«Alla Grissin Bon è mancata cattiveria»
Leo Candi si confessa: «Siamo amareggiati per non aver raggiunto i playoff, ma io sono contento della mia stagione»
REGGIO EMILIA. «L’umore non è il massimo, dopo l’amarezza, ma vogliamo finire bene. Io? Sono contento di questo anno, sono cresciuto tanto e voglio ancora crescere».
Il regista biancorosso Leonardo Candi non nasconde l’inevitabile clima di amarezza che vive il gruppo Grissin Bon dopo l’uscita anticipata dalla corsa ai playoff, ma cerca di pensare positivo guardando in avanti, a crescere e fare esperienza delle difficoltà.
Che aria tira in squadra?
«Chiaramente, l’umore non è il massimo, c’è delusione e c’ amarezza dopo il risultato maturato a Desio contro la Red October Cantù. Però dobbiamo andare avanti e finire la stagione nel migliore dei modi».
Visti gli incastri delle altre gare, anche una vittoria avrebbe probabilmente cambiato poco. O questo conta poco?
«Tutti risultati erano stati sfavorevoli, è vero, ma abbiamo anche la consapevolezza che vincendo si poteva ancora fare».
E poi?
«Non siamo stati bravi a portare a casa il risultato di Cantù, e ora addio ai playoff».
Per lei è una novità, visto che con la Fortitudo li ha sempre giocati. Sensazioni?
«In effetti è il primo anno che mi capita di finire a inizio maggio, nelle stagioni scorse sono sempre andato avanti nella post-season a lungo».
Sarà dura guardare gli altri lottare in campo?
«Sarà un periodo in cui poter lavorare tanto su me stesso in vista dell’anno prossimo, un periodo da sfruttare per crescere e trovare ancora un po’ di fiducia in me stesso per nuova stagione».
Ora però si pensa a cosa è rimasto. Cosa non ha girato in questo ultimo periodo?
«È probabilmente mancata un po’ di cattiveria nelle partite che abbiamo lasciato lì, penso alle gare con Brescia, Venezia e Cantù. Erano match che potevamo benissimo vincere e che alla fine abbiamo lasciato».
Difficile da digerire?
«Rimane un po’ di amarezza, per non essere riusciti a raggiungere i playoff, servirà per il prossimo anno e per la mia carriera».
Già, è contento di come è andata la prima stagione fuori casa?
«Sì, ho imparato tanto, sono cresciuto tanto, è stato un anno positivo che mi servirà tanto».
Migliorato come?
«Da tanti punti di vista. Il doppio impegno campionato-coppa mi ha aiutato tanto a crescere, l’Eurocup è un livello altissimo, contro rivali sempre più forti sei obbligato ad alzare l’asticella e a darti una mossa, se vuoi giocare».
E cosa deve rifinire?
«Devo migliorare qualcosa sull’aspetto offensivo, ci ho già lavorato e ci lavorerò, ho fatto passi avanti e ho voglia di raggiungere obiettivi sempre più grandi».
Ha parlato del doppio impegno. Utile, affascinante, ma anche debilitante. Lo ha pagato?
«Onestamente, nell’ultimo mese ho sentito fisicamente lo sforzo. Io non ero abituato a questo tipo di sforzo fisico e mentale, quando giochi ogni pochi giorni diventa faticoso reggere il tutto e io non ero minimamente abituato, mi è servito per crescere».
Il suo stile di gioco, poi, è dispendioso.
«Io sono un giocatore che in campo dà tutto e alla lunga l’ho pagato».
Che lezione ha tratto?
«Queste cose si imparano con l’esperienza e credo di aver imparato. Se facciamo la coppa anche l’anno prossimo, e spero proprio di sì, sarò preparato per gestirmi, per sapere come sfruttare i giorni di riposo».
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