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«Ora che siamo sereni dobbiamo lavorare sulla fase offensiva»

di Cristiana Filippini
«Ora che siamo sereni dobbiamo lavorare sulla fase offensiva»

BOLZANO. La Reggiana esce dal Druso con un un punto che serve per il morale, per la classifica e per dare continuità alle ultime due vittorie. Un’analisi che trova d’accordo il tecnico granata Sergio...

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BOLZANO. La Reggiana esce dal Druso con un un punto che serve per il morale, per la classifica e per dare continuità alle ultime due vittorie. Un’analisi che trova d’accordo il tecnico granata Sergio Eberini. «Nel primo tempo - spiega l’allenatore - avevamo affrettato alcune giocate e sembrava che loro non aspettassero altro per prendere palla e ripartire. Episodio del loro gol a parte, mi piace sottolineare il fatto che se c’è stata una squadra che nella ripresa ha provato a vincere quella è stata la Reggiana. Abbiamo provato a vincere una partita che all’inizio sembrava compromessa».

Un pareggio che la soddisfa?

«Assolutamente. La prestazione è stata sulla falsariga delle altre. Ci siamo rasserenati e abbiamo giocato un buon calcio. Dobbiamo migliorare la fase offensiva perché non abbiamo avuto molto tempo per lavorarci».

Nel secondo tempo Carlini partiva molto basso.

«Volevamo uscire da dietro con la palla e lui e Genevier hanno preso in mano il del gioco. I ragazzi hanno fatto tutto il possibile per arrivare alla vittoria».

Napoli e non Cesarini dal primo minuto?

«Abbiamo parlato con Cesarini e lui è il primo a sapere di non essere in un buon momento ma rimane un capitale importante. È partito dalla panchina ma quando è sceso in campo ha dato tutto quello che aveva. Detto questo, non ci sono preclusioni verso nessuno e sono gli allenamenti che fanno la formazione».

Cosa non le è piaciuto del primo tempo?

«Cercavamo di fare subito la giocata senza ragionare».

Qualcosa sul gol subito non ha funzionato.

«Siamo stati troppo piatti e non siamo “scappati”. Il fuorigioco non c’entra, c’entra l'atteggiamento che in quel momento era sbagliato».

Si può dire di essere fuori dalla crisi?

«Sarà la prossima partita a dirlo. Ogni domenica è un esame».

Avete iniziato con il 4-3-3: perché questo cambio dopo solo una settimana?

«Non era certamente l'ideale, però avevamo preparato bene le pressioni».

L’errore da non fare adesso è quello di pensare di aver risolto tutti i problemi.

«Non ne parliamo proprio anche perché di problemi da risolvere ne abbiamo ancora tanti».



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