Dal Cin sobilla i tifosi «Fermate il Sassuolo»
«Lo stadio è dei reggiani e i reggiani devono farsi sentire»
REGGIO EMILIA. Se non è stato un ritorno da re, poco ci è mancato. Franco Dal Cin nei primi anni in cui fu “la” Reggiana era stato davvero appellato prima sindaco e poi sovrano della città di Reggio Emilia. La stessa Reggio Emilia che nove anni dopo il suo insediamento, lo costrinse a vendere la Reggiana a Foglia e Cimurri, pressato dai debiti, dai risultati fallimentari e dalle conseguenti contestazioni della quasi totalità del tifo granata.
Con gli anni Franco Dal Cin ha riacquistato credito nella Città del Tricolore. E così il ritorno in pubblico dell’ex amministratore delegato a Reggio, un quarto di secolo dopo il suo insediamento è avvenuto tra sorrisi e applausi lunedì sera all’hotel Posta, nel cuore dell’Esagono, invitato dalla Lega di Reggio Emilia. Presenti Matteo Melato, coordinatore Giovani Lega, l’onorevole Gianluca Vinci.
Numerosi i temi toccati dal dirigente friulano.
A cominciare da quelli del passato: «Tutti sanno chi mise i bastoni tra le ruote al mio progetto stadio. Non conosco questo sindaco, ma furono il suo padrino e il padrino del padrino, Delrio e Prodi – ripete ormai da tempo Dal Cin – è a causa loro che lo stadio divenne un peso per la Reggiana e così persi la Reggiana».
Il pubblico del Hotel Posta non è timido, affatto. Lontani sono i tempi della protesta. Dal Cin esce da questo incontro come un genio incompreso e le urla «Bravo Franco!» alternate a «è una vergogna!» quando racconta l’episodio in cui Barilli lo lasciò fuori dal “suo” stadio per un’intervista, sono mattoni importanti per la ricostruzione della credibilità perduta a Reggio qualche anno fa.
«Ora c’è il signor Piazza, che da quanto mi raccontate è un uomo con potenzialità importanti per far tornare grande la Reggiana – prosegue –. Stategli vicino, perché l’anno prossimo, senza serie B mi sa che molla. La battaglia dello stadio? Va vinta in maniera clamorosa! Squinzi è persona intelligente e io non parlo di soldi; deve fare una operazione di cuore: ha aggredito il popolo reggiano per 280mila euro, ma questo stadio è vostro (applausi), e a lui non conviene mettersi contro una città. Lo stadio deve essere moralmente della Reggiana, ma gestito dal Sassuolo».
Poi l’affondo alla politica: «Chi amministra la città deve occuparsi di Reggiana. Solo il sindaco può convincere Squinzi che è fuori strada. Se vedessi il patron di Mapei lo convincerei io». Lancia il sasso Dal Cin, salvo poi ritirare la mano: «Io da mediatore? Mah, abito lontano, voglio che torni l’equilibrio. Lo stadio deve essere dato gratis alla Reggiana e suggerisco di manifestare o fermare una partita del Sassuolo». Una frase che scalda ancora il pubblico per una serata che alla fine scivola via sul filo dei ricordi. Perché se con Dal Cin è impossibile non parlare dello stadio è altrettanto impossibile non ricordare Futre, «convinto di venire a giocare per lo scudetto» e quegli anni in cui «gli arbitri ci mandarono in C per farmi fuori dalla Lega perché difendevo le piccole società contro i Galliani e i Moggi». Vero? Verosimile? Chissà. Quel che è certo è che i tifosi granata hanno archiviato i cori contro il manager friulano e oggi - se attacca Squinzi e il Comune - va bene pure lui. Di più: a vederlo posare per i selfie vien proprio da pensare che non si tratta nemmeno di una amnistia: per una sera, Dal Cin è tornato il re di Reggio.
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