Gazzetta di Reggio

Sport

«Orgoglioso della possibilità che mi è stata data»

«Orgoglioso della possibilità che mi è stata data»

Marco Bertacchi prende in mano la formazione Berretti al suo quarto anno nel settore giovanile

2 MINUTI DI LETTURA





REGGIO EMILIA. «Appena si paventava la possibilità di confermare in prima squadra Tedeschi e La rosa con Eberini, in Berretti si è deciso di virare su Marco Bertacchi perché, oltre alla competenza tecnica, dava continuità al lavoro impostato in estate da Max e Teddy». Davide Caprari, responsabile del settore giovanile granata, introduce così il nuovo tecnico Marco Bertacchi. Poi è Bertacchi stesso a proseguire. «Alleno da 10 anni e sono da 4 alla Reggiana dove ho iniziato come preparatore atletico e coordinativo nelle categorie inferiori, esordienti 2002 e giovanissimi regionali 2001; l’anno successivo ero collaboratore e preparatore tecnico in Berretti con mister Salmi e l’anno scorso con Paolo Zanetti e Cris Giglioli, oltre ad istruttore in Accademia dei 2006; quest’anno ho iniziato in Berretti come preparatore atletico, responsabile dei preparatori atletici della Reggiana ed istruttore dei 2007, poi è arrivata questa richiesta inattesa che mi rende felice». Radici a Migliara, il neo tecnico fa il punto della Berretti senza dimenticare le origini. «La prima volta mi avvicinai alla Reggiana negli anni ’90, quando uno dei miei zii alla Tricolore Marola portò la squadra in ritiro in montagna. È motivo d’orgoglio esser qua da quando mi chiesero di lavorare per una società così gloriosa e ricca di storia, che trova una passione davvero radicata in montagna. Ho avuto la grande opportunità di collaborare con cinque tecnici molto bravi che mi hanno insegnato tanto, piccoli insegnamenti che cercherò di portare sul campo per offrire ai ragazzi un ruolo adeguato anche alle loro richieste». In ultimo lo sguardo agli obiettivi, partendo dai talenti che stanno uscendo dalla Berretti come Zaccariello, Manfroni, Sarli, De Santis o Rocco. «Mi è stato chiesto di provare più giocatori possibili per farli rendere al massimo nell’aspetto tecnico, tattico, mentale e atletico e, conoscendo La Rosa e Tedeschi, posso improntare il mio lavoro in modo simile alla prima squadra. Ci sono giocatori interessanti, qualcuno più maturo come Zaccariello, ma molti possono arrivare a palcoscenici importanti direttamente in Lega Pro o passando tra i Dilettanti. Su Rocco temevo che il calcio italiano lo mettesse ai margini perché non è strutturato, ma ha caratteristiche uniche che lo rendono interessante». (j.p.)

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google