«Non dobbiamo trovare scuse ma reagire subito»
di Adriano Arati
L’ala biancorossa Manu Markoishvili non si nasconde «Non sto giocando al mio livello soprattutto in attacco»
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REGGIO EMILIA. «Siamo insieme da poco tempo? È la cosa più facile da dire, quella che permette di trovare una scusa. Noi non abbiamo bisogno di scuse, noi dobbiamo reagire».
Scaccia subito le attenuanti Manuchar Markoisvhvili, dopo la quinta sconfitta consecutiva in campionato della sua Grissin Bon.
Com’è il vostro umore?
«Bene è una parola difficile da dire adesso, ci stiamo provando. Non è un momento facile per noi, non riusciamo a fare due partite buone in fila, facciamo tantissima fatica e soprattutto commettiamo tanti errori difensivi».
È preoccupato?
«Ci sono ancora tante partite, è difficile per ora fare commenti e dire cose positive. Non riusciamo a giocare mai bene tutti insieme, come squadra facciamo fatica».
È una questione di tempo? Dovete ancora conoscervi?
«È la cosa più facile da dire quella che permette di trovare scusa. Noi non dobbiamo trovare scuse, dobbiamo capire che bisogna reagire, dobbiamo diventare più duri più cattivi».
Potete farlo?
«Siamo una buona squadra con un buonissimo allenatore, con questa base possiamo andare avanti per tutto il campionato facendo bene».
L’inizio negativo ha tolto entusiasmo?
«In realtà abbiamo sbagliato due partite in casa, con Pesaro e Capo d’Orlando. Sono quelle le due partite che ci tagliano le gambe. Non è finita anzi, c’è ancora tutto da fare».
I momenti buoni non vi mancano, ma poi vi spegnete. Cosa vi succede?
«Manca stabilità, tutti i giocatori devono essere coinvolti, noi abbiamo sempre solo uno o due giocatori che rendono. E questo diventa un problema soprattutto fuori casa, quando gli avversari mettono la testa avanti».
È il film della gara di Trento?
«Secondo me abbiamo fatto una buona partita per quasi tre quarti, ma nell’ultimo periodo ci sono stati tantissimi errori e li abbiamo pagati tutti».
Mercoledì siete di nuovo in campo. Bene o male?
«Secondo me è meglio tornare subito a giocare, soprattutto in casa. Sinora abbiamo fatto più viaggi che allenamenti, ora abbiamo un’occasione per mettere a posto le cose».
Il tempo scarseggia, però. O no?
«È vero, c’è poco tempo per preparare il match ma in casa oltre alle motivazioni abbiamo il nostro sesto uomo, il nostro pubblico».
A Trento ha parlato molto coi compagni. A Reggio serve un leader. Deve esserlo lei?
«Tutto quello che ho detto vale prima di tutto per me, io non sto facendo le cose che devo fare, soprattutto in attacco. Non parlo di leadership, in questa squadra ci sono tanti buoni giocatori e non credo in squadre costruite su un solo elemento».
Parla del suo rendimento singolo?
«Non sto giocando al mio livello. Non trovo il ritmo in attacco, non segno i tiri disegnati per me. Non parlo delle forzature in emergenza, ma dei tiri pensati per me. Io quelli devo metterli».
E in difesa?
«Penso di aver meno problemi. Comunque io ci credo e vado avanti, in attacco è così, possono esserci alti e bassi».
Torniamo al suo status di veterano. È un ruolo che sente?
«Se durante il gioco credo di poter aiutare un compagno con un suggerimento lo faccio. Se io vedo qualcosa che non funziona lo dico a un giovane come a un veterano. E mi aspetto che gli altri lo facciano con me. Ho sempre fatto così ovunque io sia stato, una squadra funziona così».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Scaccia subito le attenuanti Manuchar Markoisvhvili, dopo la quinta sconfitta consecutiva in campionato della sua Grissin Bon.
Com’è il vostro umore?
«Bene è una parola difficile da dire adesso, ci stiamo provando. Non è un momento facile per noi, non riusciamo a fare due partite buone in fila, facciamo tantissima fatica e soprattutto commettiamo tanti errori difensivi».
È preoccupato?
«Ci sono ancora tante partite, è difficile per ora fare commenti e dire cose positive. Non riusciamo a giocare mai bene tutti insieme, come squadra facciamo fatica».
È una questione di tempo? Dovete ancora conoscervi?
«È la cosa più facile da dire quella che permette di trovare scusa. Noi non dobbiamo trovare scuse, dobbiamo capire che bisogna reagire, dobbiamo diventare più duri più cattivi».
Potete farlo?
«Siamo una buona squadra con un buonissimo allenatore, con questa base possiamo andare avanti per tutto il campionato facendo bene».
L’inizio negativo ha tolto entusiasmo?
«In realtà abbiamo sbagliato due partite in casa, con Pesaro e Capo d’Orlando. Sono quelle le due partite che ci tagliano le gambe. Non è finita anzi, c’è ancora tutto da fare».
I momenti buoni non vi mancano, ma poi vi spegnete. Cosa vi succede?
«Manca stabilità, tutti i giocatori devono essere coinvolti, noi abbiamo sempre solo uno o due giocatori che rendono. E questo diventa un problema soprattutto fuori casa, quando gli avversari mettono la testa avanti».
È il film della gara di Trento?
«Secondo me abbiamo fatto una buona partita per quasi tre quarti, ma nell’ultimo periodo ci sono stati tantissimi errori e li abbiamo pagati tutti».
Mercoledì siete di nuovo in campo. Bene o male?
«Secondo me è meglio tornare subito a giocare, soprattutto in casa. Sinora abbiamo fatto più viaggi che allenamenti, ora abbiamo un’occasione per mettere a posto le cose».
Il tempo scarseggia, però. O no?
«È vero, c’è poco tempo per preparare il match ma in casa oltre alle motivazioni abbiamo il nostro sesto uomo, il nostro pubblico».
A Trento ha parlato molto coi compagni. A Reggio serve un leader. Deve esserlo lei?
«Tutto quello che ho detto vale prima di tutto per me, io non sto facendo le cose che devo fare, soprattutto in attacco. Non parlo di leadership, in questa squadra ci sono tanti buoni giocatori e non credo in squadre costruite su un solo elemento».
Parla del suo rendimento singolo?
«Non sto giocando al mio livello. Non trovo il ritmo in attacco, non segno i tiri disegnati per me. Non parlo delle forzature in emergenza, ma dei tiri pensati per me. Io quelli devo metterli».
E in difesa?
«Penso di aver meno problemi. Comunque io ci credo e vado avanti, in attacco è così, possono esserci alti e bassi».
Torniamo al suo status di veterano. È un ruolo che sente?
«Se durante il gioco credo di poter aiutare un compagno con un suggerimento lo faccio. Se io vedo qualcosa che non funziona lo dico a un giovane come a un veterano. E mi aspetto che gli altri lo facciano con me. Ho sempre fatto così ovunque io sia stato, una squadra funziona così».
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