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Reggiana, Eberini vuole ridare serenità alla squadra

di Cristiana Filippini
Reggiana, Eberini vuole ridare serenità alla squadra

Il tecnico a Gubbio sarà per la prima volta alla guida dei granata: «Dobbiamo tornare al gol, altrimenti gli attaccanti soffriranno»

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REGGIO EMILIA. Sergio Eberini ha ereditato almeno due cose dalla coppia La Rosa - Tedeschi: la guida della prima squadra e un’infermeria piena.

Facciamo il punto sugli infortunati.

«Spanò non ha recuperato e per Rozzio e Rosso stanno ancora facendo delle indagini».

Come si è rapportato con La Rosa e Tedeschi?

«Ci siamo confrontati spesso per trovare le cose migliori da fare con questo modulo. Qualche consiglio l’ho dato perché secondo me in questo momento la squadra ha bisogno di sicurezza e non di creatività».

Come è trascorsa la prima settimana in granata?

«È stata una settimana di conoscenze. Non c’è stato molto tempo per fare di più se non continuare sulla strada intrapresa da La Rosa e Tedeschi. Abbiamo cercato di inculcare una mentalità più aggressiva che forse è quello che manca. Poi abbiamo lavorato molto sulla fase offensiva».

Ha lavorato sulla testa?

«Ho parlato con loro per cercare di trasmettere la fede granata. Sono i primi ad essere coscienti che il momento non è bello. Serve fare risultato per ritrovare un po’ di serenità».

Dove deve migliorare questa squadra?

«È prematuro dirlo, non solo il mago Otelma. Battute a parte, ho cercato di lavorare sugli aspetti che secondo me venivano a mancare e cioè la fase offensiva, cercando di semplificare il gioco».

Proverà un po’ di emozione sedendosi in panchina e ripensando alla sua carriera in granata?

«Non ho un’ampiezza mentale così elevata - dice ridendo Eberini - da riuscire a collegare il passato con il presente. Un po’ di emozione è logico che ci sarà».

Come quella che ha provato entrando nello spogliatoio?

«Nello spogliatoio è cambiato tutto, soprattutto gli interpreti, i ricordi rimangono legati alle figure di allora. Però sono entrato nello spogliatoio anche per parlare con i ragazzi, e dopo una certa diffidenza iniziale, ho cercato di trasmettere un po’ di serenità».

È entrato nello spogliatoio per vedere chi aveva preso il suo posto.

«C’è Facchin, è lui ad avermi rubato l’attaccapanni».

Come hanno preso La Rosa e Tedeschi il suo arrivo?

«Abbiamo un buon rapporto. Io devo mitigare gli ardori giovanili. Ma anche la persona che se vede qualcosa che non va bene deve intervenire con loro. Dobbiamo trovare il gol quanto prima altrimenti gli attaccanti sono destinati a soffrire».
 

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