«Vivo delle emozioni che racconto»
La reggianissima Giulia Bassi, giornalista sportiva di sportmediaset.it: «È stimolante essere donna in un mondo maschile»
REGGIO EMILIA. Gli occhi di Carlos brillano mentre la madre spiega a lui, sportivo autistico 25enne, il servizio che Giulia Bassi gli ha dedicato su sportmediaset.it.
Luce liquida che colpisce pure nei suoi, di occhi.
Reggianissima giornalista sportiva professionista da anni a Milano, Giulia è una firma di sportmediaset.it, tgcom24.it, siti per i quali segue partite e vicende societarie dell’Inter, ma anche tanto, tanto altro.
«Mi hanno emozionato i messaggi della madre di Carlos, di cui avevo raccontato la storia in occasione dell’uscita del documentario che gli ha dedicato Special Olympics - spiega -. Mi ha emozionato pensarlo con gli occhi lucidi per ciò che avevo scritto. È straordinario entrare in contatto che le persone, raccontarne le loro storie. Ecco, io amo raccontare storie. Faccio anche tanto altro, certo. Ma quando le mie parole creano un’emozione, allora io ne sono felicissima».
«Di recente un’altra grande soddisfazione me l’ha regalata un pezzo scritto in occasione della morte di Davide Astori, il capitano della Fiorentina. Era un pezzo di approfondimento in cui raccontavo della scelta dei giocatori della Juventus che hanno affittato un volo per andare ai suoi funerali e di “concedersi” all’abbraccio di Firenze. Un lettore mi ha scritto che traspariva una sensibilità tutta femminile e il suo commento mi ha fatto piacere».
Essere donna ed entrare nei templi dello sport non è propriamente un passeggiata.
La strada gliela indicò la madre, un giorno di tanti anni fa, passando davanti alla tribuna stampa di San Siro.
«Un giorno tu sarai lì», le disse.
E lei, oggi, ammette: «Quando, a 19 anni, dicevo che avrei fatto la giornalista, mi sentivo rispondere: “Perché, conosci il direttore di qualche testata?”. Devo alla mia testardaggine essere riuscita a fare quello che volevo. Di per sé già questa è una soddisfazione enorme».
Ma c’è anche altro.
«Essere donna in un ambiente quasi esclusivamente maschile è stimolante. Sono consapevole di dover crescere e di essere meno esperta di questioni tecniche relative al gioco rispetto a tanti miei colleghi e anche questo è un grande stimolo. In realtà negli ultimi anni le cose sono cambiate: non sono l’unica donna in tribuna stampa a San Siro o alle conferenze ad Appiano Gentile. L’essere in minoranza non mi ha mai fatto sentire in difetto, anche se credo di dover fare più fatica e che i miei errori pesino un pochino di più».
A sostenerla, a guidarla ogni giorno è la smisurata passione per il mestiere che ha lottato per fare.
«Mi arrabbio almeno sei o sette volte al giorno, faccio i conti con la frustrazione, con i tempi strettissimi che impediscono di instaurare rapporti. Io amo andare a fondo alle cose e sono felice quando si creano rapporti e c’è uno scambio con le persone che intervisto. Un esempio? Mi ha trasmesso tanto Federica Pellegrini che con me s’è aperta raccontandomi, lei ragazzina cresciuta in fretta, il suo desiderio di diventare madre. Purtroppo i tempi sono sempre talmente stretti che diventa difficile poter cogliere le sfumature. Abbiamo a disposizione un minuto, una domanda cui lo sportivo di turno risponde rapidamente. Mi danno tanto anche i colleghi con cui condivido la quotidianità e la passione per il nostro mestiere».
E qui, la luce nei suoi occhi torna farsi liquida.
«Mi è sempre piaciuto scrivere. Esternare i miei pensieri con le parole era più facile per me che caratterialmente sono un po’ chiusa. All’inizio, ispirata da Oriana Fallaci di cui ho letto ogni singola parola che ha scritto, volevo fare l’inviata di guerra, una situazione estrema, rischiosa, che però penso possa dare tantissimo a livello umano».
Lo sport come ripiego? Assolutamente no. Solo un modo per esprimere un’attitudine e per fondere la passione per il giornalismo a quella per un altro grande amore.
«Lo sport è sempre stato di casa, le mie domeniche sono sempre state riempite da partite, da trasmissioni sportive e dalla lettura della Gazzetta dello sport. I miei genitori erano abbonati all’Inter, sono nata nel giugno 1985 e nel novembre di quello stesso anno mi portarono con loro a San Siro per la prima volta. Lo sport è sfida ed emozione. E a me, professionalmente, piace mettermi in discussione e sognare. Sognare in grande».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
