Giro, è Froome la star fra tanti campioni e salite da leggenda
di Antonio Simeoli
L’annuncio del britannico in diretta tv. Aru il rivale più forte Il via da Israele (contestazione all’esterno) e finale a Roma
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INVIATO A MILANO. Sarà, comunque vada, il Giro di Chris Froome. Perché era nell’aria da giorni, ma il botto è arrivato davvero. A due, tre minuti dalla fine della presentazione del Giro d’Italia a Milano. Mauro Vegni, il direttore della corsa rosa nel 2018 all’edizione 101, aveva appena snocciolato una corsa ricca di suggestioni (e non solo per la già annunciata partenza da Israele) e trabocchetti, con sette arrivi in salita (tra cui l’Etna, il totem Zoncolan), e una montagna mitica come il Colle delle Finestre al terz’ultimo giorno; una corsa, peraltro, con solo 45 km di cronometro divisi in due tappe. Eppure dallo schermo degli studi Rai, regno di Fabio Fazio e di Che Tempo Che fa, è apparso il faccione di Chris Froome, quello delle frullate, risultati alla mano il re del ciclismo, per quanto riguarda le corse a tappe, degli ultimi cinquem, sei anni. Appena è comparso, quel faccione, in cuor suo, crediamo, Vincenzo Nibali, seduto a fianco a Vegni sul palco con il vincitore 2016, Tom Dumoulin, l’ex re Alberto Contador e un aspirante in rosa come Fabio Aru, deve aver rafforzato l’idea di scegliere il Tour, oltre a Liegi e Mondiale, e non certo per sfuggire al confronto, ma contando su un avversario al Tour frullato dalle strade italiane.
Poche le parole dell’inglese: «Correrò il Giro 2018». In quel momento, la corsa rosa idealmente ha accorciato la sue distanza dalla Grande Boucle. Perché non c’è nulla da fare. Un film può avere una trama avvincente, ma se tra gli attori c’è un premio Oscar, metà del successo è garantito. Sarà dunque Froome (e la sua tremenda Sky) contro tutti. Ma chi? Dei tre presenti in sala, Contador infatti s’è ritirato, solo Fabio Aru probabilmente sarà della contesa. Anche se alla fine ha glissato: «Dovrò decidere dopo aver parlato con la nuova squadra(l’Emirates di Beppe Saronni, ndr)».
Cartina alla mano, tuttavia, la corsa rosa si addicerebbe e non poco al sardo. Perché a Gerusalemme il 4 maggio è vero che si partirà con una crono a lui sfavorevole, ma i km non sono nemmeno dieci, pochi per scavare il solco anche per uno che vola come l’inglese. Poi? Due tappe in linea sempre in Israele e, come previsto dopo un giorno di stacco per il trasferimento, un tris di frazioni in Sicilia con l’Etna da scalare in coda. Salita lunga, ma non come lo scorso maggio: si arriverà all’Osservatorio, tre km sotto il rifugio Sapienza.
E poi? Montevergine, salita facile, il sabato successivo, e il giorno dopo arrivo in salita a Campo Imperatore sul Gran Sasso. Al Nord ci sarà la resa dei conti; 19 maggio: Zoncolan. La salita più dura d’Europa: Froome li frullerà tutti anche lì? «Potrebbe essere», dice Ivan Basso, uno che su quella salita ha costruito parte della sua carriera. Contador? Gli luccicano gli occhi quando gli chiediamo se gli sarebbe piaciuto sfidare Chris sul “mostro”: «Beh, lo voglio proprio vedere su quelle presenze Froome» ha detto. Nibali però ricorda: «Froome ha una squadra fenomenale, la Sky potrebbe controllare il Giro e spianare la strada al suo capitano come fa al Tour».
Poi altro crocevia, la madre di tutte le tappe, vista la presenza del britannico-keniano: la cronometro di Rovereto. Trentacinque chilometri. Se Froome sarà in rosa sullo Zoncolan, quella sarà la consacrazione. Altrimenti attenzione alle ultime quattro tappe. Arrivo in quota a Prato Nevoso, poi venerdì 25 maggio 4.500 metri di dislivello con la cima Coppi del Colle delle Finestre, e i suoi 9 km di sterrato, prima dell’arrivo sullo Jafferau. Finita? No, il giorno dopo tre Gran premi della montagna fino a Cervinia. E il capolavoro, onestamente lo si può definire così, di Vegni è stato quello di stupire tutti proponendo a Roma, ideale termine dell’itinerario di pace partito da Israele, una tappa il linea tra le vestigie della Capitale di 118 km. Altro che l’annunciata crono finale per ingolosire re Froome. Insomma, non si potrà dire che hanno disegnato un Giro per portare l’inglese. Si dice che per convincerlo il frullatore, Israele abbia pagato a Sky due milioni di euro. Felice Gimondi: «Dovrebbe pagare Froome per correre un Giro, senza un Giro vinto la sua carriera non sarebbe la stessa». Dario Cioni, ds di Froome: «Doppietta Giro e Tour per entrare nella storia? Piano… sarà dura, ma un grande come lui il rischio se lo deve prendere». Se ne va. Fuori un centinaio di manifestanti pro Palestina. Perché la prima volta d’una partenza del Giro fuori dall’Europa vuol dire anche questo.
@simeoli1972. ©RIPRODUZIONE RISERVATA
Poche le parole dell’inglese: «Correrò il Giro 2018». In quel momento, la corsa rosa idealmente ha accorciato la sue distanza dalla Grande Boucle. Perché non c’è nulla da fare. Un film può avere una trama avvincente, ma se tra gli attori c’è un premio Oscar, metà del successo è garantito. Sarà dunque Froome (e la sua tremenda Sky) contro tutti. Ma chi? Dei tre presenti in sala, Contador infatti s’è ritirato, solo Fabio Aru probabilmente sarà della contesa. Anche se alla fine ha glissato: «Dovrò decidere dopo aver parlato con la nuova squadra(l’Emirates di Beppe Saronni, ndr)».
Cartina alla mano, tuttavia, la corsa rosa si addicerebbe e non poco al sardo. Perché a Gerusalemme il 4 maggio è vero che si partirà con una crono a lui sfavorevole, ma i km non sono nemmeno dieci, pochi per scavare il solco anche per uno che vola come l’inglese. Poi? Due tappe in linea sempre in Israele e, come previsto dopo un giorno di stacco per il trasferimento, un tris di frazioni in Sicilia con l’Etna da scalare in coda. Salita lunga, ma non come lo scorso maggio: si arriverà all’Osservatorio, tre km sotto il rifugio Sapienza.
E poi? Montevergine, salita facile, il sabato successivo, e il giorno dopo arrivo in salita a Campo Imperatore sul Gran Sasso. Al Nord ci sarà la resa dei conti; 19 maggio: Zoncolan. La salita più dura d’Europa: Froome li frullerà tutti anche lì? «Potrebbe essere», dice Ivan Basso, uno che su quella salita ha costruito parte della sua carriera. Contador? Gli luccicano gli occhi quando gli chiediamo se gli sarebbe piaciuto sfidare Chris sul “mostro”: «Beh, lo voglio proprio vedere su quelle presenze Froome» ha detto. Nibali però ricorda: «Froome ha una squadra fenomenale, la Sky potrebbe controllare il Giro e spianare la strada al suo capitano come fa al Tour».
Poi altro crocevia, la madre di tutte le tappe, vista la presenza del britannico-keniano: la cronometro di Rovereto. Trentacinque chilometri. Se Froome sarà in rosa sullo Zoncolan, quella sarà la consacrazione. Altrimenti attenzione alle ultime quattro tappe. Arrivo in quota a Prato Nevoso, poi venerdì 25 maggio 4.500 metri di dislivello con la cima Coppi del Colle delle Finestre, e i suoi 9 km di sterrato, prima dell’arrivo sullo Jafferau. Finita? No, il giorno dopo tre Gran premi della montagna fino a Cervinia. E il capolavoro, onestamente lo si può definire così, di Vegni è stato quello di stupire tutti proponendo a Roma, ideale termine dell’itinerario di pace partito da Israele, una tappa il linea tra le vestigie della Capitale di 118 km. Altro che l’annunciata crono finale per ingolosire re Froome. Insomma, non si potrà dire che hanno disegnato un Giro per portare l’inglese. Si dice che per convincerlo il frullatore, Israele abbia pagato a Sky due milioni di euro. Felice Gimondi: «Dovrebbe pagare Froome per correre un Giro, senza un Giro vinto la sua carriera non sarebbe la stessa». Dario Cioni, ds di Froome: «Doppietta Giro e Tour per entrare nella storia? Piano… sarà dura, ma un grande come lui il rischio se lo deve prendere». Se ne va. Fuori un centinaio di manifestanti pro Palestina. Perché la prima volta d’una partenza del Giro fuori dall’Europa vuol dire anche questo.
@simeoli1972. ©RIPRODUZIONE RISERVATA
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