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Chiamato Braccio d’oro per il suo tocco magico

Chiamato Braccio d’oro per il suo tocco magico

REGGIO EMILIA . Per i più giovani e per chi non ha visto Paolo Bertolucci in campo ma lo ha solo sentito commentare alla tv, vale la pena di ricordare che è nato nel 1951 a Forte dei Marmi ed a soli...

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REGGIO EMILIA . Per i più giovani e per chi non ha visto Paolo Bertolucci in campo ma lo ha solo sentito commentare alla tv, vale la pena di ricordare che è nato nel 1951 a Forte dei Marmi ed a soli 10 anni ha seguito le orme del padre (che era insegnante di tennis).

La sua carriera ebbe inizio a Bologna (dove conobbe l’allenatore di basket Dado Lombardi che fece grande Reggio) ed è cresciuta a tal punto da farlo accomunare ad Orlando Sirola e Nicola Pietrangeli come uno dei maggiori talenti nel doppio mai espressi dal tennis italiano.

Nel 1976 ha vinto con la squadra italiana la Coppa Davis e nei quattro anni successivi ha raggiunto tre volte la finale con Panatta, Barazzutti e Zugarelli soprannominati “i quattro moschettieri italiani”.

È stato soprannominato “braccio d’oro” per il suo tocco e per il talento tennistico.

Storica la sua vittoria in doppio, nella semifinale australiana, contro i vincitori di Wimbledon, Peter Mc Namara e Paul McNamee.

Nel 1973 è salito sino al 12° posto della classifica mondiale Atp. Capitano della nazionale italiana ha vinto tornei a Barcellona, Firenze, Riccione, Amburgo, Berlino, Prato, Montecarlo. Epico il successo, ottenuto con Panatta, contro Vitas Gerulaitis e John McEnroe. (l.v.)



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