiega il salto all'indietro rispetto alla coppa?
«Così non va bene ed è un peccato, perché dopo il Galatasaray volevamo andare avanti e mettere punti importanti per la salvezza. Con i turchi eravamo organizzati, abbiamo fatto le scelte giuste, stavolta s’è vista la paura».
Anche gli accorgimenti tattici hanno pagato poco.
«Nel terzo quarto con il quintetto leggero siamo riusciti a fare uno strappo ma la sofferenza a rimbalzo era già forte, rischiavamo di peggiorarla. Ho anche provato la zona ma i ragazzi mi sembravano spaventati».
Al di là dei risultati, avete disputato le gare più opache contro le due squadre di “bassa classifica”. Involontariamente le avete sottovalutate?
«Spero di no visto che noi siamo più di loro squadra da bassa classifica. La verità è anche io devo ancora conoscere bene questa squadra e capirla bene fino in fondo».
Le difficoltà dopo una mezza rivoluzione?
«Con Cervi fuori, dell'anno scorso ci sono Della Valle, Bonacini e Reynolds. Siamo davvero nuovi e dobbiamo conoscersi e adattarci».
Nevels e Wright sono sembrati fuori fase. Concorda?
«Da Nevels mi aspettavo qualche difficoltà di adattamento, appunto. È cambiato il livello e il ruolo: dopo sei anni da prima punta offensiva deve cambiare molto».
E Wright?
«Per lui è una questione fisica. Mercoledì in coppa ha fatto una grande gara e con Capo ha pagato lo sforzo».
La situazione della regìa la preoccupa?
«Non più del resto, anche con Capo i due ragazzi hanno fatto vedere buone cose e sinceramente siamo anche più avanti di quanto mi aspettassi a questo punto».
I risultati per ora non sorridono certo. Si sente in discussione?
«Mi sento in discussione da chi pone una domanda simile. Diversamente andrebbe chiesto alla società. Mi hanno rinnovato la fiducia? Non capisco perché avrebbe dovuto farlo».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Ha pochi motivi per sorridere coach Max Menetti dopo la pallidissima prestazione contro la Betaland, un brutto passo indietro dopo la bella vittoria in Eurocup contro il Galatasaray.
Cosa è successo?
«Ci manca solidità, sia mentale nel restare sempre sulla gara, sia nella concretezza. Il 18 a 44 a rimbalzo parla chiaro».
Le conseguenze quali sono?
«Nel finale abbiamo fatto un bellissimo parziale, siamo tornati sopra e poi ci siamo spenti. Ci manca questa solidità e con il passare del tempo questo ci toglie energie, fa entrare la paura».
E sembrate peggio di quello che siete?
«Quando abbiamo questi momenti diamo l’idea di essere poco impegnati, siamo pensierosi e poco concentrati e diamo l'idea di essere allo sbando».
Anche le avversarie lo percepiscono?
«Temo di sì. Capo, come Pesaro, ha messo canestri pesanti nel finale e questo forse non è un caso, diamo un'impressione anche posturale di non essere presenti».
Come si spiega il salto all'indietro rispetto alla coppa?
«Così non va bene ed è un peccato, perché dopo il Galatasaray volevamo andare avanti e mettere punti importanti per la salvezza. Con i turchi eravamo organizzati, abbiamo fatto le scelte giuste, stavolta s’è vista la paura».
Anche gli accorgimenti tattici hanno pagato poco.
«Nel terzo quarto con il quintetto leggero siamo riusciti a fare uno strappo ma la sofferenza a rimbalzo era già forte, rischiavamo di peggiorarla. Ho anche provato la zona ma i ragazzi mi sembravano spaventati».
Al di là dei risultati, avete disputato le gare più opache contro le due squadre di “bassa classifica”. Involontariamente le avete sottovalutate?
«Spero di no visto che noi siamo più di loro squadra da bassa classifica. La verità è anche io devo ancora conoscere bene questa squadra e capirla bene fino in fondo».
Le difficoltà dopo una mezza rivoluzione?
«Con Cervi fuori, dell'anno scorso ci sono Della Valle, Bonacini e Reynolds. Siamo davvero nuovi e dobbiamo conoscersi e adattarci».
Nevels e Wright sono sembrati fuori fase. Concorda?
«Da Nevels mi aspettavo qualche difficoltà di adattamento, appunto. È cambiato il livello e il ruolo: dopo sei anni da prima punta offensiva deve cambiare molto».
E Wright?
«Per lui è una questione fisica. Mercoledì in coppa ha fatto una grande gara e con Capo ha pagato lo sforzo».
La situazione della regìa la preoccupa?
«Non più del resto, anche con Capo i due ragazzi hanno fatto vedere buone cose e sinceramente siamo anche più avanti di quanto mi aspettassi a questo punto».
I risultati per ora non sorridono certo. Si sente in discussione?
«Mi sento in discussione da chi pone una domanda simile. Diversamente andrebbe chiesto alla società. Mi hanno rinnovato la fiducia? Non capisco perché avrebbe dovuto farlo».
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