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Piazza furioso per lo stadio «Rispetto per la Reggiana»

di Jacopo Della Porta
Piazza furioso per lo stadio «Rispetto per la Reggiana»

Il patron chiede un affitto equo: «Non sono uno che molla ma c’è un limite»

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REGGIO EMILIA. «Non sono uno che molla, ma come uomo di affari ho dei limiti. Non posso andare avanti così». Il presidente della Reggiana Mike Piazza lo dice alzando la voce, battendo i pugni sul tavolo scuro in volto e arrabbiato come non lo si è mai visto da quando è arrivato. Ieri in via Mogadiscio il patron americano per 13 minuti ha fatto il punto sulla questione dell’affitto dello stadio, affiancato dalla moglie e vicepresidente Alicia Rickter. Il presidente ha sbattuto i pugni sul tavolo più volte, sfogando una tensione e una frustrazione accumulata in mesi di trattative non proficue. Una conferenza stampa che si riassume nelle parole finali: «Non sono irragionevole, non sono uno che molla, ma non può continuare così. Non è più solo un mio problema: pongo il problema all’opinione pubblica, ai tifosi. Tutti devono dare una mano alla società e alla comunità».

Il bersaglio sono i proprietari dello stadio, il Sassuolo e il patron Giorgio Squinzi, ma anche il sindaco Luca Vecchi al quale è stata chiesta in due occasioni una mediazione sul tema affitto.

Una presa di posizione molto dura, prima di tutto nei toni, che rende difficile pensare che le parti possano trovare a breve un accordo. C’è chi legge questa uscita come il classico mettere le mani avanti, in vista di un futuro disimpegno, ma i diretti interessati smentiscono nettamente e parlano di uno sfogo dettato dal senso di «frustrazione» di chi si sente “munto” oltre ogni limite, non solo per la questione stadio, e vittima di «abusi di potere».

Lo sportivo Usa ha immediatamente trovato un ampio sostegno nei tifosi e nelle forze politiche d’opposizione in consiglio comunale a Reggio. Del resto non è casuale la tempistica di questa uscita pubblica, che tocca temi già sentiti ma che ha toni mai visti prima. L’ex giocatore di baseball ha esordito rivendicando con orgoglio quello che ha fatto per la Reggiana ma anche per la visibilità di Reggio. «Ero a New York per i New York Mets - ha iniziato Mike Piazza - e molte persone mi chiedevano del progetto Reggiana. Voglio essere molto chiaro su questo: ho dedicato molto tempo, ho messo molti soldi, investito molto in questa squadra e in questa comunità. Ho dato molta visibilità a questa città sul New York Times, abbiamo aumentato il turismo e il commercio nel centro della città, con persone arrivate dagli Usa e altre parti d’Europa. Ci siamo fatti carico dei debiti per centinaia di migliaia di euro, che abbiamo pagato di tasca nostra».

Il presidente ricorda di aver riorganizzato la società, di essersi trasferito con la moglie e i figli nel Reggiano. Ma a fronte di tutto questo ritiene di non aver ricevuto particolari riconoscimenti: «Meritiamo rispetto - dice sbattendo i pugni sul tavolo -. Lo stadio è stato costruito da questa squadra e dai reggiani». Un tema molto caro ai tifosi.

«Abbiamo cercato di coinvolgere il sindaco, mister Squinzi e il Sassuolo, ma non abbiamo ottenuto nulla. Nulla. Sono stanco di questo. Sono stanco che la Reggiana sia maltrattata da una multinazione. Sono frustrato».

Il cahiers de doléances del presidente è lungo e lo stadio sembra solo la classica goccia che fa traboccare il vaso.

Nella sua arringa infatti Piazza tocca vari argomenti.

«Abbiamo investito milioni di dollari, pago per un direttore sportivo che se ne va in giro a lavorare con l’auto aziendale per altre società e non mi lamento. Abbiamo agito: abbiamo un grande direttore sportivo, abbiamo dato a questa comunità un grande team. Ho dei partner che hanno negoziato un affitto doppio per lo stadio e hanno lasciato la società e non mi lamento. E mister Carnevali e mister Squinzi dicono che non pago i miei debiti? bullshit, sono stronzate». Il presidente è un fiume in piena e rende difficile il compito alla traduttrice, che sintetizza e stempera un po’ la portata polemica delle dichiarazioni. «Ci sono due team che non giocano in uno stadio pubblico in Italia, Sassuolo e Reggiana. Vogliamo pagare quello che è giusto, la media della serie C, non stiamo cercando carità, vogliamo pagare il giusto, metterci intorno a un tavolo. Questo è il punto». Altrimenti? «Il sindaco e la città devono trovarci uno stadio dove giocare. Non so se a Carpi, non so se al Mirabello. Abbiamo verificato che a Modena non possiamo giocare. Il Sassuolo può giocare a Sassuolo o Modena. Il Carpi può giocare a Modena. Ma noi dobbiamo giocare qui, non abbiamo scelte, lo stadio è stato finanziato con fondi pubblici. Ho molto rispetto per quello che ha fatto il Sassuolo ma il Sassuolo non ha portato il New York Times a Reggio Emilia, noi invece abbiamo dato questa visibilità. Noi siamo qua e non vogliamo andare da nessuna parte. Punto. Abbiamo investito qua e abbiamo bisogno di uno stadio per giocare». Piazza rivendica i risultati straordinari della Reggiana. «Avete visto la squadra? Giocano con gli attributi (“balls”), questo squadra e questa città hanno gli attributi, giocano duramente. Ma sono stanco, le mie condizioni sono chiare».

Ma quanto vorrebbero pagare i Piazza per lo stadio? «La media della serie C in serie C e la media della B in serie B. Non ho altra scelta. Sto pagando di tasca mia per sostenere questa comunità, chiedo solo un po’ di equità». Altrimenti? «Me ne lavo le mani e lascio la squadra al Comune perché non vogliamo essere sfruttati».

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