Il portiere Luca Fava festeggia le 500 presenze
di Andrea Vaccari
Calcio Promozione, il giocatore oggi alla Biancazzurra ha esordito nel 1998 «Tra le vittorie più belle di certo quella al Torneo della Montagna con il Gatta»
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POVIGLIO. Da quasi vent’anni rappresenta per gli attaccanti un muro difficilmente valicabile, attaccanti che si trovano davanti un portiere altissimo e soprattutto molto forte tra i pali. Luca Fava, con la partita disputata mercoledì a Borgo San Donnino con la sua Biancazzurra, ha raggiunto quota 500 presenze nei dilettanti, tra campionato e coppa. Proviamo a ripercorrere insieme a Fava questa lunga carriera che lui stesso auspica di far durare ancora a lungo.
Come ha fatto a tenere il conto?
«Sapevo da tempo di essere vicino a quota 500 grazie a mia madre che da quando gioco ha sempre compilato un quaderno con le mie presenze, dall’ottobre del 1998 a oggi. Senza infortuni sarebbero state ben di più».
Qual è il suo bilancio?
«Sono contento, sono riuscito a togliermi diverse soddisfazioni. Ma non posso negare che ci sia anche qualche rimpianto, a parte gli infortuni: il primo è sicuramente quello di non essermi giocato certe possibilità con la giusta mentalità. La testa che ho oggi non è certo quella di quando ero un ragazzo. In generale ho sempre cercato di dare il massimo e di curarmi bene».
Non si può che partire dalla Povigliese, per la quale è stato una bandiera.
«Non è mai facile essere profeti in patria, quando si sbaglia si finisce subito sotto accusa. Ma sono stati anni belli, mi dispiace solo di non essere riuscito a conquistare l’Eccellenza, che avremmo meritato. Se non altro posso dire di non essere mai retrocesso sul campo con la squadra del mio paese: quando è successo, ero infortunato».
Fidenza e Luzzara?
«A Fidenza mi hanno insegnato a diventare un giocatore. Mi allenavo con dei professionisti. A Luzzara è stata un’apoteosi: oltre a passare dalla Prima all’Eccellenza, conquistando 180 punti in tre anni. Peccato per l’amara retrocessione dell'anno scorso».
Oggi lotta per la salvezza alla Biancazzurra.
«Dopo un inizio delicato stiamo trovando la strada giusta e stiamo giocando alla pari con tutte. La partenza è stata pesante, ma siamo riusciti a metterci delle squadre alle spalle».
Al suo attivo ha già diversi anni da preparatore.
«Ho allenato i giovani portieri della Reggiana per dieci anni. A portarmi fu Marco Lancetti, dopo un'amichevole contro la Povigliese. Ho un ricordo splendido di quegli anni, di persone e professionisti esemplari come Eberini, Rapaccioli e tanti altri. Un’altra soddisfazione è la vittoria al Torneo della Montagna con il Gatta».
Aspettiamo a scrivere la parola “fine”?
«Sì, finché starò bene giocherò, anche fino ai 40 anni».
Come ha fatto a tenere il conto?
«Sapevo da tempo di essere vicino a quota 500 grazie a mia madre che da quando gioco ha sempre compilato un quaderno con le mie presenze, dall’ottobre del 1998 a oggi. Senza infortuni sarebbero state ben di più».
Qual è il suo bilancio?
«Sono contento, sono riuscito a togliermi diverse soddisfazioni. Ma non posso negare che ci sia anche qualche rimpianto, a parte gli infortuni: il primo è sicuramente quello di non essermi giocato certe possibilità con la giusta mentalità. La testa che ho oggi non è certo quella di quando ero un ragazzo. In generale ho sempre cercato di dare il massimo e di curarmi bene».
Non si può che partire dalla Povigliese, per la quale è stato una bandiera.
«Non è mai facile essere profeti in patria, quando si sbaglia si finisce subito sotto accusa. Ma sono stati anni belli, mi dispiace solo di non essere riuscito a conquistare l’Eccellenza, che avremmo meritato. Se non altro posso dire di non essere mai retrocesso sul campo con la squadra del mio paese: quando è successo, ero infortunato».
Fidenza e Luzzara?
«A Fidenza mi hanno insegnato a diventare un giocatore. Mi allenavo con dei professionisti. A Luzzara è stata un’apoteosi: oltre a passare dalla Prima all’Eccellenza, conquistando 180 punti in tre anni. Peccato per l’amara retrocessione dell'anno scorso».
Oggi lotta per la salvezza alla Biancazzurra.
«Dopo un inizio delicato stiamo trovando la strada giusta e stiamo giocando alla pari con tutte. La partenza è stata pesante, ma siamo riusciti a metterci delle squadre alle spalle».
Al suo attivo ha già diversi anni da preparatore.
«Ho allenato i giovani portieri della Reggiana per dieci anni. A portarmi fu Marco Lancetti, dopo un'amichevole contro la Povigliese. Ho un ricordo splendido di quegli anni, di persone e professionisti esemplari come Eberini, Rapaccioli e tanti altri. Un’altra soddisfazione è la vittoria al Torneo della Montagna con il Gatta».
Aspettiamo a scrivere la parola “fine”?
«Sì, finché starò bene giocherò, anche fino ai 40 anni».
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