l’esordio a benevento
Gattuso ringhia al Milan «Qui per restare a lungo»
MILANO. Cinque giorni da allenatore del Milan e Gennaro Gattuso è già padrone del ruolo, forse merito delle lezioni imparate per 14 lunghe stagioni da Zaccheroni, Terim, Ancelotti e Allegri. Non si...
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MILANO. Cinque giorni da allenatore del Milan e Gennaro Gattuso è già padrone del ruolo, forse merito delle lezioni imparate per 14 lunghe stagioni da Zaccheroni, Terim, Ancelotti e Allegri. Non si nasconde quando gli si ricorda una sua frase estiva («Non sono pronto per allenare il Milan») e getta immediatamente la maschera: «Cosa avrei potuto dire di diverso da tecnico della Primavera? Immaginatevi i titoli dei giornali. Ma l'obiettivo da quando ho cominciato a fare questo lavoro era allenare il Milan, non avrei però mai pensato di riuscirci dopo appena 4 anni. Io sono qui per durare a lungo». È l'occasione della vita, essere guida e voce della resurrezione del Milan: per farlo servono quei risultati non raggiunti da Montella per ottenere quella svolta chiesta dalla dirigenza per riportare il sereno su Milanello. Gattuso non fa sconti: Montella sarà anche un amico ma per la seconda volta su due conferenze rimarca quanto la sua metodologia sarà improntata su principi molti diversi da quelli del suo predecessore. «Confermerò la difesa a tre - spiega Gattuso - e il palleggio da dietro, un concetto giusto a cui apporterò qualche modifica. Ma che il mio stile sia diverso da quello di Montella è il segreto di Pulcinella. In questo Milan ho trovato qualche difficoltà ma non perché la squadra fosse mal gestita o non si allenasse: ringrazio però i ragazzi per la disponibilità, sono soddisfatto. Roma non è stata costruita in un giorno ma noi abbiamo poco tempo per lasciare un segno». Il primo mattone può essere messo a Benevento, fanalino di coda e autore del peggior avvio nella storia della Serie A: «Abbiamo tutto da perdere - spiega Gattuso - in una partita da non sbagliare. È come una finale di Champions League. Sarà una battaglia, con De Zerbi sono una squadra viva».
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