Non solo il nodo stadio Alicia: «Noi ingannati»
La vicepresidente granata intervistata dal periodico Sportweek «Ho trovato contratti con firme falsificate, gente che lavorava per sé»
REGGIO EMILIA. Mentre a pochi centimetri da lei, Mike-la-furia batteva i pugni sul tavolo urlando tutta la sua rabbia contro mr. Squinzi e contro the major, lei se ne stava in silenzio, quasi immobile in una postura quasi innaturale. Del resto, quel che aveva da dire, Alicia Rickter lo aveva già detto dieci giorni fa. Solo che... non era ancora uscito nulla se non l’annuncio - sempre attraverso Instagram, il suo canale di comunicazione preferito - di questa “intervista-bomba” alla Gazzetta dello Sport. Una intervista che in realtà è uscita ieri sul settimanale Sportweek, a firma di Nicola Binda e Laura Caschera. Una intervista che, in realtà, è un ritratto di questa donna dal carattere forte, che della ex playmate ha mantenuto i lineamenti, di quella first lady granata che i tifosi della Reggiana hanno imparato a conoscere anche per i lati spigolosi del carattere e per quel piglio da caterpillar con cui l’estate scorsa, ad esempio, ha squassato la società di via Mogadiscio come uno di quei tornados che giusto nei profondi States si può avere la sventura di incontrare.
Anche per questo venerdì chi ha assistito alla sfuriata di Mike è rimasto colpito dal silenzio di Alicia. Che per contro, sul periodico della “Rosea” ripercorre la sua avventura reggiana. «Bell’affare la Reggiana» è il titolo scelto per le due pagine di intervista, in cui Alicia torna a ricordare le difficoltà incontrate da lei e da suo marito nella gestione della Reggiana e dei suoi conti. Conti in rosso molto di più di quel che era stato loro prospettato. Ecco allora che il titolo del servizio di Sportweek, oltre a giocare sull’aggettivo “bello”, soprattutto per via della foto quasi da rotocalco di moda che ritrae insieme i coniugi Piazza sembra avere anche un tono ironico.
Già perché, a sentire Alicia, quello che poteva essere un «bell’affare», ad un tratto si è rivelato un incubo: «Forse - dice Alicia nell’intervista - all’inizio abbiamo sottovalutato la situazione», poi però si lascia andare ad una affermazione che nella sua genericità meriterebbe um approfondimento e magari anche della magistratura: «Ho trovato - dice sempre Alicia nell’intervista - contratti con firme falsificate, situazioni poco chiare, gente che lavorava per interesse personale e non per l’azienda».
Un aspetto, questo delle firme falsificate, che fa tornare alla mente quel post, sempre su Instagram, in cui aveva messo alcune galline in fila e aveva puntato il dito contro «i ladri di polli» che avevano cacciato dalla società. Erano i giorni del repulisti in via Mogadiscio, Alicia passava come Attila tra le scrivanie e pezzi della società uscivano con gli scatoloni in mano come i broker rimasti scottati dalla Lehmann-Brothers . In quel momento - commenta Alicia – «volevamo mollare ma la gente ci vuole bene. E questo è un fatto, testimoniato anche dallo striscione apparso ieri in via dell’Aeronautica, a poche centinaia di metrida via Mogadiscio: «Noi votiamo Mike e Alicia» scrivono le Teste Quadre, gruppo del tifo organizzato che proprio ieri ha diffuso - insieme all’altra fazione del tifo granata, il Gruppo Vandelli, un comunicato di totale solidarietà alla dirigenza granata.
«Riteniamo incredibile - scrivono i due gruppi organizzati, riprendendo le parole di Piazza nella sua conferenza stampa - che una persona che viene da migliaia di chilometri di distanza in poco tempo abbia capito, e lo ribadisca con forza, che l' A.C. Reggiana 1919 sia l' unica squadra di calcio di Reggio Emilia mentre altri, in posizioni di spicco della società reggiana, facciano fatica a rendersene conto». Nel mirino per gli ultrà c’è dunque il Comune, ma anche il proprietario dello stadio. Lo si capisce quando ribadiscono «la voglia di non cedere al potente di turno, lavorando senza proclami per realizzare i propri progetti. Noi non abbiamo mai mollato da quando esistiamo, pur passandone una peggio dell' altra, e mai ci arrenderemo nelle nostre battaglie».
massimosesena. ©RIPRODUZIONE RISERVATA
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