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DA BARTALI A SCARPONI 

Tutto nel segno del ricordo

dall’inviato

MILANO. Tremilaseicento km di corsa e una regione che spicca per assenza: la Toscana. Certo, una delle culle del ciclismo in Italia non avrà né una partenza né un arrivo di tappa, ma si consola col...

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MILANO. Tremilaseicento km di corsa e una regione che spicca per assenza: la Toscana. Certo, una delle culle del ciclismo in Italia non avrà né una partenza né un arrivo di tappa, ma si consola col via in Israele dedicato al suo simbolo in tema di due ruote: Gino Bartali. Ginettaccio è un “Giusto tra i giusti”, salvò migliaia di ebrei, in Israele è un mito, a lui è dedicata la partenza d’un giro dalle mille suggestioni extra-ciclistiche, com’è giusto che sia per una corsa che fa parte della storia d’Italia.

Il Giro sarà anche itinerario di pace. E di ricordo. Come quello del terremoto della Valle del Belice con l’arrivo a Santa Ninfa, un traguardo fortemente voluto dai sindaci di quei paesi ricostruiti troppo, troppo tardi per un paese civile. E Campo Imperatore? Nel 1999 lassù vinse Marco Pantani, non poteva dimenticarlo il Giro che nella tappa successiva ricorderà un’altra tragedia in cui lo Stato lo scorso gennaio è arrivato troppo, troppo tardi, quella dell’Hotel Rigopiano. Poi la tappa con partenza di Assisi, ideale cesura d’un Giro della pace, e, a trenta km da Osimo, il passaggio a Filottrano, il paese dove cominciò la sua avventura in bici e morì Michele Scarponi, faro del gruppo. Quindi ancora la storia. Nervesa della Battaglia, con il Montello scalato poco prima dell’arrivo, era imperdibile arrivo a cent’anni dall’epopea del Piave e della Vittoria. Così come l’arrivo di Sappada, a un passo dalle sorgenti del fiume sacro. (a.s.)

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