pallamano a2 femminile
La carismatica Barbara, dall’Ungheria a Castelnovo Sotto
CASTELNOVO SOTTO . Su Castelnovo Sotto soffia una brezza magiara, che sta diventando sempre più impetuosa: Barbara Schmied, nuova arrivata nelle file del Marconi Jumpers, ha già saputo ritagliarsi un...
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CASTELNOVO SOTTO . Su Castelnovo Sotto soffia una brezza magiara, che sta diventando sempre più impetuosa: Barbara Schmied, nuova arrivata nelle file del Marconi Jumpers, ha già saputo ritagliarsi un ruolo carismatico nell'organico biancorosso.
Barbara, dove e quando è nata?
«Sono nata il 10 giugno 1993 a Gyor, Ungheria».
Come si è articolato il suo percorso pallamanistico?
«Ho cominciato proprio a Gyor, prima nel 2003 ai tempi delle Scuole Elementari e poi nei campionati di seconda e terza serie: in seguito mi sono trasferita a Vienna per motivi di studio, e là ho affrontato la massima divisione austriaca per un paio di stagioni. Dopo due anni e mezzo di stop, ho ripreso in Ungheria vincendo la 4a serie».
Quali sono le circostanze che l'hanno portata in biancorosso?
«Il mio fidanzato è italiano, e abbiamo deciso di andare a vivere insieme: così a giugno mi sono trasferita a Parma, e in un primo momento mi sono dedicata al sollevamento pesi. Tuttavia, pochi mesi sono bastati per tornare ad avere sete di pallamano: così con l'aiuto di Rocco mi sono messa a cercare una squadra, e quando ho saputo del Marconi Jumpers sono volata di gran carriera a Castelnovo Sotto".
Lei come si definisce come giocatrice?
"Sono prima di tutto un terzino, ma in passato ho anche rivestito i ruoli di pivot e centrale. Inoltre mi piace dare man forte alla fase difensiva, lavorando con attenzione sugli schemi".
Come è stato il primo impatto con la realtà castelnovese?
"Nel primo allenamento avevo paura e molti dubbi, ma nel giro di 5 minuti mi ero già ambientata al meglio sia con le compagne di squadra sia con coach Stefano Dardi. Inoltre, sono rimasta sorpresa dalla calorosa attenzione che il pubblico ci riserva".
Dove arriverà il Marconi Jumpers?
"Non conosco ancora bene la A2: posso solo dire che siamo una squadra di pregevole talento, e Dardi sta impostando un lavoro davvero convincente. D'altro canto dobbiamo crescere sul piano della concentrazione, perché troppo spesso ci capita di iniziare a giocare come sappiamo solo dopo 10-15 minuti dal fischio d'inizio». (n.r.)
Barbara, dove e quando è nata?
«Sono nata il 10 giugno 1993 a Gyor, Ungheria».
Come si è articolato il suo percorso pallamanistico?
«Ho cominciato proprio a Gyor, prima nel 2003 ai tempi delle Scuole Elementari e poi nei campionati di seconda e terza serie: in seguito mi sono trasferita a Vienna per motivi di studio, e là ho affrontato la massima divisione austriaca per un paio di stagioni. Dopo due anni e mezzo di stop, ho ripreso in Ungheria vincendo la 4a serie».
Quali sono le circostanze che l'hanno portata in biancorosso?
«Il mio fidanzato è italiano, e abbiamo deciso di andare a vivere insieme: così a giugno mi sono trasferita a Parma, e in un primo momento mi sono dedicata al sollevamento pesi. Tuttavia, pochi mesi sono bastati per tornare ad avere sete di pallamano: così con l'aiuto di Rocco mi sono messa a cercare una squadra, e quando ho saputo del Marconi Jumpers sono volata di gran carriera a Castelnovo Sotto".
Lei come si definisce come giocatrice?
"Sono prima di tutto un terzino, ma in passato ho anche rivestito i ruoli di pivot e centrale. Inoltre mi piace dare man forte alla fase difensiva, lavorando con attenzione sugli schemi".
Come è stato il primo impatto con la realtà castelnovese?
"Nel primo allenamento avevo paura e molti dubbi, ma nel giro di 5 minuti mi ero già ambientata al meglio sia con le compagne di squadra sia con coach Stefano Dardi. Inoltre, sono rimasta sorpresa dalla calorosa attenzione che il pubblico ci riserva".
Dove arriverà il Marconi Jumpers?
"Non conosco ancora bene la A2: posso solo dire che siamo una squadra di pregevole talento, e Dardi sta impostando un lavoro davvero convincente. D'altro canto dobbiamo crescere sul piano della concentrazione, perché troppo spesso ci capita di iniziare a giocare come sappiamo solo dopo 10-15 minuti dal fischio d'inizio». (n.r.)
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