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«Sono io il tecnico della Reggiana»

di Andrea Munari
«Sono io il tecnico della Reggiana»

Sergio Eberini vuole provare a risollevare subito i granata iniziando già dalla trasferta di Gubbio

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REGGIO EMILIA. «Sergio Eberini è il nuovo allenatore della Reggiana». Ha esordito così il direttore sportivo Giuseppe Magalini, seduto al fianco dell’indimenticato portiere della Reggiana che da ieri è ufficialmente il tecnico della prima squadra. Eberini avrà il compito di provare a risollevare la squadra dopo un difficile inizio di stagione. «La scelta è stata fatta per dare continuità al progetto tecnico iniziato alcune settimane fa. Eberini sarà a tutti gli effetti sarà l’allenatore della Reggiana sia da un punto di vista decisionale sia lavorativo assieme ai collaboratori che già sono in prima squadra - ha proseguito il ds Magalini - e lavorerà insieme al suo staff per migliorare quanto di poco positivo abbiamo fatto fino a questo momento».

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Mister, quali sono le emozioni nell’iniziare questa nuova esperienza?

«L’emozione più grossa che potessero darmi è sicuramente questa - sottolinea Eberini - ovvero chiamarmi per diventare l’allenatore della Reggiana. Quando è arrivata la proposta non ci ho pensato nemmeno un secondo prima di accettare perché sono legato con molto affetto alla Reggiana».

A chi spetterà l’ultima parola quando dovranno essere prese delle decisioni?

«Credo che il direttore Magalini sia stato molto chiaro. Io sono l’allenatore e le decisioni finali le prende l’allenatore. I due ragazzi hanno lavorato bene in questo mese e, sicuramente, con il loro entusiasmo, la mia esperienza e la nostra professionalità cercheremo di fare in modo che la squadra possa ottenere dei risultati migliori di quelli ottenuti fino a questo momento. Io però sono il responsabile nei confronti di tutto l’ambiente quindi le decisioni spettano a me».



Cercherà di lavorare anche sul piano emotivo?

«Il primo discorso che farò è su quello che vuol dire indossare questa maglia e sul rispetto che chi la indossa deve portare ai tifosi. Quando le cose vanno male lavorare a Reggio non è facile e per questo dovremmo fare tutti dei sacrifici».

Domenica era allo stadio contro la Fermana, che cosa ha visto di buono e di meno buono?

«Ho visto una squadra che ha cercato in tutti i modi di conquistare la vittoria. Ci sono stanti tanti episodi che non hanno avuto sbocco per errori tecnici. Credo che la strada sia ben indirizzata, anche se urge migliorare la fase finale che è nelle corde di questi giocatori. La squadra ha giocato un buon calcio fino al limite dell’area, però nel calcio chi non fa gol non vince».

Ha avuto modo di parlare con il presidente Piazza?

«Ci siamo sentiti, abbiamo avuto un contatto in cui mi ha fatto un in bocca al lupo per l’inizio di questa nuova avventura».

Ha uno schema predefinito di gioco oppure lo adatta in base ai giocatori che ha a disposizione?

«La mia idea è quella di confrontarmi con Max La Rosa e Andrea Tedeschi, cercando di dare il mio contributo per la risoluzione dei problemi di questa squadra. Metterò in campo buonsenso e pragmatismo perché adesso non possiamo fare voli pindarici. In questo momento la cosa fondamentale è quella di toglierci al più presto da questa situazione di classifica e poi penseremo ad altro. I due ragazzi che mi hanno preceduto hanno iniziato un progetto e cercherò di verificare insieme a loro quello che è giusto fare. Ho una mia opinione su quello che sta funzionando. Ci confronteremo assieme, anche se poi spetterà sempre a me l’ultima parola».

In questi anni ha iniziato un importante progetto nel settore giovanile delle Terre Matidiche.

«Lì avevo un ruolo di responsabilità, non ero un allenatore. Mi dispiace lasciare la società però non posso fare altrimenti. Andrò a vederli quando riesco».

La Reggiana è un sogno che si realizza?

«Ho allenato tante squadre ed è chiaro che a 63 anni non mi aspettassi questa chiamata, però non sono un vecchio rincoglionito. Sono tutti i giorni sul campo e al mattino insegno ginnastica ai bimbi delle elementari. Sono carico per questa nuova avventura e mi auguro che vada bene perché sono parte del territorio e della città».

Il suo ricordo dello scudetto vinto con la Berretti?

«In quella squadra c’erano giocatori importanti, come Andrea Costa anche se la stella era Benjamin e allora ci si scontrava anche contro le formazioni di serie A. Sono stato fortunato ad avere quella squadra».

Le partite si vincono segnando un gol in più o prendendone uno in meno?

«Dobbiamo cercare di vincere senza subire gol. Non dobbiamo fare discorsi estetici perché la nostra situazione non ce lo consente. Dobbiamo essere pragmatici, poi quando giochiamo in casa possiamo anche esagerare, ma il primo obiettivo è fare risultato».

Entrando nello spogliatoio dovrà andare a destra in quello degli allenatori e non a sinistra dove stanno i giocatori.

«Voglio vedere chi è seduto in quello che è stato il mio posto, perché per cinque anni nessuno si poteva avvicinare al mio attaccapanni. Sarà emozionante, ma non sono un vecchio nostalgico e cercherò di trasmettere il mio credo: quando si indossa la maglia della Reggiana bisogna dare tutto quello che si ha».
 

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