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Castagnetti: «La squadra è sgonfia mentalmente»

di Ginevra del Bene Errico
Castagnetti: «La squadra è sgonfia mentalmente»

Rugby Eccellenza, il vice presidente dei Diavoli analizza il momento negativo «Chi ha in mano lo spogliatoio deve capire da dove nascono i nostri problemi»

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REGGIO EMILIA. «Lasciate ogni speranza o voi che entrate». Questa dovrebbe essere la frase che nasce nella mente degli avversari quando varcano le porte del Mirabello. Eppure i Diavoli in queste prime 5 giornate di campionato non sono riusciti a portare nessuno all’inferno, anzi a rimanere prigionieri, relegati all’ultimo gradino della classifica, ci sono proprio loro. Un brutto momento questo per i reggiani che tuttavia hanno la possibilità di alzare la testa proprio domenica alle 15 allo Stadio Mirabello. Ad arrivare a Reggio Emilia la Lazio che, in ottava posizione, può essere una deliziosa preda per i rossoneri.

Il match è abbordabile per gli atleti di Roberto Manghi, quelli che però hanno fatto emozionare l’anno scorso contro Rovigo e Viadana, quelli che hanno sfiorato la vittoria in casa del Calvisano, quelli che hanno spento le Fiamme Oro, quelli che avevano grinta, fame e voglia di dimostrare il proprio valore.

«Non riesco a capire l’origine di questo malessere dall’inizio - commenta il vice presidente Gian Battista Castagnetti - Vedo una squadra sgonfia dal punto di vista mentale, anche se più forte rispetto agli anni scorsi. Il risultato negativo ci può stare, ed è innegabile che il calendario abbia dettato delle condizioni proibitive per le prime tre partite, però quando abbiamo perso ci sono stati risultati troppo pesanti. Non so quale sia il problema, a questo punto lo definirei un male oscuro. Chi ha il polso della squadra deve capire nello spogliatoio se è un fattore mentale, di gambe o di determinazione. Questo lo sanno gli allenatori e gli atleti. Una squadra come la nostra però deve girare, le potenzialità ci sono, soprattutto in casa deve tirare fuori qualcosa in più».

Che partita sarà quella contro la Lazio?

«Sarà una partita dura e dobbiamo esserne consapevoli. Loro giocano bene al largo e non ci daranno tregua, sarà fondamentale bilanciare questa condizione con gli avanti. Perdere vorrebbe dire entrare in una crisi reale. La prima fase l’abbiamo superata, sapevamo che ne saremmo usciti con fatica, ma essere convalescenti è un discorso, ammalati è un altro. Perdere vuol dire che il team è malato. Il primo obiettivo è farci valere a casa nostra, cercare qualcosa di più e fare un gioco di squadra. È fondamentale ritrovare la puntualità nel passaggio, nel placcaggio, nelle touche e nel movimento. Io ci credo che la squadra si riprenda, ma non possiamo mostrare il nostro orgoglio quando le partite sono già compromesse, cominciando a giocare a 10 minuti dalla fine».

Come comportarsi allora?

«Le soluzioni si trovano in spogliatoio, con chi ha il polso della situazione. Io sono sconcertato, forse col fatto che non ci sono retrocessioni qualche giocatore si tira indietro. Ho visto prestazioni completamente diverse rispetto all’anno scorso, soprattutto dagli avanti. Avendo perso anche Florian Cazenave forse manca un po’ di leadership. Prima c’era Bezzi, poi Mandelli, ora? La mischia e la touche non vanno. Questo è il nostro gioco da anni e adesso non riusciamo più a farlo. Dove fino all’anno scorso mettevamo in difficoltà tutte le avversarie, ora siamo più deboli».

A settembre si parlava di playoff.

«Il mio carattere mi porta a vedere il bicchiere sempre mezzo vuoto, non mi sarei esposto così tanto. Preferisco tenere un profilo basso e poi superarlo. Ci siamo rinforzati rispetto all’anno scorso, ma le nostre mire sono altre. Questa situazione sta facendo perdere entusiasmo anche ai nostri tifosi. La mia non è una polemica, anzi, ma sono quello che ci sta più male nel vedere la squadra in queste condizioni. La botte c’è, ora bisogna tirarne fuori il vino».



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