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Reggiana, l’ottimismo del Ceo Ted Philipakos

di Andrea Munari
Reggiana, l’ottimismo del Ceo Ted Philipakos

«La situazione di classifica non mi spaventa, è una sfida per ricostruire il progetto del club»

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REGGIO EMILIA. Il primo pensiero di Ted Philipakos nel momento della sua presentazione ufficiale come Ceo della Reggiana è per le vittime di New York «Una città che conosco bene, che ci è molto vicina e in cui abbiamo molti tifosi».

Quale sarà il suo raggio d’azione nella Reggiana?

«Sarò il responsabile delle decisioni che verranno prese all’interno della Reggiana insieme a Mike e Alicia. Collaborerò con il ds per quello che riguarda il campo e dovrò sviluppare il marchio Reggiana nell’aspetto commerciale, nel marketing e nella comunicazione».

Che cosa è cambiato nell’ultimo mese che l’ha portata ad accettare un ruolo nel club?

«Ho iniziato durante l’estate ad essere un consulente. Sono stato loro vicino fino ad assumere ora un ruolo ufficiale. Non ricordo di aver detto un mese fa che non avevamo trovato un accordo».

Che situazione ha trovato e quale obiettivo vuole raggiungere?

«Il punto di partenza è l’identità del marchio e la comunità di tifosi. Credo che ci sia un grande valore come base di partenza».

Ci saranno degli investimenti a gennaio?

«Le decisioni sportive sono del ds e io sarò al suo fianco. Sui possibili investimenti non sarò il diretto responsabile delle scelte, ma le farò con il presidente e con la divisione preposta al controllo del budget».

Si è dato un lasso di tempo per far quadrare i conti?

«Sono appena e devo ancora guardare bene tutta la situazione».

Può essere anche un tramite per nuovi investitori?

«Ogni investitore è attratto dalle persone che sanno fare il proprio lavoro e non dal fatto che abbiano una caratura internazionale o locale».

Come si uniscono la mentalità americana e italiana?

«Il Venezia è la dimostrazione che l’unione può funzionare bene. È fondamentale che ci arriva non pensi che tutto quello che c’è è sbagliato».

È la sua seconda esperienza in Italia, è spaventato o maggiormente responsabilizzato?

«Ho trovato il club in una situazione di classifica diversa, ma a Venezia quando sono arrivato la squadra era stata appena promossa dalla serie D e poi ha fatto una splendida stagione. Non sono spaventato dalla situazione. È una sfida per la ricostruzione del progetto Reggiana».

Che cosa ha causato la separazione dal Venezia?

«Ho avuto dei problemi con il presidente e ho preferito lasciare per non rovinare il ricordo di una stagione incredibile».

Come spiega il mancato arrivo di Dellas?

«Credo ci sia stata confusione nella comunicazione tra le parti. Dellas era la mia scelta e sono convinto che fosse l’uomo giusto al momento giusto, con carattere e le giuste idee tattiche».

Che cosa ha detto alla squadra?

«Seguo la squadra da tempo, gli ho detto che non sono solo un uomo d’ufficio e possono trovare in me una persona che capisce il momento. Sono certo che la situazione si possa risolvere».
 

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