La carica di Fucà «Il finale di stagione è nelle nostre mani»
Il terzo allenatore della Grissin Bon parla della risalita «La svolta? A Monaco in Eurocup contro il Bayern»
REGGIO EMILIA. «Non serve guardare indietro, abbiamo un finale di stagione tutto da costruire».
Da inizio anno sulla panchina dei biancorossi, Federico Fucà ora vuole sognare in grande. L’assistente allenatore raccomanda massima concentrazione in vista di un’ultima parte di campionato che può regalare tante soddisfazioni ai tifosi reggiani.
Come ha vissuto l’inserimento al fianco di coach Menetti e del vice Cagnardi? «Quando si arriva in uno staff così consolidato, tutto riesce più semplice. Max e Devis mi hanno messo fin da subito nelle migliori condizioni per integrarmi con loro e, quindi, per fare il mio lavoro. Sono entrato in punta di piedi perché, quando ci si confronta con una situazione così ben organizzata, è molto importante mantenere le cose come sono. Provo a portare le mie idee, anche in virtù delle passate esperienze che ho avuto da capo allenatore e da vice».
Il suo ruolo prevede una grande intesa con ogni giocatore. Come si crea questo rapporto?
«Lavorando costantemente insieme in palestra viene naturale ed è facilitato dall’avere a che fare con bravissimi ragazzi che hanno dal primo giorno un atteggiamento estremamente positivo. È una coesione che si rinnova quotidianamente. Cerco di dare al giocatore più informazioni possibili in modo che sia preparato e possa concentrarsi solo sul mettere energia in campo. Senza pensare a nient’altro».
Con quale metodo prepara la partita?
«È un’attività che svolgo insieme a Cagnardi e mi sono sincronizzato con il suo metodo. Andiamo ad analizzare il sistema di gioco degli avversari e a ricercare le caratteristiche individuali dei singoli giocatori. Le informazioni sono molte e cerchiamo di formularle nel modo più utile e sintetico possibile affinché queste possano essere d’aiuto al coach».
Dopo Bolgona, Imola, Roma e Ferentino è approdato a Reggio Emilia. Che idea si è fatto di questa città?
«Sono passati solo cinque mesi dal mio arrivo, ma mi sento già parte della società come ci si sente parte di una famiglia. E di questo va dato merito alle persone con cui lavoro quotidianamente. La città l’ho vissuta poco in quanto siamo stati spesso in giro per lunghe trasferte. La piazza è calda e appassionata, ma anche competente ed esigente».
In una Final Eight che vede saltare ogni pronostico, la Grissin Bon vista nell’ultimo mese avrebbe potuto dire la sua. C’è ancora rammarico per quell’inizio di stagione difficoltoso?
«È parte del nostro percorso. Non bisogna pensare al fatto di non esserci qualificati per la Coppa Italia, ma dobbiamo concentrarci sul futuro con una ripartenza importante in campionato e due incontri di altissimo livello in Eurocup da affrontare con il miglior piglio e la più grande preparazione».
Cosa ha segnato la svolta della stagione?
«Il secondo tempo della trasferta a Monaco contro il Bayern. Eravamo in grande difficoltà, dopo essere andati sotto anche di 25 punti. Siamo rientrati in campo dopo l’intervallo disputando 20’ in cui abbiamo dimostrato di essere un gruppo sano. Questo atteggiamento in Eurocup ha, poi, preparato la tavola per la prima vittoria in campionato con Pistoia e per tutto quello che è venuto dopo».
Proprio l’Eurocup vi vedrà impegnati in due partite che possono segnare la storia della Pallacanestro Reggiana. Che avversaria sarà lo Zenit?
«Sono andato a vederli a Torino e mi hanno fatto una grandissima impressione. Hanno grande taglia fisica, ma sono allo stesso tempo una squadra tecnica e organizzata. Non si trovano per caso tra le migliori otto del torneo e con loro saranno due grandi battaglie».
Si ritiene soddisfatto o pensa che questa squadra abbia ancora molto da dare?
«Non è tempo di bilanci, ora bisogna chiudersi in palestra e lavorare. La stagione è importante come finisce, non come inizia. Non dobbiamo accontentarci ora».
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