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«Il ritorno al gol? Questione di fiducia»

di Juri Panciroli
«Il ritorno al gol? Questione di fiducia»

Cristian Altinier parla del buon momento personale e di quello della squadra: «Ma non abbiamo fatto ancora niente»

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REGGIO EMILIA. È con ogni probabilità uno dei simboli della riscossa granata. Lo dice il ritorno al gol, atteso dai tifosi ma soprattutto dal diretto interessato. Perché Cristian Altinier da Mantova i gol li ha sempre fatti nella sua carriera di centravanti. E se in campo dev’essere per forza egoista, fuori dà ben altra immagine di sè, rivolgendo il primo pensiero al compagno infortunato, Aiman Napoli che domenica al “Mercante” si è rotto i legamenti crociati del ginocchio sinistro. ma la stagione avanza inesorabile e il “Duca” mantovano dopo aver rotto il digiuno dal gol rompe anche il silenzio.«A Bassano - dice - è stata una bella vittoria, rovinata però dall’infortunio Aiman. Rimane più amarezza che gioia e gli siamo vicini, sperando possa rientrare per il finale di campionato. Intanto ci darà una mano “appoggiandoci” e da domenica cercheremo di fargli un regalo».

E del momento della squadra che dice?

«Stiamo crescendo e i miglioramenti si notano sul campo. Ottimo primo tempo domenica, dove meritavamo più gol anzi, il tiro di Cesarini ribattuto dalla traversa sembrava più dentro che fuori e, rivendendo le immagini, nella mia successiva deviazione in rete se parto in fuorigioco è davvero questione di centimetri. Ma l’importante è aver creato tante palle gol e dare continuità perché inizia un ciclo duro che sarà un test importante per avere risposte. Abbiamo risolto alcuni problemi ma non siamo ancora al livello massimo esprimibile con molti infortuni che hanno reso la rosa incompleta».

Buona l’intesa Cianci-Altinier-Cesarini?

«Si cresce, ci aiutiamo tra noi ma anche nella fase difensiva. Stiamo coi piedi per terra perché non s’è fatto ancora niente».

Come spiega la sua evoluzione positiva delle ultime giornate?

«Le difficoltà iniziali si rispecchiavano nella squadra e quando le cose vanno male i singoli non emergono, poi è aumentato il feeling coi compagni e ho trovato i meccanismi giusti, ma in realtà mi sentivo bene. In un paio di conclusioni sono stato sfortunato e impreciso ma sempre con voglia di fare bene e le prestazioni c’erano perché non sono mai stato abulico, inoltre avevo già affrontato periodi simili dove non segnare per un attaccante, col passare delle partite, diventa sempre più pesante. Ma non mi sono abbattuto, lavorando e senza farmi condizionare dal gol così ora sono contento della crescita di squadra che ci fa sentire tutti meglio. I compagni mi hanno sempre sorretto, in allenamento, in partita e persino in camera con Bovo che sprigiona sempre energia positiva, poi ringrazio il team manager Malpeli e la stima ricevuta da Ted (Philipakos, ndr) e dal presidente Piazza».

Ora però ci sono Albinoleffe e Padova… senza Carlini.

«Purtroppo sì, ma ci saranno anche Teramo e Salò prima di Natale: tutte gare toste perché in questo girone è difficile vincere con tutte. Guardate il Ravenna che ne prende 3 da noi poi batte il Renate».

C’è rabbia nel vedere la sua ex squadra, il Padova, volare? «Nessuna perché non mi interessa più ed era prevedibile la sua posizione in un campionato con poche squadre strutturate per vincere e con alcune di loro che hanno trovato difficoltà, come noi che saremmo ad una distanza diversa, perciò hanno avuto strada spianata».

Ha un giocatore di riferimento?

«Da tifoso del Milan penso a Van Basten su tutti, poi Crespo, Ibrahimovic, Inzaghi, Shevchenko o anche Milito».

Ha un rimpianto in carriera?

«No. Li abbiamo tutti ma si deve esser contenti di quanto ci siamo meritati. Forse potevo far di più non sbagliando qualche scelta, scendendo prima di categoria ai tempi del Mantiova in Serie B ma sono contento».

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