«Poca cultura sportiva? È colpa dei professionisti»
Squalifiche nel calcio dilettantistico, Munarini del Csi: «Serve più formazione» Il pedagogista Adani: «Insegniamo ai ragazzi il rispetto e a gestire la sconfitta»
REGGIO EMILIA. «Sono convinto che tutto parta dal mondo dello sport professionistico. Mi riferisco agli esempi che offre quotidianamente». Il presidente del Csi di Reggio Alessandro Munarini ha una sua idea in merito all’imperante carenza di cultura sportiva. I comunicati settimanali del giudice sportivo, in particolare della Figc, somigliano talvolta ai mattinali delle forze dell’ordine: minacce, aggressioni, insulti razzisti e intemperanze di varia natura da parte di giocatori, allenatori, dirigenti, pubblico. «C’è un problema culturale di base – dice il presidente Munarini – che non riguarda più solo il calcio ma anche le altre discipline. La nostra risposta è quella di puntare sulla formazione per arbitri, dirigenti, allenatori e sempre di più i bambini». Per Munarini bisogna anche enfatizzare i modelli positivi. «Ce ne sono molti, penso al caso del ragazzo che segnala all’arbitro di aver segnato di mano. È importante raccontare anche questa realtà, che non sono isolate».
Il Csi ha affidato un progetto educativo al pedagogista Samuele Adani. «Oggi per fare l’allenatore o il dirigente di una società non basta più essere una brava persona – dice Adani -. Servono persone competenti per rapportarsi con i ragazzi che vivono una fase critica dello sviluppo. Non puntiamo il dito contro nessuno ma la situazione è cambiata rispetto al passato. Insieme a pedagogisti e psicologici stiamo preparando una proposta educativa per la prossima stagione ma intanto siamo già entrati negli spogliatoi per affrontare con i ragazzi alcuni temi, come l’accettazione della sconfitta, la gestione del risultato, il rapporto con l’arbitro. Importante anche il tema del rapporto con la fatica: c’è difficoltà a mantenere gli impegni e allenarsi con costanza nel corso della stagione. Dobbiamo fare i conti anche con questioni non solamente sportive, pensiamo alla gestione degli ambienti digitali che influenzano il modo in cui i ragazzi si rapportato tra di loro».
I cambiamenti che si osservano nel mondo dello sport sono gli stessi che si osservano anche in atri contesti. «Il genitore che ha alte aspettative verso il figlio, e urla a bordo campo, spesso è lo stesso che si lamenta con gli insegnanti a scuola», dice Munarini. Ormai in ogni campetto si trova un decalogo per spiegare a padri e madri alcune regole basilari da rispettare.
Per fortuna non mancano i casi che dimostrano che l’educazione dà risultati. «Le campagne contro il razzismo hanno prodotto effetti positivi», dice il presidente. «Ma non bisogna fermarsi alle iniziative di sensibilizzazione - avverte Adani -. Vanno bene ma bisogna andare oltre: la formazione si fa prima di tutto incontrando le persone».
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