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«Noi arbitri siamo spesso un capro espiatorio»

di Nicolo' Rinaldi
«Noi arbitri siamo spesso un capro espiatorio»

Ruini, presidente dell’Aia di Reggio: «C’è un picco di squalifiche ma il quadro complessivo è buono»

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Reggio Emilia . Osservando i provvedimenti emessi nelle ultime settimane dal Giudice Sportivo, salta subito all’occhio le multe comminate alle società reggiane: in quasi tutti i casi, si tratta di ammende per le intemperanze del pubblico. Tutto questo senza dimenticare le tante squalifiche che vengono assegnate ai dirigenti, spesso responsabili di comportamenti offensivi all'indirizzo dell’arbitro di turno. I comunicati testimoniano di squalifiche, anche lunghe, per insulti, minacce e talvolta anche di peggio.

«In effetti, di recente nella nostra provincia c'è un picco soprattutto per quanto riguarda le multe ai club - commenta Alessandro Ruini, presidente dell'Associazione italiana arbitri di Reggio Emilia -. Ad ogni modo, non penso che l'impennata abbia una motivazione particolare: si tratta di un’ascesa a mio avviso casuale, nel contesto di un quadro complessivo che comunque rimane a rassicurante. Il territorio reggiano sa esprimere un elevato tasso di cultura sportiva, ma purtroppo non mancano le eccezioni: si tratta di episodi legati soprattutto alla violenza verbale, e in misura molto inferiore a quella fisica».

Gli arbitri sono spesso i bersagli preferiti dal pubblico.. Ma anche degli sportivi, ne abbiano esempli molto noti anche ad alto livello.

«In effetti sì. Quando il direttore di gara ritiene che la platea oltrepassi la misura nel manifestare il proprio disappunto, c'è la piena e libera facoltà di scriverlo sul referto: il Giudice Sportivo delibera poi di conseguenza. Alcune volte, anche nel reggiano, si assiste a un clima ostile verso la nostra categoria che appare a dir poco incomprensibile: è vero che può capitare di sbagliare, ma di errori in buona fede ne commettono pure i giocatori e non soltanto gli arbitri. Servirebbe smorzare i toni ed essere meno seriosi, specie in ambito dilettantistico».

Come vanno le cose in ambito giovanile?

«Purtroppo capita di assistere a scene di genitori infuriati, non solo verso chi dirige il confronto: magari il figlio non ha avuto spazio in campo, e quindi certi padri o certe madri se la prendono con l'allenatore. La violenza verbale nel settore giovanile fa ancora più male: è infatti lì che gli adulti dovrebbero dare il buon esempio ai ragazzi, mentre alle volte succede l'esatto contrario».

A livello nazionale, si parla di una domenica di astensione degli arbitri dal dirigere le partite: la decisione sarebbe motivata anche dalle aggressioni fisiche subite da alcuni vostri colleghi in giro per l'Italia. Lei che ne pensa?

«L'Aia di Reggio si uniformerà alle decisioni del Direttivo centrale: in ogni caso, ritengo che una mossa del genere avrebbe l'effetto di porre l’accento sul ruolo fondamentale che gli arbitri hanno nel calcio. Troppo spesso, il direttore di gara viene visto come un vero e proprio capro espiatorio: per rispondere a questo atteggiamento l’Aia punta molto sull’accurata formazione di nuovi arbitri, attività rivolta in particolare ai ragazzi tra i 15 e i 23 anni».

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