La Virtus pronta a chiedere i danni
di Roberto Fontanili
Il ricorso al Tar della Bagnolese contro l’assegnazione della gestione del campo ha reso più tesi i rapporti tra le due società
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BAGNOLO. Un derby tra le due realtà calcistiche di Bagnolo in Piano. Un derby che dura da mesi: in palio c’è la gestione dell’impianto sportivo comunale “Fratelli Campari”, autentico gioiellino del calcio dilettantistico di casa nostra e non solo. Peccato che questo derby, da mesi non si giochi sul campo ma negli studi legali. Tra la Bagnolese e la Virtus Bagnolo ormai siamo alle carte bollate.
Dal luglio 2017 - quando il bando per la gestione dell’impianto è stato vinto dalla Virtus Bagnolo - fino a oggi si è andati avanti a colpi di proroghe e rinvii e di fatto la Bagnolese ha continuato - in deroga, appunto - a gestire l’impianto. Ma il bando di gara per la gestione dell’impianto per il periodo 1 luglio 2017 – 30 giugno 2021 è stato sorprendente vinto dalla Virtus Bagnolo raddoppiando la base d’asta di 700 euro l’anno. L’offerta della Virtus è stata di 1.400 euro l’anno rispetto a quella della Bagnolese che è stata di 1.050 euro. Una vittoria che probabilmente ha preso in contropiede tutti. In primis il Comune di Bagnolo che è proprietario dell’impianto e che non ha preso una decisione definitiva, ma ha scelto la strada di concedere una prima proroga fino al 31 ottobre, poi un'altra fino al 31 dicembre e infine una terza fino al 18 febbraio. Poi, la stessa Bagnolese che prima della fine dell’anno ha deciso di ricorrere al Tar contro l’assegnazione alla Virtus. Che ora rompe il silenzio con il presidente della società che conta circa 200 tesserati, una prima squadra che milita in terza categoria e il resto degli atleti nel settore giovanile.
Andrea Aldini non chiude la porta a un accordo. Ma aggiunge: «Noi abbiamo sempre pensato a due soluzioni una con la Bagnolese e una senza. Siamo disponibili a riprendere la discussione, ma dipende dalle condizioni, perché la questione si è complicata».
Il riferimento è al ricorso al Tar della Bagnolese. E ora anche la Virtus Bagnolo non esclude di ricorrere a vie legali per ottenere la gestione dell‘impianto e gli eventuali danni. «Perché - dice il presidente - questa annata sportiva ormai se ne è andata e quando abbiamo deciso di partecipare al bando lo abbiamo fatto per rendere disponibile agli oltre 200 ragazzi tesserati un impianto aggiuntivo rispetto all’attuale struttura di Soave».
Le differenze tra le due realtà, anche nell’utilizzo degli impianti, sono evidenti: «Con più di 80 ragazzi al giorno che si allenano e 3-4 partite a settimana gli spazi sono assolutamente insufficienti. Negli anni scorsi _ spiega Aldini _ la Bagnolese non ha mai preso in considerazione le nostre proposte, nonostante l’impianto fosse chiuso per diversi giorni alla settimana. Solo dopo la nostra partecipazione al bando, ci hanno proposto un utilizzo che però abbiamo ritenuto non adeguato. Negli anni scorsi la Bagnolese ha riservato esclusivamente a sé l’impianto. Per i suoi 20 atleti che si allenano tre volte alla settimana e disputano una partita in casa ogni 15 giorni nel campo “A” e una ogni 15 giorni la squadra Juniores sul campo “B”, che però si allena a Reggio. Noi invece dobbiamo far allenare e giocare oltre 200 ragazzi». Poi Aldini se la prende anche con il sindaco di Bagnolo: «La gara di assegnazione _ sostiene _ è stata emessa dal Comune con notevole ritardo, ma non abbiamo mai avuto alcuna intenzione di escludere la Bagnolese. Lo stadio, però, può e deve essere utilizzato molto meglio. Prima del ricorso al Tar da parte della Bagnolese, vi sono stati incontri e le loro richieste tecniche sono state accolte. Sul piano economico poi la nostra proposta è di molto inferiore al costo di gestione dello stadio, che figura nei bilanci consuntivi presentati in Comune dalla Bagnolese. Avremmo preferito _ conclude Aldini _ discutere di calcio e trovare un accordo, invece che di leggi e regolamenti davanti a un magistrato. Ora ci riserviamo di intraprendere ogni azione legale perché riteniamo di essere stati ingiustamente lesi dei nostri diritti, ma, soprattutto, riteniamo che siano stati lesi i diritti degli oltre 200 ragazzi che avrebbero dovuto già da tempo allenarsi al Campari ».
Dal luglio 2017 - quando il bando per la gestione dell’impianto è stato vinto dalla Virtus Bagnolo - fino a oggi si è andati avanti a colpi di proroghe e rinvii e di fatto la Bagnolese ha continuato - in deroga, appunto - a gestire l’impianto. Ma il bando di gara per la gestione dell’impianto per il periodo 1 luglio 2017 – 30 giugno 2021 è stato sorprendente vinto dalla Virtus Bagnolo raddoppiando la base d’asta di 700 euro l’anno. L’offerta della Virtus è stata di 1.400 euro l’anno rispetto a quella della Bagnolese che è stata di 1.050 euro. Una vittoria che probabilmente ha preso in contropiede tutti. In primis il Comune di Bagnolo che è proprietario dell’impianto e che non ha preso una decisione definitiva, ma ha scelto la strada di concedere una prima proroga fino al 31 ottobre, poi un'altra fino al 31 dicembre e infine una terza fino al 18 febbraio. Poi, la stessa Bagnolese che prima della fine dell’anno ha deciso di ricorrere al Tar contro l’assegnazione alla Virtus. Che ora rompe il silenzio con il presidente della società che conta circa 200 tesserati, una prima squadra che milita in terza categoria e il resto degli atleti nel settore giovanile.
Andrea Aldini non chiude la porta a un accordo. Ma aggiunge: «Noi abbiamo sempre pensato a due soluzioni una con la Bagnolese e una senza. Siamo disponibili a riprendere la discussione, ma dipende dalle condizioni, perché la questione si è complicata».
Il riferimento è al ricorso al Tar della Bagnolese. E ora anche la Virtus Bagnolo non esclude di ricorrere a vie legali per ottenere la gestione dell‘impianto e gli eventuali danni. «Perché - dice il presidente - questa annata sportiva ormai se ne è andata e quando abbiamo deciso di partecipare al bando lo abbiamo fatto per rendere disponibile agli oltre 200 ragazzi tesserati un impianto aggiuntivo rispetto all’attuale struttura di Soave».
Le differenze tra le due realtà, anche nell’utilizzo degli impianti, sono evidenti: «Con più di 80 ragazzi al giorno che si allenano e 3-4 partite a settimana gli spazi sono assolutamente insufficienti. Negli anni scorsi _ spiega Aldini _ la Bagnolese non ha mai preso in considerazione le nostre proposte, nonostante l’impianto fosse chiuso per diversi giorni alla settimana. Solo dopo la nostra partecipazione al bando, ci hanno proposto un utilizzo che però abbiamo ritenuto non adeguato. Negli anni scorsi la Bagnolese ha riservato esclusivamente a sé l’impianto. Per i suoi 20 atleti che si allenano tre volte alla settimana e disputano una partita in casa ogni 15 giorni nel campo “A” e una ogni 15 giorni la squadra Juniores sul campo “B”, che però si allena a Reggio. Noi invece dobbiamo far allenare e giocare oltre 200 ragazzi». Poi Aldini se la prende anche con il sindaco di Bagnolo: «La gara di assegnazione _ sostiene _ è stata emessa dal Comune con notevole ritardo, ma non abbiamo mai avuto alcuna intenzione di escludere la Bagnolese. Lo stadio, però, può e deve essere utilizzato molto meglio. Prima del ricorso al Tar da parte della Bagnolese, vi sono stati incontri e le loro richieste tecniche sono state accolte. Sul piano economico poi la nostra proposta è di molto inferiore al costo di gestione dello stadio, che figura nei bilanci consuntivi presentati in Comune dalla Bagnolese. Avremmo preferito _ conclude Aldini _ discutere di calcio e trovare un accordo, invece che di leggi e regolamenti davanti a un magistrato. Ora ci riserviamo di intraprendere ogni azione legale perché riteniamo di essere stati ingiustamente lesi dei nostri diritti, ma, soprattutto, riteniamo che siano stati lesi i diritti degli oltre 200 ragazzi che avrebbero dovuto già da tempo allenarsi al Campari ».
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