Due ds (e pochi soldi) per una squadra da rifare
Subentrato a Grammatica, Magalini ha assemblato una squadra che mostra lacune in ogni reparto
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REGGIO EMILIA. Mentre Alicia e Mike Piazza - anche da remoto - continuano a modificare l’organigramma della società, il campionato impietoso mette ogni domenica di più la Reggiana davanti alle proprie magagne.
Arriverà il greco e non si sa se porterà doni, di certo quello che aveva portato al suo debutto - ovvero l’ex campione d’Europa Traianus Dellas nelle vesti di possibile nuovo allenatore al posto di Menichini - alla vice presidente granata non era piaciuto. Al punto che aveva scaravoltato il tavolo di una trattativa già conclusa dando il via all’era low-cost del duo composto da Max La Rosa e Andrea Tedeschi che domenica scorsa hanno a loro volta lasciato il posto a Sergio Eberini, chiamato d’urgenza al capezzale di una squadra che il portierone non ha mai smesso da amare. Si capisce già da questa sequenza di avvenimenti che quel che manca alla Reggiana è soprattutto una società.
Non dev’essere facile, per i giocatori andare in campo ogni domenica senza sentire la presenza della dirigenza. E a questo punto della stagione non bastano nemmeno più i dai c’andom sbiascicati dal Mike più noto di Reggio Emilia. Basterà Philipakos? Difficile a dirlo. Perché oltre agli aspetti societari a rendere preoccupante la situazione della Reggiana ci sono anche gli aspetti tecnici. Aspetti che investono sicuramente il ruolo del tecnico attualmente in panchina. Ma non solo: l’impressione è che Sergio Eberini possa fare ben poco con una squadra che è stata sicuramente allestita in economia dall’attuale direttore sportivo Magalini.
Già, anche questo è un paradosso quasi esclusivamente granata. Con ogni probabilità la Reggiana è oggi l’unica società del calcio professionistico ad avere al proprio libro paga addirittura due direttori sportivi, se consideriamo anche Andrea Grammatica che - pur essendo stato sollevato dal suo incarico - è ancora oggi, a tutti gli effetti un tesserato della Reggiana. Ma tant’è: due direttori sportivi possono fare ben poco se non ci sono soldi. Il caso della rinuncia a Favasuli, nelle settimane scorse aveva messo a nudo questa difficoltà e soprattutto aveva evidenziato come anche il ds in carica, Magalini, abbia davvero poche frecce (e forse anche abbastanza spuntate) nella sua faretra.
Arriverà il greco e non si sa se porterà doni, di certo quello che aveva portato al suo debutto - ovvero l’ex campione d’Europa Traianus Dellas nelle vesti di possibile nuovo allenatore al posto di Menichini - alla vice presidente granata non era piaciuto. Al punto che aveva scaravoltato il tavolo di una trattativa già conclusa dando il via all’era low-cost del duo composto da Max La Rosa e Andrea Tedeschi che domenica scorsa hanno a loro volta lasciato il posto a Sergio Eberini, chiamato d’urgenza al capezzale di una squadra che il portierone non ha mai smesso da amare. Si capisce già da questa sequenza di avvenimenti che quel che manca alla Reggiana è soprattutto una società.
Non dev’essere facile, per i giocatori andare in campo ogni domenica senza sentire la presenza della dirigenza. E a questo punto della stagione non bastano nemmeno più i dai c’andom sbiascicati dal Mike più noto di Reggio Emilia. Basterà Philipakos? Difficile a dirlo. Perché oltre agli aspetti societari a rendere preoccupante la situazione della Reggiana ci sono anche gli aspetti tecnici. Aspetti che investono sicuramente il ruolo del tecnico attualmente in panchina. Ma non solo: l’impressione è che Sergio Eberini possa fare ben poco con una squadra che è stata sicuramente allestita in economia dall’attuale direttore sportivo Magalini.
Già, anche questo è un paradosso quasi esclusivamente granata. Con ogni probabilità la Reggiana è oggi l’unica società del calcio professionistico ad avere al proprio libro paga addirittura due direttori sportivi, se consideriamo anche Andrea Grammatica che - pur essendo stato sollevato dal suo incarico - è ancora oggi, a tutti gli effetti un tesserato della Reggiana. Ma tant’è: due direttori sportivi possono fare ben poco se non ci sono soldi. Il caso della rinuncia a Favasuli, nelle settimane scorse aveva messo a nudo questa difficoltà e soprattutto aveva evidenziato come anche il ds in carica, Magalini, abbia davvero poche frecce (e forse anche abbastanza spuntate) nella sua faretra.
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