Quattro anni splendidi lacrime e applausi per il grande Amedeo
REGGIO EMILIA. Un lunghissimo brivido di emozioni, lacrime sincere, di ragazzi che diventano grandi e partono verso il grande mare. C’è una sola immagine che racconta la bellissima serata trascorsa...
REGGIO EMILIA. Un lunghissimo brivido di emozioni, lacrime sincere, di ragazzi che diventano grandi e partono verso il grande mare. C’è una sola immagine che racconta la bellissima serata trascorsa in via Guasco, e sono gli occhi rossi che sbucano dai ricci di Amedeo Della Valle, seduto in panchina con i lucciconi, la bocca a mordere nervosa la maglietta.
L’avvio più toccante per un giorno di addii, di sorrisi cattivi per un derby combattuto con enorme orgoglio e di sorrisi dolci per gli amici che si congedano. È la fine di un’era, e questa volta per davvero. La Grissin Bon saluta il proprio pubblico e si affaccia ad un panorama nuovo, dove non ci saranno più i volti di Alessandro Dalla Salda e di Amedeo Della Valle a stagliarsi. Quel beffardo giocatore chiamato destino ha voluto che l’ultimo atto arrivasse contro la Virtus, un carico impressionante di incroci. C’era il derby, decisivo per Bologna, probabilissima nuova casa dell’amministratore delegato Dalla Salda. C’era il ritorno a Reggio di Aradori e Gentile, con Della Valle simboli del precedente “progetto italiano” biancorosso. E poi c’era lui, Amedeo, uno dei giocatori italiani più talentuosi mai passati per Reggio. Dopo un’annata stellare ha scelto il grande salto, l’Eurolega con Milano; un passo legittimo per un atleta che sino all’ultimo ha lottato, ha messo grinta, ha stretto i denti per giocare zoppo. Ed è stato ripagato. Alla presentazione delle squadre la curva degli Arsan l’ha omaggiato a dovere, due grandi striscioni densi di stima e di affetto, uniti ad uno bianco con la scritta “Grazie Dalla”, giusto tributo al dirigente di tante grandi stagioni. Tutto il lato di via Guasco è diventato un muro bianco e rosso pronto ad applaudire, ed era difficile – con l’emozione mischiata alla tensione del derby – non reagire. Della Valle non si è nascosto, e non ha celato nulla. Un giro sotto alla tribunetta per stringere mani e poi la corsa sulla panchina per cercare un rifugio solitario. O quasi. Lì ha lasciato che le lacrime avessero la meglio, la testa bassa e gli occhi rossi, mentre un intero palazzo si inchinava a lui. D’altronde, quattro anni sono tanti, quattro anni intensissimi e bellissimi come questi ancora di più. Amedeo è arrivato a Reggio come giovane promessa, se ne va da stella di Eurocup. In mezzo due finali scudetto, le corse in Eurocup e tanti successi. Anche i momenti cupi, le tensioni, le rabbie a quel punto sfumano, trascinate a terra dalle lacrime. A fine gara, l’ultimo giro di valzer, per lui e per Dalla Salda, con uno strano magone dolce-amaro che risaliva in gola. E nel mezzo, va detto, uno spettacolo notevolissimo. Sul campo e sugli spalti. Un derby così bello non si vedeva da un pezzo, con un pienone raro, il pubblico di casa pronto a “guerreggiare” con la Virtus e ad applaudire quelli destinati a diventare gli eroi di ieri. I 500 bolognesi hanno dato una mano in questo senso, con i loro cori e i loro sfottò nessun reggiano poteva esimersi dallo scaldarsi e dal partecipare. Le squadre hanno lottato, per la gloria e per la concretezza dei playoff, per la soddisfazione da donare ai loro sostenitori e perché alla fine, in questo bel gioco, vincere è sempre più divertente.
A Reggio ci eravamo abituati bene, chiudere la stagione a inizio maggio non è simpatico. Ma ci sono anche modi più brutti di questo per chiudere e fare le valigie. La prossima annata per ora è lontana, di certezze ce ne sono poco, ma almeno ci si potrà addormentare con un bel sorriso dal sapore di basket. E grazie a tutti.
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