Lewis capitolo 4 Campione oltre le sfortune altrui
Hamilton entra nell’Olimpo dei grandi della F1 Ferrari: l’affidabilità è un problema da risolvere
3 MINUTI DI LETTURA
CITTÀ DEL MESSICO (Messico). Il film del Lewis IV è un capolavoro di classe, orgoglio, forza. E voglia di riscatto, tremenda voglia di riscatto. Quella che ha portato Sua Maestà Hamilton a (ri) prendersi la scena dopo il trionfo 2016 di Nico Rosberg. Quella che lo ha trascinato, dopo gli affanni delle prime settimane, a prendersi e poi blindare definitivamente la vetta della classifica in una seconda metà di stagione vissuta da autentico tiranno. Prima della pausa estiva, l’inglese di origini caraibiche che da piccolo sognava di emulare le gesta dell’idolo Ayrton Senna accusava un ritardo di 14 punti dalla rigenerata Ferrari di Sebastian Vettel. Dopo le vacanze, a partire dal Belgio, Lewis ha trovato il giusto equilibrio e monopolizzato i riflettori, respingendo l’assalto di tutti gli antagonisti. Le Rosse in primis, ovviamente, ma anche rimettendo al proprio posto Valtteri Bottas che nella prima parte dell’anno un pensierino al titolo lo aveva fatto.
Un autentico sacrilegio, per il campione di Stevenage che quest’anno non ammetteva fallimenti dopo aver dovuto inghiottire il titolo di Rosberg lasciandogli le copertine. E per raggiungere il quarto titolo iridato, diventato matematico a Città del Messico in una giornata complicata e con due gare di anticipo, Hamilton ha sfruttato al massimo la potenza della W08 e fatto tesoro degli errori pagati lo scorso anno e nella prima metà della stagione, quei blackout che a volte hanno segnato le performance del pilota più “star” (fuori e dentro il circuito) della Formula 1. Si dibatterà a lungo se al trionfo di Lewis abbiano contribuito in maniera decisiva i problemi di affidabilità accusati dal Cavallino nel momento clou dell’anno. Corretto tenerne conto, ma non va dimenticato che nei momenti del “testa a testa” Hamilton ha saputo prevalere in quelli che sono stati veri e propri atti di forza: si pensi al finale del Belgio, o a Monza. E persino a Singapore, dove il britannico è stato abile a sfruttare il patatrac Ferrari-Verstappen che ha cambiato il destino di una gara che sembrava ormai prenotata da Vettel. Perché, non scordiamolo, la fortuna strizza gli occhi agli audaci. E i numeri non mentono: le nove vittorie della sua Mercedes sono lì a dimostrarlo.
Insomma, Hamilton ha meritato il titolo, e va riconosciuto senza riserve. Anche perché ha dovuto fare i conti con una Rossa capace di tenere il ritmo Mercedes spesso e volentieri ma nel complesso ancora immatura per il salto di qualità definitivo. E la pazza voglia di mettere le mani anche sul prossimo Mondiale, che i bookie già gli assegnano, non può che fare bene allo spettacolo del Circus, perché davanti a sé il campione 2017 lanciato all’inseguimento dei sette sigilli del mito Schumacher si troverà rivali ulteriormente saliti di livello. Le Ferrari, naturalmente, con Vettel che come l’inglese va in cerca della quinta corona. Ma anche una Red Bull apparsa decisamente in crescita e, chissà, una McLaren che ha promesso a Fernando Alonso di consentirgli di battagliare per il podio.
Un autentico sacrilegio, per il campione di Stevenage che quest’anno non ammetteva fallimenti dopo aver dovuto inghiottire il titolo di Rosberg lasciandogli le copertine. E per raggiungere il quarto titolo iridato, diventato matematico a Città del Messico in una giornata complicata e con due gare di anticipo, Hamilton ha sfruttato al massimo la potenza della W08 e fatto tesoro degli errori pagati lo scorso anno e nella prima metà della stagione, quei blackout che a volte hanno segnato le performance del pilota più “star” (fuori e dentro il circuito) della Formula 1. Si dibatterà a lungo se al trionfo di Lewis abbiano contribuito in maniera decisiva i problemi di affidabilità accusati dal Cavallino nel momento clou dell’anno. Corretto tenerne conto, ma non va dimenticato che nei momenti del “testa a testa” Hamilton ha saputo prevalere in quelli che sono stati veri e propri atti di forza: si pensi al finale del Belgio, o a Monza. E persino a Singapore, dove il britannico è stato abile a sfruttare il patatrac Ferrari-Verstappen che ha cambiato il destino di una gara che sembrava ormai prenotata da Vettel. Perché, non scordiamolo, la fortuna strizza gli occhi agli audaci. E i numeri non mentono: le nove vittorie della sua Mercedes sono lì a dimostrarlo.
Insomma, Hamilton ha meritato il titolo, e va riconosciuto senza riserve. Anche perché ha dovuto fare i conti con una Rossa capace di tenere il ritmo Mercedes spesso e volentieri ma nel complesso ancora immatura per il salto di qualità definitivo. E la pazza voglia di mettere le mani anche sul prossimo Mondiale, che i bookie già gli assegnano, non può che fare bene allo spettacolo del Circus, perché davanti a sé il campione 2017 lanciato all’inseguimento dei sette sigilli del mito Schumacher si troverà rivali ulteriormente saliti di livello. Le Ferrari, naturalmente, con Vettel che come l’inglese va in cerca della quinta corona. Ma anche una Red Bull apparsa decisamente in crescita e, chissà, una McLaren che ha promesso a Fernando Alonso di consentirgli di battagliare per il podio.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
