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La sfida con i russi nelle mani di Della Valle e Kuric

di Adriano Arati
La sfida con i russi nelle mani di Della Valle e Kuric

Sono i due migliori giocatori della competizione europea ma mercoledì conterà anche la classe dei nostri lunghi  

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REGGIO EMILIA. La velocità e le mani buone degli esterni dello Zenit contro la forza e la classe dei lunghi Grissin Bon. Si giocherà su questo asse la decisiva gara 3 di mercoledì che manderà in semifinale di Eurocup una fra Reggio e San Pietroburgo. Le prime due sfide lo hanno raccontato bene.

Questione di ritmo. In gara 1 a Reggio, la Grissin Bon è riuscita a rallentare i ritmi al massimo e ad affidarsi alle giocate dei propri lunghi. Nel ritorno, i russi hanno ritrovato la loro identità di squadra ad alto ritmo, le guardie hanno generato punti e spazi per il letale tiratore Kuric. Nel mezzo ovviamente ci sono stati parecchi aggiustamenti tattici. Dopo i patimenti di gara 1, coach Karasev ha chiesto ai suoi esterni di attaccare l’area e i poderosi Voronov (migliore in campo) e Griffin sono risultati decisivi con i canestri nel pitturato.

Allo stesso tempo, per limitare i centri rivali, ha rinunciato a Gordon, il suo miglior attaccante sotto canestro, puntando sulla cattiveria e sui muscoli di Whittington, Valiev e su Simonovic usato come “5” tattico. Meno pericolosità ma più concretezza risultate decisive.

I duelli del match. Adesso tocca a Menetti trovare nuove soluzioni. Il duello più intrigante rimane quello fra Della Valle e Kuric, due dei migliori giocatori di questa Eurocup. In gara 1 Amedeo, pur braccato, ha trovato 15 punti fra falli e zingarate, mentre Kuric non ha avuto spazio. Copione opposto in gara 2: la stella reggiana ha chiuso con soli 2 tiri dal campo e nemmeno una bomba tentata, numeri non da lui. Entrambe le difese hanno come obiettivo spegnere la punta rivale, e sinora hanno fatto bene. Basti pensare che Kuric, in stagione titolare di un mostruoso 45.5% da 3, sinora viaggia poco sopra al 30%.

L’attenzione sinora è massima, e non a caso le duellanti viaggiano per ora a un miserevole 20 su 76 complessivo da 3 punti. La strategia chiaramente ha controindicazioni, soprattutto sotto canestro: i costanti aiuti lasciano spazio altrove.

Lo Zenit usa molto i lunghi e non a caso Julian Wright e Reynolds sono sempre andati entrambi in doppia cifra per punti segnati.

Vicino al ferro. Gordon è un buon attaccante ma in difesa non brilla, sinora Reynolds e “JuJu” lo hanno punito e in difesa hanno abbastanza atletismo per arginarlo.

Discorso diverso quando entra Cervi, bravo a giocare per la squadra ma in difficoltà negli 1 contro 1. Il poderoso Whittington di sicuro non è un attaccante, ma in difesa si è fatto sentire parecchio, Karasev ribusserà da lui. Menetti invece bracca Kuric con gli esterni e in gara 2 le altre guardie russe – inevitabilmente più libere – hanno deciso il match, con 34 punti in contropiede del duo Voronov-Griffin. Toccherà ai “comprimari”. Candi ha sempre messo un mattoncino, ma i giocatori a dover fare qualche punto extra sono i playmaker Llompart e Wright.

Oltre a Markoishvili: in gara 2, con mezzo Zenit ad inseguire Della Valle, ha preso e messo buoni tiri e una replica è fondamentale in gara 3. Sul fronte russo, un ruolo simile lo può giocare il veterano serbo Simonovic: ha malizia, esperienza e ottima mano dall’arco. In una serie simile, dove si conoscono bene le tendenze altrui e dove le principali bocche da fuoco sono sotto costante mirino difensivo, rischia di decidere il talento puro.

Nel caso, non si potrà che passare da Julian Wright e Sergey Karasev. In questa serie Wright ha sempre fatto sul serio e la sua miscela di atletismo e classe non è frenabile in nessun modo. Karasev, figlio del coach, ha qualità superiori e può decidere anche segnando poco, come ha fatto con assist e falli subiti in gara 2. Come Wright, tende ad esagerare affidandosi alle doti, ma in un finale tirato i nomi da seguire sarebbero loro. Non un brutto vedere.

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